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La parabola di Robert F. Kennedy Jr.: dall’ambientalismo alla crociata no-vax

Il nipote di JFK e figlio di RFK è diventato l'icona dei no vax USA. Le autorità lo accusano di diffondere menzogne, ma intanto fa proseliti in Europa (e Italia)

Da un grande cognome derivano grandi responsabilità. La famiglia Kennedy lo ha sempre saputo: fin dai tempi del capostipite Joe, padre del più celebre John Fitzgerald, essere un Kennedy ha significato essere continuamente sotto la luce dei riflettori e nel mirino dell’opinione pubblica. Spesso fin troppo letteralmente nel mirino, come hanno dimostrato gli assassinii di JFK e di Bobby Kennedy.

Sotto i riflettori mediatici è finito negli ultimi mesi anche Robert F. Kennedy Jr., 67 anni, figlio di Bobby e nipote dell’ex presidente. Dallo scoppio della pandemia di Covid-19, Robert si è infatti affermato come una delle voci più critiche nei confronti della campagna mondiale di vaccinazione, diventando un punto di riferimento per i no-vax statunitensi e non solo. Il sito web dell’ONG da lui presieduta, chiamata Children’s Health Defense (CHD), è passato dalle 150.000 visite mensili dell’era pre-Covid a una media attuale di 4,7 milioni – secondo le statistiche fornite da Similarweb e citate in una vasta inchiesta dell’Associated Press. In breve tempo la CHD si è trasformata in un mini-impero mediatico, consistente in un sito-fucina di teorie no vax, profili social con centinaia di migliaia di followers, un canale TV online, una seguitissima newsletter e perfino uno studio cinematografico.

Il capostipite della famiglia Kennedy, Joseph, insieme ai suoi nipoti. Robert Jr. è in prima fila, seduto su John Jr. (@Cecil Stoughton, commons.wikimedia.com)

I nomi di Robert e della CHD sono presenti anche sulla copertina del libro The Real Anthony Fauci, una contro-biografia assai poco lusinghiera del celebre immunologo e attuale consigliere medico del presidente Biden. L’opera si è rivelata un vero e proprio successo editoriale, andato a ruba su Amazon ed entrato al quinto posto della lista di best-seller del New York Times. A detta dell’autore, il libro spiega “come Fauci, [Bill] Gates e le loro consorterie sfruttino il loro controllo su media, riviste scientifiche, principali agenzie governative e quasi-governative, agenzie di intelligence globali e famosi scienziati e medici per inondare il pubblico con una propaganda intimidatoria sul COVID-19“.

All’inizio dell’anno, inoltre, la CHD ha distribuito un cortometraggio dal titolo “Medical Racism: The New Apartheid“. Il film racconta gli effetti del razzismo in medicina contro i neri americani – come nel cosiddetto “esperimento di Tuskegee”, un vero e proprio test di massa compiuto (letteralmente) sulla pelle dei neri dell’Alabama, che furono infettati con la sifilide senza possibilità di curarsi al solo fine di registrarne la reazione clinica. La comunità scientifica ha sottolineato come il film faccia parte di una più ampia strategia di Kennedy per convincere i neri americani a non vaccinarsi, aggravando ulteriormente la statistica che vede gli afroamericani come i più scettici a vaccinarsi rispetto agli altri gruppi etnici.

La forza della narrazione della CHD non sta solo nel cognome Kennedy, ma anche in un curriculum di tutto rispetto. Robert Jr. per anni è stato infatti un fervente ambientalista che si è battuto contro enti pubblici e società private per una pluralità di cause: dall’accesso all’acqua pulita ai diritti degli indigeni, passando per la promozione delle energie rinnovabili.

Il battesimo no-vax è avvenuto invece all’inizio del 2000, quando ha iniziato a dirsi convinto che il vaccino provocasse l’autismo nei bambini, come suggeritogli da una madre. Il salto di qualità si è verificato nel 2015, con l’ingresso di Kennedy nella compagine associativa del World Mercury Project. Il fondatore dell’associazione, il californiano Eric Gladen, aveva creato l’organizzazione nel 2007 ritenendo di essere stato vittima di un avvelenamento da tiomersale (mercurio) presente in un’iniezione anti-tetanica. Ça va sans dire, dopo il 2015 la World Mercury Project registrò un aumento di popolarità ma soprattutto di profitti (+3.000%), grazie a una presenza mediatica sempre più capillare. Nel 2018 la WMP si è tramutata nella Children’s Health Defense. La stessa sigla che qualche anno dopo, con il Covid-19, sarebbe diventata il megafono no-vax d’America, capace di smuovere 6,8 milioni di dollari in donazioni ricevute.

Tuttavia, l’uso del cognome Kennedy per la crociata no vax non deve essere piaciuto granché agli altri eredi. Ci ha pensato la sorella di Robert, Kerry, ad attaccare pubblicamente il fratello. “Voglio bene a Bobby”, ha esordito Kerry all’AP, “ma ha completamente torto su questa questione ed è molto pericoloso”, tenendo a ribadire che “la mancata assunzione di vaccini mette a rischio la vita delle persone”. Un attacco che non è stato solo nominale ma soprattutto sostanziale. Tant’è che la fondazione di cui Kerry è presidente (la Robert F. Kennedy Human Rights) ha conferito allo stesso Anthony Fauci bersagliato da Bobby il Ripple of Hope Award 2020.

Ma proprio mentre la parabola di Robert Kennedy Jr. raggiungeva l’acme negli Stati Uniti, la CHD sbarcava anche all’estero. Nel vicino Canada e in Australia, ma con un occhio particolare all’Europa. Lo scorso 12-13 novembre, Kennedy in persona ha partecipato a due manifestazioni popolari contro la “dittatura sanitaria” a Berna e a Milano. A fine ottobre il presidente della CHD aveva inoltre rilasciato un’intervista esclusiva in prima serata al talk “Non è L’Arena di Massimo Giletti su LA7, in cui si era detto “non contrario al vaccino” bensì al green pass imposto dal Governo italiano.

Ironia della sorte: una settimana dopo la sfilata di Bobby accanto ai no-green pass, nello stesso capoluogo meneghino la fondazione della sorella Kerry premiava il generale Figliuolo “per il suo contributo umano e professionale alla tutela del diritto alla salute“. Una storia, quella dei due fratelli-coltelli, che riaccende i riflettori sulla dinastia più famosa d’America.

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