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L’assalto a Roma alla CGIL e l’ultimo monito: basta con i “green pass” al fascismo

Mi sono trovata per caso ieri in mezzo alla guerriglia urbana, scatenata da chi non sa cosa sia la democrazia ma si sente protetto

Scontri di ieri a Roma tra polizia e dimostrasti contro il green pass (dal profilo FB di @TizianaFerrario)

Le immagini sulla violenza nella sede della CGIL a Roma lasciano senza fiato. I bastoni usati per sfogare una rabbia senza senso contro il più grande sindacato dei lavoratori sono la dimostrazione plastica che il tempo delle ambiguità e degli occhiolini strizzati ai fascisti, diventati per l’occasione no vax e no green pass, deve finire. Quanto accaduto a Roma è molto grave e potrebbe degenerare in qualcosa di ben  peggiore se non venisse fermato in modo chiaro e senza alcun tipo di tolleranza.

Tante le dichiarazioni di solidarietà al segretario del sindacato Maurizio Landini, che ha parlato di  squadrismo fascista, perché tale è stato l’assalto alla CGIL. Mi ha colpito che la ministra dell’interno Luciana Lamorgese si sia rivolta proprio ai partiti: “Auspico che tutte le forze politiche esprimano ferma e incondizionata condanna contro inammissibili manifestazioni violente che, per la loro inquietante carica eversiva, nulla hanno a che fare con la legittima espressione del dissenso”. C’era forse il sospetto nella ministra che alcune forze politiche potessero compiacersi di tale scempio? Forse sì, se ha fatto una simile dichiarazione.

La dice lunga sull’ambiguità politica nella quale  abbiamo vissuto in questi lunghi e dolorosi mesi di pandemia. Mi sono trovata per caso ieri in mezzo ai disordini. Doveva essere un normale sabato pomeriggio di passeggio nel centro storico della capitale, con un passaggio da Zara, a due passi da palazzo Chigi, per riportare un acquisto sbagliato e mi sono ritrovata bloccata in auto nel traffico circondata dai suoni delle sirene delle ambulanze e della polizia. All’improvviso un clima da guerriglia urbana, scatenato da chi non sa cosa sia la democrazia e da troppo tempo si sente protetto da una certa ambiguità  di una certa politica.

Agenti della polizia di stato liberano la strada dalle barricate costruite dai manifestanti no Green pass con materiali da cantiere, nelle vie del centro storico della capitale, Roma, 10 ottobre 2021.
(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

E’ così che è degenerata una manifestazione di protesta autorizzata contro il green pass. Manifestare il proprio dissenso è permesso  in un paese democratico dove non è in vigore alcuna dittatura sanitaria. Non è democratico invece non volersi vaccinare in piena pandemia, come ben poco di democratico hanno le minacce ai giornalisti che stanno svolgendo il loro lavoro e  gli insulti alle forze dell’ordine  impegnate a garantire la sicurezza di quelli che non fanno parte delle frange violente.

Ho visto scuotere con violenza i blindati dei poliziotti, ho visto persone agire con il volto coperto e gli occhi iniettati di odio, ho sentito insultare gli agenti, ho sentito definire assassini  il presidente Mario Draghi e il presidente Sergio Mattarella. Le parole vanno usate con  cura.

In tarda serata ho guardato sgomenta le immagini della ferita inferta a Roma e ho provato tanta rabbia.  Non è tollerabile quanto accaduto per mano di poche centinaia di violenti che hanno monopolizzato l’attenzione di un intero paese. Non è tollerabile.

La manifestazione in solidarietà della CGIL dopo l’assalto dei manifestanti no Green pass, Roma, 10 ottobre 2021
(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

48 milioni di italiani si sono vaccinati e non lo hanno fatto a cuor leggero. Ognuno lo ha fatto pensando che fosse la scelta migliore per tornare a lavorare, a scuola, a incontrarsi con gli amici. Abbiamo tutti voglia di normalità, ma la normalità non è quello che abbiamo visto sabato a Roma. Quella è violenza che può solo degenerare in altra violenza. Non si può più stare a guardare in silenzio, non si può più accettare il linguaggio rabbioso di certa politica opportunista che alimenta solo rancore.

A Roma siamo in piena campagna elettorale per il ballottaggio. E’ stata una campagna violenta e mediocre che ha parlato poco dei guasti che sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo bisogno di competenza e di responsabilità. Non ci serve altra tensione e violenza, ne abbiamo abbastanza. Teniamone conto quando andremo a scegliere chi deve far risorgere la capitale dal decadimento in cui è precipitata.

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