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Il Travel Ban di Biden irrita le nazioni dell’Ue: si chiede l’apertura agli europei

Il vicepresidente della Commissione europea annulla il suo viaggio in USA e l'Ambasciata d'Italia a Washington in un tweet mostra l'impazienza italiana

Aeroporto americano (da pxhere)

Con il calare dell’estate e l’ascesa dell’autunno, sta calando anche la luna di miele tra Stati Uniti ed Unione Europea. Arrivato a giugno a Bruxelles, Joe Biden era stato acclamato come un amico perduto da tempo, felicemente ritrovato dopo il soggiorno nel deserto di Donald Trump. “L’America è tornata“, trionfava il nuovo inquilino della Casa Bianca. “È un’ottima notizia per la nostra alleanza – esultava vittorioso Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, – è anche una grande notizia per il mondo“. Aveva promesso un rapporto meno focoso con i tradizionali alleati occidentali e con inni a valori condivisi, sembrava scuotere i colleghi europei verso una azione collettiva sui grandi dossier del momento. Ma le fonti di attrito restano. E a spazientire i rappresentanti dei paesi europei e soprattutto i cittadini del Vecchio Continente è il Travel Ban, che da quasi due anni nega l’ingresso negli USA agli europei.

Introdotto per la prima volta nel marzo 2020 dall’allora presidente Trump in risposta allo scoppio dell’epidemia Covid-19, Biden non si è ancora deciso ad allentarne le misure. L’amministrazione USA “sta ancora lavorando ad una nuova policy di viaggio per rimuovere le restrizioni” ha assicurato la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, durante la conferenza stampa del 2 settembre. Le nuove regole, ha precisato, riguarderanno però solo i cittadini completamente vaccinati. Ad ogni modo, le restrizioni di viaggio sull’Ue rimarranno invariate fino a nuovo avviso.

Le cancellerie occidentali hanno già espresso apertamente il loro disaccordo. Una situazione di stallo che inciderebbe fortemente anche sulle relazioni transatlantiche, tanto da portare il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, a cancellare il suo viaggio negli Stati Uniti: “Non trovo giusta la mancanza di reciprocità sulle regole di viaggio. Né ha senso: l’Europa è il continente più vaccinato al mondo“.

La Casa Bianca continua a fornire pochi dettagli in merito all’estensione del divieto di viaggio. E le motivazioni diventano sempre più difficili da difendere dal momento che, ormai, il tasso di vaccinazione dell’Ue ha superato addirittura quello americano. Lo conferma con un tweet scritto in inglese anche l’ambasciata d’Italia negli Stati Uniti: “Oltre il 70% degli italiani è completamente vaccinato contro il Covid-19. Migliaia di italiani che vivono negli USA sono ansiosi di viaggiare in Italia e tornare. Così come tanti italiani aspettano di poter viaggiare negli Stati Uniti per affari e ricongiungimento familiare. Ci auguriamo che il viaggio transatlantico sicuro in entrambe le direzioni venga presto ristabilito”.

Più incisivo il messaggio di Stavros Lambrinidis, ambasciatore dell’UE negli Stati Uniti: “Il divieto di viaggio danneggia gravemente i legami economici e umani vitali, nel momento in cui sono più necessari“. Un pensiero condiviso anche da Philippe Etienne, suo omologo francese a Washington.

A giugno l’amministrazione Biden aveva annunciato che un gruppo di esperti stava lavorando per finalizzare l’accordo per la revoca delle restrizioni per i viaggiatori provenienti dagli Stati membri europei, Canada, Regno Unito e Messico. Circa un mese dopo, durante l’incontro con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, Biden aveva assicurato che gli Stati Uniti avrebbero presto posto fine al divieto di viaggio, ma dopo quasi due mesi, ancora nulla è successo. Nemmeno sono state ascoltate le richieste della Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, che aveva sottolineato in più occasioni la necessità urgente di ristabilire la reciprocità.

Restrizioni ai Viaggi – Foto di Geralt

Intanto, lunedì 30 agosto, l’Unione europea ha rimosso gli Stati Uniti dalla “safe list”. Una reazione al peggioramento della situazione negli USA, sede ancora una volta di un aumento delle infezioni e di un tasso di vaccinazione basso contro il coronavirus. Sono finiti nella “black list” anche Israele, Kosovo, Libano, Montenegro e Macedonia del Nord.

La mossa funge da guida per i 27 Stati membri. Ciò significa, che i singoli Stati potranno scegliere di mantenere il regime attuale senza restrizioni per chi è completamente vaccinato e viaggia dagli USA e dagli altri Paesi tolti dall’elenco.

L’Italia però ha scelto di seguire le raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea e ha imposto regole rigorose per i viaggiatori statunitensi, che dovranno fornire un tampone PCR o dell’antigene effettuato entro 72 ore prima della partenza e completare il modulo di localizzatore digitale, indipendentemente dal loro stato di vaccinazione. Inoltre, i viaggiatori non vaccinati devono essere sottoposti a un obbligo di quarantena per cinque giorni all’arrivo ed eseguire un altro tampone entro la fine del periodo di autoisolamento. Soltanto i bambini di età inferiore ai sei anni sono esentati dall’obbligo del tampone.

E mentre le autorità italiane stanno imponendo misure più stringenti per i viaggiatori internazionali, il Paese ha obbligato dal 1° settembre gli italiani stessi a fornire il Green Pass in fase di imbarco su aerei, traghetti e bus. In Italia, la campagna vaccinale corre e come ha annunciato il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, si andrà verso l’obbligo di vaccinazione e la terza dose.

 

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