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Riapre la Corte Suprema voluta da Trump e sull’aborto gli USA tremano

Pro Life e Pro Choice si scontreranno lunedì 1° dicembre alla Corte Suprema con un caso che potrebbe portare a un capovolgimento sulla legalità dell’aborto

The Roberts Court, April 23, 2021 Seated from left to right: Justices Samuel A. Alito, Jr. and Clarence Thomas, Chief Justice John G. Roberts, Jr., and Justices Stephen G. Breyer and Sonia Sotomayor Standing from left to right: Justices Brett M. Kavanaugh, Elena Kagan, Neil M. Gorsuch, and Amy Coney Barrett. Photograph by Fred Schilling, Collection of the Supreme Court of the United States

La Corte Suprema federale dopo più di un anno riprende i lavori “in persona”. Tutti presenti meno il giudice Brett Kavanaugh, colpito dal covid, che ha seguito l’udienza in remoto.

Riunione breve, tanto per riconfermare che gli abitanti di Washington DC continueranno ad essere gli unici americani che, anche se pagano le tasse federali, non avranno un loro congressman al Campidoglio. Una udienza di pochi minuti per un garbuglio politico dei padri fondatori che chiesero l’Indipendenza proprio perché pagavano le tasse al Regno Unito senza essere rappresentati a Westminster, ma negarono lo stesso diritto ai loro concittadini nel Distretto di Columbia.

La Corte Suprema con la bandiera a mezzasta per la morte del giudice Ruth Bader Ginsburg (Immagine da youtube)

Questa corte Suprema composta da 6 magistrati conservatori e tre progressisti è il fiore all’occhiello di Mitch McConnell, il leader repubblicano del Senato che durante la presidenza Obama è riuscito a bloccare la nomina di Merrick Garland, attuale Attorney General, scelto dall’allora presidente democratico dopo la scomparsa del giudice Antonin Scalia. In quel tempo i repubblicani avevano la maggioranza al Senato e McConnell disse che la nomina di un magistrato della Corte Suprema Federale a pochi mesi (otto) dalle elezioni presidenziali era una scelta che avrebbe potuto avere riflessi anche dopo la fine del mandato di Obama e pertanto non mise in agenda al Senato il voto per la nomina di Garland. In questo modo diede la possibilità al presidente eletto Donald Trump di nominare nel 2017 Neil Gorsuch. Un’altra nomina durante l’amministrazione Trump poi fu quella del conservatore Brett Kavanaugh in sostituzione dell’85enne Anthony Kennedy, centrista nominato da Ronald Reagan. Poi, dopo la scomparsa del giudice progressista Ruth Bader Ginsburg, a sei settimane dalle elezioni presidenziali, Mitch McConnell con molta ipocrisia pose immediatamente in agenda il voto per la superconservatrice Amy Coney Barrett e così grazie ai machiavellismi del leader repubblicano il maggiore organo giudiziario degli Stati Uniti, dopo più di 50 anni, è saldamente in mano ai conservatori. E saranno loro che dovranno decidere su aborto, immigrazione, legge sulle armi, e scottanti argomenti sociali come poi i benefici per le scuole private religiose e l’assistenza sanitaria.  Tutti gli argomenti che la società a gran voce chiede che vengano risolti e che al Congresso i parlamentari non hanno il coraggio e la forza di affrontare come è successo con la segregazione razziale, i matrimoni tra persone dello stesso sesso, la restrizione nell’acquisto delle armi.

Un gruppo di manifestanti alla Women’s March del 2 ottobre a New York protestano contro la nuova legge contro l’aborto in Texas. (Foto/Emma Pistarino)

Sono 50 anni che l’interruzione della maternità negli Stati Uniti è regolato da una sentenza della Corte Suprema del 1972. Da allora nessuna amministrazione, nessun parlamentare, ne democratico, né repubblicano, ha proposto una legge federale per l’aborto. Di conseguenza ogni Stato dell’Unione fa cambiamenti, pone restrizioni, criminalizza i medici e le cliniche dove si interrompe la maternità. Interpreta, come ha fatto il Texas, quando il feto diventa una persona giuridica. Pro Life e Pro Choice si scontreranno nuovamente lunedì 1° dicembre alla Corte Suprema dove verranno presentate le argomentazioni di un caso che potrebbe portare a un capovolgimento della sentenza Roe v. Wade, che ha legalizzato l’aborto.

Negli USA proteste contro la legge che vieta l’aborto (wikimedia, Lorie Shaull)

Il caso, Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, implica una sfida alla legge del Mississippi, che limita l’aborto dopo 15 settimane di gravidanza. La legge, promulgata nel 2018, è stata bloccata dalla Corte Distrettuale Federale, e poi accolta dalla Corte d’Appello del Quinto Circuito. L’Alta Corte dovrà prendere in considerazione se tutte le restrizioni all’aborto prima della possibilità di vita al di fuori dell’utero materno siano incostituzionali. La sentenza Roe v. Wade ha permesso l’aborto prima che il feto abbia questa possibilità, a 24 settimane di gestazione.

Da quel momento ogni donna americana ha avuto la facoltà di scegliere della propria vita e di quella di suo figlio, senza doversi appellare a pratiche illegali e rischiose per la propria salute. Nonostante questo, la scelta di abortire resta una decisione emotivamente complessa e personale dato che le gravidanze possono essere indesiderate per motivazioni soggettive. I sostenitori pro-vita hanno perorato la causa fin dal 1973.

“La scienza rivela l’innegabile umanità del bambino non nato. A 15 settimane, il cuore di un bambino non nato ha battuto quasi 16 milioni di volte. Conosce già la preferenza per la mano destra o quella sinistra, risponde al gusto e può provare dolore. I bambini e le loro madri meritano di essere protetti dalla legge”, afferma Marjorie Dannenfelser portavoce del movimento antiabortista Susan B Anthony List.  Gli attivisti contrari all’aborto e gli esperti legali sostengono che bisogna anche ricordare che i tribunali hanno già stabilito che certe restrizioni all’aborto sono in linea con la Costituzione. E così il Texas è stato il primo Stato americano ad avere una legge che tutela il nascituro fin da quando si rintraccia il suo battito cardiaco, ma nel confinante stato del New Mexico una donna può interrompere la maternità fino alla 32ma settimana.

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