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Travel Ban rimosso in segno di amicizia? La strada per riconquistare l’Ue è ancora lunga

Da novembre gli USA aprono le frontiere agli europei, ma rimangono ancora perplessità su vaccini ammessi, data precisa e tempismo della decisione

Aerei all'aeroporto di JFK, New York (Foto di Terry W. Sanders)

Dopo lunghe attese, finalmente da novembre gli USA riapriranno le loro frontiere (aeree) agli europei, nonché a cinesi, iraniani, brasiliani, indiani e sudafricani. L’ingresso è ammesso solo per i pienamente vaccinati in possesso di un tampone negativo, senza una quarantena obbligatoria. Una data precisa della riapertura non è ancora stata fornita.

Il CDC ha chiarito uno dei dubbi più complessi: quali vaccini saranno accettati? Negli USA la FDA ha approvato l’uso solo di Pfizer, Moderna e Johnosn&Johnson, ma il CDC ha spiegato che accetterà anche i vaccini che la Organizzazione Mondiale della Sanità include nella lista degli idonei all’uso emergenziale, che comprende AstraZeneca, con cui moltissimi europei sono stati inoculati. Probabilmente anche gli USA come molti altri paesi istituiranno eccezioni per i bambini sotto l’età vaccinabile, sebbene non sia ancora stato specificato.

Rimane qualche perplessità rispetto al tempismo della decisione: non è cambiato molto, dal punto di vista sanitario, tra oggi e gli scorsi mesi, quantomeno per quello che riguarda l’Unione Europea. Insomma, chi ha dovuto cancellare le ferie negli Stati Uniti questa estate pur essendo vaccinato si starà chiedendo perché invece da novembre potrà andare senza particolari ostacoli. Paradossalmente, come nota The Atlantic, questa decisione dà adito all’idea che le decisioni abbiano ben poco di scientifico e molto di politico.

Permettere l’accesso senza richiedere un Visto vero e proprio, infatti, è uno dei maggiori segni di amicizia e cooperazione che due paesi possono vicendevolmente riconoscersi, e negarlo è un importante messaggio politico.

Una ragazza in partenza all’aeroporto (pixabay)

È singolare che l’annuncio della riapertura dei confini arrivi in concomitanza con il grande screzio che si sta consumando tra gli States e la Francia a causa dell’alleanza AUKUS riguardante sottomarini nucleari forniti all’Australia, ed in un contesto di rapporti deteriorati tra USA e UE, mai realmente ripresisi dopo il quadriennio di Trump. L’eliminazione delle restrizioni sui viaggi sembrerebbe, quindi, un tentativo di fare ammenda alla storica alleata, l’UE, più che una ragionata e incontestabile decisione scientifica.

La Casa Bianca ha immediatamente negato queste illazioni, sostenendo che la decisione sia basata “sulla scienza”, nonostante sia difficile da sostenere: da mesi l’Unione Europea ha livelli di vaccinazione più alti degli USA, minori casi di contagio, e un sistema digitale di verifica della vaccinazione più che efficiente e rodato.

E fino a novembre, un europeo poteva entrare negli USA solo trascorrendo prima due settimane in un terzo paese, come paradossalmente potrebbe essere la Malesia, esclusa dal travel ban pur avendo condizioni sanitarie molto più critiche di Italia o Germania, per poi partire alla volta degli USA dove sarebbe stato ammesso con o senza vaccino. Difficile sostenerne la logica scientifica.

Tuttavia, l’Unione Europea non sembra aver accettato le “scuse” dell’amministrazione Biden. La relazione è fondamentalmente “rotta” secondo i leader dei 27, e ci sono molte questioni da affrontare prima di potersi dire davvero tornati in armonia. Certamente, però, ridare ai cittadini del Vecchio Continente il diritto di accedere agli USA è un passo nella giusta direzione.

 

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