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Missionari USA rapiti ad Haiti, la banda vuole 1 milione di dollari per ciascuno

Nel gruppo anche cittadini canadesi e tre bambini. La Casa Bianca rassicura sul lavoro del Dipartimento di Stato ed FBI

Un milione di dollari per ogni rapito. La banda haitiana dei “400 Mawozo” che ha rapito sabato scorso 17 persone (11 missionari statunitensi, uno canadese e 5 loro familiari), ha chiesto 17 milioni di dollari come riscatto: un milione per ciascun rapito. Lo ha affermato il ministro della Giustizia haitiano Liszt Quitel. Le persone sequestrate sono 5 uomini, sette donne e 5 bambini, fanno parte del gruppo Christian Aid Ministries che ha sede a Berlin in Ohio.

La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha dichiarato che l’FBI è attualmente coinvolto nelle indagini. “Il presidente (Joe Biden) è stato informato e riceve aggiornamenti regolari su ciò che il Dipartimento di Stato e l’FBI stanno facendo per riportare queste persone a casa in sicurezza”, ha detto Psaki durante una conferenza stampa.

Il sequestro è avvenuto lungo la strada tra Croix des Bouquets e Port-au-Prince. Il gruppo a bordo di un autobus era diretto verso l’aeroporto Toussaint Louverture dopo aver visitator la “Maison La Providence de Dieu”, un orfanatrofio in cui sono ospitati 200 bambini.

I rapimenti sono diventati comuni ad Haiti dagli inizi del 2020, si verificano indiscriminatamente e colpiscono persone di tutti i ceti sociali, poiché sono diventati una fonte di finanziamento per le bande armate che controllano molte baraccopoli di Port-au-Prince e altre parti del paese.

Secondo il Centro di Analisi e Ricerca sui Diritti Umani (Cardh), Haiti ha registrato un aumento “esponenziale” dei sequestri negli ultimi due mesi, con 117 in settembre, una cifra che registra il 60% in più rispetto ad agosto.

Dall’inizio dell’anno, 628 rapimenti sono stati segnalati nel paese, compresi 29 stranieri di tre nazionalità, anche se Cardh indica che questa cifra aumenterà man mano che altri paesi forniranno dati sui loro cittadini.

Le bande hanno concesso una breve tregua di due settimane nei rapimenti tra l’assassinio del presidente Jovenel Moise il 7 luglio e la sua sepoltura il 23 luglio, ma poi hanno ripreso la loro attività, secondo un rapporto dell’ufficio delle Nazioni Unite ad Haiti presentato al Consiglio di Sicurezza il 27 settembre. Una violenza che sconquassa uno dei paesi più poveri del mondo. Tanto che il primo ministro, Ariel Henry, e la sua scorta sono stati costretti a fuggire da una cerimonia ufficiale dopo che la banda di Jimmy “Barbeque” Cherizer, uno dei più noti gangster di Port Au Prince, ha sfilato al posto della delegazione governativa durante  la commemorazione dell’assassinio di Jean Jacques Dessalines – uno dei padri fondatori di Haiti – che si è svolta nella zona di Pont Rouge.

Il Primo ministro era sceso dall’auto per portare una corona di fiori sotto la statua di Dessalines, ma è stato respinto dalla banda criminale e ha lasciato Pont Rouge in auto in mezzo ai colpi di arma da fuoco, come mostra un video dell’evento. Pont Rouge è oggi una roccaforte delle bande della capitale, ma è un luogo simbolico per la storia del Paese.  Proprio qui fu assassinato nel 1806 Dessalines, dopo aver sconfitto l’esercito napoleonico e abolito la schiavitù nella nascente repubblica haitiana.

Cherizier – accusato tra le altre cose di aver fornito una banda al defunto presidente haitiano Jovenel Moïse, ucciso nel luglio scorso nella sua casa da una squadra di sicari – è stato sanzionato dal Tesoro degli Stati Uniti per il suo presunto coinvolgimento nel massacro del quartiere di La Saline di Port Au Prince  del 2018, mentre era ancora un capitano della polizia in servizio. Più recentemente, nel maggio 2020, il boss ha guidato una serie di attacchi coordinati nei quartieri di Port-au-prince. Le gang di Haiti, compresa quella di Cherizier, sono diventate sempre più potenti negli ultimi anni a causa dei disordini sociali e politici nel Paese, sono da tempo legate ai partiti politici e ai loro leader.

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