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Il Presidente è fuggito: l’Afghanistan è diventato ufficialmente un emirato islamico

L'immagine del Palazzo presidenziale, abbandonato da Ashraf Ghani, rimarrà nella storia di un Paese tornato nella morsa dell'oscurantismo

Scene di vita quotidiana in Afghanistan - Twitter

Kabul è in mano ai talebani e l’intero Afghanistan è diventato un emirato islamico. L’immagine del Palazzo presidenziale, abbandonato dal presidente Ashraf Ghani, con la bandiera che sventola rimarrà nella storia di un Paese tornato dopo 20 anni nella morsa dell’oscurantismo. Un potere riconquistato in poco tempo, in meno di un mese, periodo in cui gli studenti coranici hanno portato avanti un’avanzata città per città, a cui non è stata opposta grande resistenza.

“Hanno vinto, ora i talebani tutelino gli afghani”. L’ex presidente dell’Afghanistan spiega in un messaggio su Facebook di essere fuggito “per evitare un massacro” a cominciare dalla capitale Kabul. Ghani, sua moglie, il capo dello staff e il consigliere per la sicurezza nazionale sono arrivati a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan. Sul palazzo presidenziale sventola la bandiera talebana, bianca con la shahada, la scritta in arabo della testimonianza su Dio: “Testimonio che non c’è nessun dio, al di fuori di Dio e testimonio che Maometto è il profeta di Dio”. L’Afghanistan tornerà al nome precedente all’arrivo degli americani nel 2001: Emirato Islamico dell’Afghanistan e a guidare la prima fase sarà il Mullah Abdul Ghani Baradar.

La fuga di Ghani ha accelerato la caduta di Kabul. Nella capitale si è innescato il caos. In diverse zone sono stati sentiti spari, in periferia si registrano più di 40 feriti negli scontri. La strada per l’aeroporto si è rapidamente bloccata visto che la struttura è il solo modo per lasciare il Paese. Chiuse le ambasciate ed evacuati i diplomatici di parecchi Paesi, Usa e Gran Bretagna in testa.

Il rientro degli italiani

Evacuata anche l’ambasciata italiana. L’annuncio della partenza di un volo militare con i borso i nostri connazionali lo ha dato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. L’arrivo dell’aereo è atteso per stamattina. “È una situazione tragica ed è nostro preciso dovere tenere la linea della collaborazione con il popolo afghano per aiutare a tutelare i loro diritti facendo quello che poi l’Italia sa fare meglio, cooperazione allo sviluppo con progetti che aiutino la società civile” ha dichiarato il ministro.

I talebani assicurano: transazione pacifica

I talebani sono entrati a Kabul e l’hanno “circondata”. Hanno preso il controllo dell’Universita’ nella parte occidentale della citta’, ma assicurano che non useranno la forza, non arriveranno nel centro della capitale e che stanno negoziando nel palazzo presidenziale una “transizione pacifica del potere”. Abdul Ghani Baradar formera’ un governo che dovrebbe comprendere anche ‘non talebani’ dando vita a un esecutivo islamico “inclusivo” come ha fatto sapere un portavoce.

Appello di 60 Paesi: aiutare a lasciare il Paese

Al momento però la parola d’ordine sembra essere una sola: evacuare il Paese. Tutti i cittadini afghani e internazionali attualmente in Afghanistan devono essere aiutati a lasciare il Paese in sicurezza e gli aeroporti devono rimanere aperti: detta l’appello sottoscritto da oltre 60 Paesi tra i quali, Usa, Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea, Qatar, Gran Bretagna. In un comunicato congiunto i governi richiamano alla responsabilità “tutti coloro che sono in posizione di potere e autorità affinché vengano protette le vite umane e le proprietà e per il ripristino immediate della sicurezza e dell’ordine civile”. Nel comunicato si aggiunge che “gli afghani hanno il diritto di vivere in sicurezza e dignità e la comunità interazionale deve essere pronta ad assisterli”.

Gli Usa assicureranno la sicurezza dell’aeroporto

Saranno gli Usa a garantire il traffico aereo all’aeroporto di Kabul per facilitare le evacuazioni. Con la promessa anche di accelerare la partenza di migliaia di afgani che hanno aiutato le truppe durante la guerra. In una dichiarazione congiunta, il Pentagono e il Dipartimento di Stato hanno indicato che stanno adottando una serie di misure per garantire la sicurezza dello scalo afghano al fine di “consentire l’uscita sicura del personale statunitense e dei loro alleati dall’Afghanistan, in ambito civile e militare aereo”.

“Nelle prossime 48 ore, avremo ampliato la nostra presenza di sicurezza a quasi 6.000 soldati, con una missione focalizzata esclusivamente sulla facilitazione di questi sforzi, e ci occuperemo del controllo del traffico aereo” all’aeroporto, afferma la nota. (Agi)

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