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La violenza invisibile sulle donne: la campagna di Cadmi con chi ci mette la faccia

Non c’è solo la violenza fisica che culmina con il femminicidio, purtroppo in aumento in Italia. C’è anche la violenza economica, psicologica e istituzionale

“Hai bisogno di vedere un occhio nero per accorgerti della violenza sulle donne?” Da oggi, nelle stazioni della metropolitana di Milano sono comparsi manifesti di denuncia con queste scritte: “Hai bisogno di vedere uno zigomo gonfio per accorgerti della violenza sulle donne?… Hai bisogno di vedere un labbro rotto per accorgerti della violenza sulle donne?”

Sono immagini diverse dal solito. Niente occhi neri, niente mani sporche di sangue, niente stiletti rossi e panchine rosse, niente donne peste, niente donne accasciate e piangenti. Niente donne vittime. Sono facce di donne normali, curate e senza lividi, che raccontano come la violenza sia invisibile, strisciante nelle case, tra le coppie e assuma aspetti diversi. Sono tre donne vere di età diverse, c’è anche una manager, con storie di violenza alle spalle. Hanno deciso di metterci la loro faccia, per mettere in guardia altre donne.

È la campagna del CADMI, la casa delle donne maltrattate, aperta a Milano nel 1986. Trentamila donne sono state aiutate ad uscire da un percorso di violenza e sono riuscite a ricostruirsi una vita lontano da un compagno violento. Non c’è solo la violenza fisica che culmina con il femminicidio, purtroppo in aumento in Italia. C’è anche la violenza economica, psicologica e istituzionale. Accade spesso nelle aule dei tribunali o nelle caserme delle forze dell’ordine o nelle stanze dei servizi sociali che si metta in discussione la parola delle donna, che le sue scelte di vita siano messe sotto esame e usate contro di lei. È una DOPPIA VIOLENZA che le donne subiscono, perché vengono soppesate le loro parole e non i fatti.Da tempo Manulea Ulivi, avvocata e presidente del Cadmi sostiene che  sia “necessario cambiare l’approccio alla violenza maschile sulle donne e valutare il comportamento dei violenti, non quelli di chi subisce la violenza.

“Con questa nuova campagna vogliamo sottolineare il valore della prevenzione-afferma Manuela Ulivi -” È importante riconoscere la violenza sin  dalle sue prime manifestazioni. C’è sempre un inizio e se sai riconoscere la violenza puoi andartene subito.

Tipica la situazione di un partner che comincia con allontanare la compagna dai suoi parenti e amici, dicendole magari che non sono adeguati per lei. Oppure che cerca di sminuirla facendola sentire incapace. “Ci penso io”. La convince quindi a gestire i suoi soldi con la scusa di essere più competente e ne prende il controllo facendo magari investimenti sbagliati. Succede anche che l’uomo convinca la compagna a rinunciare al lavoro e alla sua indipendenza economica. Una volta che l’ha isolata e la controlla meglio, il passo verso la violenza è molto breve, perché la donna non ha più voce in capitolo e se prova a ribellarsi sono botte.

L’avvocata Ulivi ha tante storie di violenza da raccontare, ma c’è un elemento che le accomuna. “Tutte le donne  che cadono nella spirale della violenza credono che lui lo stia facendo per il loro bene. Quando diventa aggressivo, comunque lo giustificano, perché ancora credono che ci sia amore, che lui sia ancora quello di cui si sono innamorate”.

Ma l’amore è finito da tempo e forse non è mai esistito.

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