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Florida, Texas, Virginia: si scatena la guerra ideologica trumpista

Mascherine e vaccini, green pass, immigrazione, aborto, istruzione scolastica, armi... Ogni questione è buona per aizzare e spingere al ritorno di Trump

Illustration by Antonella Martino, published in the satirical review, "Cassandra Ohibò"

È l’eterno scontro ideologico-culturale tra gli Stati del Sud degli Stati Uniti e quelli del Nord. Ma soprattutto sulle disposizioni del governo federale che vengono viste non come una soluzione disciplinata dell’amministrazione pubblica, ma come una ingerenza nella gestione e nella vita dei cittadini del loro Stato. La guerra al covid con maschere e vaccini, il passaporto vaccinale, la regolarizzazione dell’immigrazione, le disposizioni federali sull’aborto, l’istruzione scolastica, l’acquisto delle armi, tutte decisioni gestite dal governo federale che mal si addicono tra gli “indipendentisti” del Texas e degli altri Stati del Sud e che ben manipolate inevitabilmente diventano terreno di scontro politico.

In Florida il governatore Ron De Santis scalpita e minaccia l’arresto dei presidi e degli insegnanti che impongono in classe la mascherina anticovid per gli studenti e insegnanti. La contea di Leon è stata multata per 3 milioni e mezzo di dollari dal Dipartimento Statale della Salute perché imponeva il passaporto vaccinale a tutti i dipendenti pubblici. Il governatore De Santis, ex delfino di Donald Trump, lotta per mettersi in luce ed essere uno dei candidati repubblicani alle prossime elezioni presidenziali. Un gesto mal digerito dall’ex presidente che per ora lo ignora.

Il governatore del Texas Greg Abbott – wikimedia

In Texas il governatore Greg Abbott intimidisce con la minaccia di salate sanzioni e carcere per i dirigenti delle compagnie che impongono la vaccinazione dei dipendenti e obbligano l’uso delle mascherine. Abbott però ha sbagliato i calcoli perché alle compagnie aeree in partenza da Dallas, Houston, Austin è stato notificato dalle autorità federali che gli aerei con a bordo personale e passeggeri che non rispettavano le norme federali non sarebbero stati fatti atterrare fuori dal Texas. E ieri negli aeroporti dello Stato c’è stato il caos.

Mercoledì le compagnie aeree hanno mandato una lettera al governatore spiegandogli che sono “forzate” a seguire le direttive di Washington e che quindi piloti, assistenti di volo e passeggeri non salgono a bordo se non mostrano il passaporto vaccinale e indossano le mascherine. Ma non solo. Il Texas è lo Stato americano con le più restrittive norme per l’interruzione della maternità. Il Texas Heartbeat Act, entrato in vigore il 1 settembre, vieta la maggior parte degli aborti dopo che è stato rilevato un battito cardiaco fetale. Viene consentito inoltre ai privati ​​cittadini di denunciare alle autorità chiunque “effettui e induca un aborto” o “mette consapevolmente in atto una condotta che aiuti o favorisca l’esecuzione o l’induzione di un aborto”. Un magistrato della Corte Federale ha bloccato le misure restrittive, ma un magistrato della Corte d’Appello Federale invece le ha convalidate. Ora spetterà alla Corte Suprema Federale emettere la decisione finale.

Donald Trump (Illustrazione di Antonella Martino)

In Virginia invece lo scontro è più filosofico. In questo Stato tra meno di tre settimane si voterà per il governatore e il confronto è infuocato tra il democratico Terry McAuliffe e il repubblicano Glen Youngkin. Una elezione che viene vista come un banco di prova di questi dieci mesi dell’amministrazione Biden sia per la vicinanza di McAuliffe al presidente, sia per i temi del confronto politico. Se McAuliffe è legato a Joe Biden Youngkin è uno degli alfieri di Donald Trump. In questo modo lo scontro acquisisce un’altra dimensione.

Al centro del dibattito in Virginia ci sono le misure anti covid, vaccini e mascherine, e la loro implementazione al posto di lavoro, e l’insegnamento scolastico. Su tutto il CRT, il Critical Race Theory, una teoria sulla lettura e la reinterpretazione storica focalizzata sul razzismo endemico degli Stati Uniti insegnando sin dalle classi elementari come i bianchi siano una classe privilegiata che inconsciamente lotta per mantenere questo beneficio collegando la discriminazione razziale al sistema istituzionale e legale del paese. Una opinione maturata nel think tank dell’Harvard Kennedy School negli Anni 70 con Derrick Bell e Kimberlé Williams Crenshaw mal digerita dall’America conservatrice. Con gli anni, però la teoria CRT ha trovato più spazio ed è diventata la nuova arma di scontro nella guerra culturale tra repubblicani e democratici. Nell’ultimo dibattito televisivo un giornalista ha chiesto a McAuliffe il suo punto di vista sulla Critical Race Theory a scuola e il candidato democratico si è rifiutato di rispondere perché in Virginia CRT non è parte del curriculum scolastico.

Un Paese in fermento ancora non pienamente uscito dalla pandemia in cui direttive federali, indipendentismo, politica, elezioni, ripresa economica si intrecciano e si mischiano sotto le roventi folate di faziosità di un ex presidente che ha lasciato la Casa Bianca, ma tiene ancora saldamente in pugno i conservatori d’America.

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