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Frances Haugen al Senato USA: “Facebook semina divisioni e indebolisce la democrazia”

L’intero Congresso scatenato contro il cinismo della galassia Zurckerberg nei confronti di giovani e bambini, mentre la ex dipendente è già un'eroina

di Claudia Cosi

Frances Haugen, la “gola profonda” di Facebook è calma e chiara. Con le sue rivelazioni prima sul Wall Street Journal poi a “60 minutes” della CBS e durante l’audizione al Senato ha ripetuto sempre le sue accuse devastanti. “I dirigenti di Facebook sapevano che la piattaforma e Instagram ospitava dati pericolosi e non verificati, ma hanno lasciato correre perché siccome facevano traffico hanno sempre pensato più al profitto che alla salute della gente e alla protezione dei dati personali… che in questo modo venivano di fatto utilizzati per trasformare le centinaia di milioni di utenti in target… Per i consumi da un lato, ma anche a fini politici come in Etiopia…”.

La sua denuncia torna a mettere Mark Zurckerberg sulla graticola anche se “faccia d’angelo” per colpa del blocco di oltre 7 ore del funzionamento del sistema global ha perso oltre 6 miliardi di dollari col tonfo del titolo in borsa.

Senatori repubblicani e democratici questa volta, ma è l’intero Congresso in forma bipartisan che la pensa allo stesso modo e questa volta non sono più disposti ad accettare scuse e promesse che Zurckerberg ha fatto più volte.

I parlamentari sono pronti a regolamentare l’intera partita che ha dato vantaggi enormi nel corso degli ultimi anni a quello che è stato definito il “Capitalismo della sorveglianza…” e che ha portato alla tolleranza nella rete di messaggi d’odio sfociati anche nell’assalto al Congresso del 6 gennaio scorso fino a quando non è stato tolto l’account all’ex-presidente Trump che ha usato i social come una potentissima arma di propaganda per le sue bugie e false accuse.

Sono qui perché credo che i prodotti di Facebook danneggino gli adolescenti, seminino divisioni e indeboliscano la democrazia… La leadership della società sa come rendere Facebook e Instagram più sicuri, ma non vuole fare i necessari cambiamenti perché ha messo i suoi astronomici profitti davanti alla sicurezza delle persone e ha scelto di crescere ad ogni costo sacrificando la sicurezza…”.

Gli avvocati di Zurckerberg se in un primo tempo si sono limitati ad una difesa blanda della loro correttezza ribandendo che ci sono 40,000 dipendenti che lavorano per la sicurezza della piattaforma, ieri hanno tentato di criticare la competenza di Frances Haugen che è già diventata una celebrità per aver messo in pubblico le sue conoscenze mentre una senatrice l’ha già ribattezzata “l’eroina del ventunesimo secolo…”.

Sicurezza, privacy e antitrust sono i pilastri sui quali lavoreranno i senatori per preparare una sorta di legge di controllo che abbia valore non solo per gli Stati Uniti, ma che contenga anche i principi di una correttezza globale.

Mark Zurckerberg CEO di Facebook – Anthony Quintano, Flickr

In pochi giorni, dopo le clamorose rivelazioni, Facebook si è improvvisamente accorta di avere nei suoi archivi oltre 700.000 account appartenenti a minori che sono proibiti dalla legge e immediatamente li ha fatti distruggere.

L’invulnerabilità del colosso di Zurckerberg sembra adesso messa in discussione. Con Facebook anche Instagram con i suoi messaggi elaborati dagli algoritmi che quasi istigavano all’anoressia delle ragazzine sono sul banco degli imputati.

Anche le compagnie del tabacco a loro volta mentirono dicendo che le sigarette col filtro non erano nocive, ma è arrivata una legge che li ha obbligati alla trasparenza.

Il “capitalismo della sorveglianza” invece si basa sul segreto, i vostri dati vengono usati, manipolati e venduti anche senza il vostro consenso. Diventano proprietà di chi li ha immagazzinati e voi in fretta vi ritrovate i nuovi bersagli della propaganda, dei consumi, ma spesso anche della violenza e dei messaggi d’odio.

L’algoritmo non è un vostro amico. E’ il nuovo nemico 2.0. e i suoi messaggi creano dipendenza. I pompieri di Facebook sono entrati in azione, ma questa volta l’incendio potrebbe non spegnersi. La portavoce della società ha ripetuto che la whistleblower aveva solo due anni di esperienza nella compagnia e non ha mai partecipato alle decisioni di vertice. Tutto vero, “la talpa bionda” non ha vantato un ruolo che non aveva, ma ha raccolto centinaia di documenti interni per sostenere le sue tesi. E i documenti, i grafici e le relazioni degli analisti non mentono. Si tratta di vedere però al di là delle parole, se deputati e senatori che in modo bipartisan oggi sono scatenati contro i metodi e il cinismo di Facebook nei confronti dei giovani e dei bambini, arriveranno davvero a regolamentare i colossi del Web.

 

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