Cerca

Primo PianoPrimo Piano

Commenti: Vai ai commenti

Il grazie all’Italia del mio amico afghano Shafiq, finalmente in salvo con moglie e figli

Era rimasto bloccato all'aeroporto di Kabul per giorni, con tutta la famiglia, poi i militari italiani li hanno imbarcati in un areo per Roma...

Immagine straziante di afgani in fuga da Kabul (youTube)

E’ arrivata la telefonata che aspettavo da due giorni: ”Ciao Tiziana, sono in Italia, a Roma, io con la mia famiglia, tutti insieme, salvi. Grazie!”

Era da ieri che continuavo a controllare il cellulare per vedere se arrivavano notizie di Shafiq dall’aeroporto di Kabul, dove attendeva di imbarcarsi dopo essere riuscito a superare indenne i checkpoint dei talebani e la calca di disperati in cerca di salvezza che preme ai gate delle truppe internazionali.

Proprio ieri mattina mi aveva mandato un messaggio nel quale mi esprimeva tutta la sua angoscia per la paura di non riuscire a imbarcarsi. Le avevo risposto di essere paziente. Ma la pazienza è qualcosa difficile da coltivare in quelle condizioni disperate e quando hai 5 bambini che da notti non dormono buttati per terra senza tutte le cose a cui erano abituati nella loro casa.

Oggi pomeriggio finalmente la voce di Shafiq era diversa,  la voce di un uomo felice che aveva  ritrovato quell’allegria che ricordavo quando la  mattina arrivava in albergo a Kabul ad aspettare il mio collega Pino Scaccia con il quale ha lavorato per una decina di anni e mi salutava con un gran sorriso e una battuta.  Shafiq, con i suoi cinque bambini, la moglie e la sorella sono in salvo nel nostro paese, grazie al ponte aereo che i nostri militari italiani stanno facendo per portare lontano dall’inferno dei talebani  gli afghani che hanno collaborato con gli occidentali, con le organizzazioni umanitarie, con  i soldati internazionali, con i giornalisti.

Da tempo Shafiq mi raccontava di ricevere minacce, ma la situazione è precipitata quando i talebani hanno preso il potere la scorsa settimana. E’ iniziata la ricerca casa per casa, nonostante le rassicurazioni iniziali  degli studenti coranici e il volto moderato che mostravano alla stampa.

Shafiq mi ha mandato una richiesta di aiuto alla quale non potevo restare insensibile. Pino Scaccia non c’è più per dargli una mano, ma man mano che la sua famiglia cresceva le foto dei suoi figli le avevo ricevute anch’io in questi anni, insieme agli auguri di Natale. Non so ancora in quale programma di assistenza per i rifugiato afghani  Shafiq verrà inserito, ma almeno per lui e la sua famiglia inizia una nuova vita con un futuro per i suoi tre figli maschi e le due figlie femmine.

Non sarà facile, ma gli afghani sono persone tenaci che non si scoraggiano facilmente. E’ la loro storia che ce lo dimostra. Ancora in tanti stanno cercando una via di salvezza in quel girone di disperazione e morte che è diventato l’aeroporto di Kabul. Ci sono stati altri morti anche oggi, persino una bambina di due anni schiacciata dalla folla. Non so per quanto tempo ancora i soldati riusciranno a reggere la pressione della gente disperata e sino a quando i talebani permetteranno agli afghani di lasciare il paese. Sono ore delicate, si tratta sulla formazione del nuovo governo e arrivano video e foto  che sembrano uscire da una storia di fantapolitica.

L’ex presidente Karzai e l’ex vice primo ministro Abdullah Abdullah , siedono al tavolo con i talebani, tra i quali ci sono anche i leader della rete terroristica Haqqani, responsabile dei più  sanguinosi attentati in Afghanistan. Per esempio, sulla  testa di Sirajuddin Haqqani, fratello di Anas che è membro della  delegazione talebana  che conduce le trattative,  pende una taglia degli americani di 10 milioni di dollari. Che governo mostreranno per rassicurare la comunità internazionale?

I talebani non vogliono più restare isolati dal mondo, si sono fatti più scaltri rispetto al passato, ma i loro amici sono sempre gli stessi e in testa c’è sempre Al Qaida. Lo sapremo molto presto. Intanto Benvenuto in Italia Shafiq!

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter