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Il braccio di ferro continua al Congresso tra i democratici; Biden rischia tutto

L'ala sinistra del partito non molla la presa e "allaccia" il piano per il welfare e il clima a quello per le infrastrutture. Il presidente e Pelosi mediano

Neanche la visita del presidente Joe Biden al Congresso è riuscita a mettere d’accordo i democratici. Il braccio di ferro continua per il voto alla Camera sul maxipiano per le infrastrutture, una delle priorità fondamentali dell’agenda economica del presidente. Ma il piano per ora non passa. Non è che sia bloccato dall’opposizione, sono i dem progressisti che lo hanno preso in ostaggio “allacciandoci” anche il piano per il welfare e il clima, un piano da 3 mila e 500 miliardi di dollari, minacciando che se non passa prima quello dei provvedimenti sociali e dell’ambiente loro non voteranno quello sulle infrastrutture. In questo modo l’ala progressista ha rinviato il voto fintanto che non verrà finanziato il piano che propone di espandere Medicare, combattere i cambiamenti climatici e potenziare i programmi federali di sicurezza sociale, il tutto finanziato attraverso aumenti delle tasse per la fascia più ricca di americani e sugli utili delle società.

Un clima infuocato all’interno dello stesso partito del presidente che per sottolineare l’importanza del passaggio della legge si è incontrato con i leader dei centristi e progressisti. “Riusciremo a farcela” ha detto Biden lasciando il Campidoglio. E le consultazioni tra i due schieramenti continuano.

Inutili finora gli appelli e gli ultimatum di Nancy Pelosi. Da ieri notte circola la voce di una controproposta da 2100 miliardi in risposta a quella da 3500 miliardi che i progressisti chiedono a gran voce. E la visita di Biden sarebbe proprio per cercare di mettere tutti d’accordo.

Con i repubblicani che si oppongono all’American Family Plan perchè verrebbe finanziato con l’aumento delle tasse, difendendo gli sgravi fiscali concessi dall’ex presidente Donald Trump alle persone più facoltose degli Stati Uniti, Biden sta cercando in tutti i modi di stringere un accordo con i membri del suo partito per questa trasformazione legislativa epocale. Da vedere a questo punto se anche i due senatori democratici conservatori, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, appoggeranno alla Camera Alta il piano dei progressisti dopo che nei giorni scorsi hanno ripetutamente respinto sia l’unione dei due piani che l’enorme investimento che i progressisti chiedono per il miglioramento del sistema scolastico, medico, asilo nido e per la lotta all’inquinamento. Dopo lunghe trattative i due senatori hanno posto come tetto massimo per le richieste dei progressisti mille e 500 miliardi di dollari, tagliando 2 mila miliardi dalle loro richieste. Oggi Kirsten Sinema ha lasciato Washington ed è volata in Arizona, il suo stato, per pacificare i suoi elettori che l’hanno contestata. Anche Joe Manchin, è stato criticato dai suoi elettori in West Virginia che hanno inscenato una protesta mentre lui era a bordo del suo mega yacht.

Ma non sono solo le richieste di Manchin per un ridimensionamento generale delle proposte di Biden, ma le condizioni che il senatore ha voluto porre su nuovi piani di spesa che fanno infuriare i suoi colleghi più liberali dopo che nei giorni scorsi ha inviato una dichiarazione infuocata, denunciando la massiccia spesa come “follia finanziaria”.

Sinema invece non ha mai rivelato pubblicamente le sue opinioni sulla dimensione dell’American Family Plan che desidera. Ha semplicemente ripetuto che è troppo costoso.

Una situazione fluida dopo che è stata evitata per un soffio la chiusura delle attività federali, lo shutdown, rimandando al 3 dicembre la soluzione del  problema definito dal segretario al Tesoro Janet Yellen di portata “catastrofica”  se non dovesse essere risolto sia per l’economia americana che per quella mondiale. Un rinvio che almeno ha allentato un po’ la tensione al Congresso. Da vedere se da qui al 3 dicembre democratici e repubblicani troveranno un accordo per alzare il tetto del debito federale che se non sarà innalzato renderà insolventi gli Stati Uniti verso i creditori esteri che comprano debito americano e, soprattutto, manderà a rotoli i piani pandemici di Biden. La questione del tetto del debito quindi resta irrisolta, con i Repubblicani che si rifiutano di firmare per aumentare il limite di prestito e i Democratici che insistono sul fatto che non hanno abbastanza tempo per approvare la misura senza il sostegno dell’opposizione.

Il tetto per l’indebitamento consente al Governo di accumulare debiti per pagare i suoi conti fino a un certo limite, che puntualmente viene superato. Per evitare l’inadempienza le Camere devono approvare o una sospensione o un aumento di tale soglia, consentendo così i pagamenti governativi.

La posta politica in gioco è altissima – scrive il Washington Post – difficilmente potrebbe essere maggiore. Biden e il suo partito, con una risicata maggioranza al Congresso, stanno perseguendo una gigantesca svolta legislativa, promettendo una radicale riscrittura dei piani fiscali e di spesa del paese.

“Abbiamo combattuto per una legislazione trasformativa. Queste discussioni sono andate avanti mese dopo mese dopo mese”, ha affermato il senatore Bernie Sanders, presidente della commissione Bilancio e uno dei principali legislatori progressisti. “Questa non è una partita di baseball. Questa è la legge più importante degli ultimi 70 anni”.

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