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Assalto 6 gennaio: quando i repubblicani accusarono Trump delle sue responsabilità

Quei legislatori del GOP che al Congresso presero una netta posizione contro la Casa Bianca ma poi... Ecco cosa è successo in questi mesi agli "insorti"

L’insurrezione del Campidoglio si basava sulle bugie dei brogli elettorali con cui Joe Biden avrebbe vinto le elezioni del 2020. Bugie ripetute nonostante le smentite dei magistrati federali che per più di 50 volte nei tribunali di tutto il Paese hanno respinto le farneticanti accuse degli avvocati di Trump sui brogli perché ritenute infondate. Bugie smentite dal ministro (nominato da Trump) della Giustizia. Bugie smentite dal responsabile della Cybersecurity, anche lui nominato da Trump (e poi licenziato in tronco dopo le sue affermazioni). Bugie denunciate da molti repubblicani subito dopo l’attacco e che ora, per convenienza politica, le difendono o tacciono.

Il loro cambiamento è stato sorprendente. Il leader della minoranza repubblicana alla Camera, Kevin McCarthy in un primo momento ha detto che “il presidente ha la responsabilità” della rivolta. Il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell l’ha definita una “insurrezione fallita”, ha affermato che “la folla è stata alimentata con bugie” e ha sostenuto che Trump era “praticamente e moralmente responsabile di aver provocato l’evento di quel giorno”. Poi, con il tempo, tutti hanno cambiato atteggiamento e quando il Senato voleva creare una commissione d’inchiesta Mitch McConnell ha bloccato l’iniziativa. Kevin McCarthy non è riuscito a bloccare invece la commissione d’inchiesta creata dalla Speaker della Camera, ma sta facendo tutto il possibile per bloccare i lavori.

Ma non tutti i repubblicani li hanno seguiti. Nonostante la scomunica del partito Liz Cheney e Adam Kinzinger fanno parte della Commissione d’inchiesta, sfidando con coraggio la leadership asservita all’ex presidente. E per questo il Republican Accountability Project, un think tank repubblicano anti Trump al quale fanno parte Bill Kristol, Jeb Bush, Sarah Longwell, Tim Miller, ha lanciato l’offensiva contro gli eretici  compagni di partito con un video che sarà trasmesso giovedì dai maggiori canali televisivi.

Attack on Capitol Hill. January 6, 2021. (Wikimedia Commons)

Il tentativo insurrezionale dei sostenitori di Donald Trump è stato oggetto di una campagna di disonestà iniziata il 6 gennaio e intensificata anche quando i fatti sono diventati più chiari. Trump, alcuni esponenti dei media di destra e alcuni membri repubblicani del Congresso hanno cercato di riscrivere la storia… con le bugie. Hanno falsamente affermato che tutti i rivoltosi erano disarmati. Hanno falsamente affermato che le persone al Campidoglio hanno semplicemente partecipato ad una “protesta” contro un’elezione che hanno falsamente affermato persa in modo fraudolento. Hanno falsamente affermato che i rivoltosi sono stati accolti in Campidoglio dagli agenti di polizia. Hanno falsamente affermato che la rivolta è stata orchestrata da gruppi di sinistra o dall’FBI. E hanno falsamente affermato che i rivoltosi non violenti vengono incarcerati come “prigionieri politici”. Hanno falsamente affermato che era una manifestazione che non aveva nulla a che fare con il razzismo anche se le bandiere confederate e i Proud Boys e gli Oath Keepers che davano le direttive per l’assalto erano sotto gli occhi di tutti.

E molti hanno cercato di nascondere, minimizzare, sviare le responsabilità. Il congressman della Georgia Andrew S. Clyde ha descritto l’assalto come “una normale visita turistica”. Il congressman della Florida Matt Gaetz ha affermato che i rivoltosi erano militanti di sinistra “mascherati da sostenitori di Trump”. Lo stesso Trump ha continuato a insistere sul fatto che le elezioni – Biden ha vinto con un ampio margine – sono state la vera insurrezione. Il conduttore di Fox News Tucker Carlson ha tentato di inquadrare l’attacco al Campidoglio come un’operazione sottocopertura orchestrata dall’FBI e ha creato una serie sulla rivolta trasmessa dal servizio di streaming in abbonamento di Fox News.

Una valanga di bugie alle quali il ministro della Giustizia finora non aveva mai risposto. Un atteggiamento criticato dai democratici e dall’opinione pubblica. Il congressman dem dell’Arizona Ruben Gallego ha recentemente definito Garland un Attorney General “estremamente debole” e “inetto” “che non è stato utile in termini di preservare la nostra democrazia”. Parole pesanti alla vigilia dell’anniversario che hanno spinto Merrick Garland ad intervenire. Il ministro ha promesso che le azioni che il dipartimento ha intrapreso finora per rispondere all’assalto “non saranno le nostre ultime”. “Il Dipartimento di Giustizia rimane impegnato a ritenere tutti gli autori del 6 gennaio, a qualsiasi livello, responsabili ai sensi di legge, indipendentemente dal fatto che fossero presenti quel giorno o che fossero altrimenti penalmente responsabili dell’assalto alla nostra democrazia”, ​​ha affermato Garland. “Seguiremo i fatti ovunque ci condurranno”. Poi ha fatto il punto sulle indagini: più di 700 imputati sono stati arrestati nell’ambito dell’indagine e l’FBI sta ancora chiedendo l’aiuto del pubblico per identificare più di 350 altre persone che ritiene coinvolte in atti violenti.

Il ministro ha più volte paragonato il tentativo insurrezionale all’attentato terroristico di Oklahoma City nell’aprile del 1995. Un parallelo che fa trasparire un possibile cambio di strategia da parte degli inquirenti che potrebbero implementare il Domestic Prevention Terrorist Act, misure che comportano pene più severe e indagini più approfondite e senza alcune garanzie costituzionali come l’autorizzazione per mettere i telefoni sotto controllo o concedere su richiesta degli indagati l’avvocato difensore. Garland ha raccontato parte della violenza e della brutalità di quel giorno, descrivendo in dettaglio i resoconti di agenti di polizia che sono stati picchiati e trascinati per le scale dalla folla, il tutto mentre il vicepresidente Mike Pence e i membri del Congresso sono stati evacuati dal Campidoglio. “Le persone coinvolte devono essere ritenute responsabili e non c’è priorità più alta per noi al Dipartimento di Giustizia” ha detto Garland.

U.S. Capitol police officers point their guns at a door that was vandalized in the House Chamber during a joint session of Congress on January 06, 2021 in Washington, DC.  (ANSA)

L’intervento del ministro della Giustizia ha fatto seguito a quanto pubblicato mercoledì mattina da Insurrection Index il data base che archivia e analizza quanti hanno preso parte al tentativo insurrezionale. Secondo lo studio ci sono molte persone che hanno preso parte all’assalto in qualche modo legate ora o in passato al settore della pubblica amministrazione, assecondando gli sforzi di Donald Trump per cercare di rovesciare i risultati delle presidenziali del 2020, o partecipando direttamente all’assalto o contribuendo a diffondere le bugie sulle elezioni truccate.

Tra loro 231 funzionari pubblici 29 dei quali si sono candidati alle prossime elezioni. Ci sono anche 59 veterani (compreso Christopher Warnagiris, che nonostante sia stato incriminato nell’assalto del Campidoglio continua a prestare servizio nella base dei Marine a Quantico), 31 tra agenti ed ex agenti e sette membri dei consigli scolastici locali. Nell’indice figurano inoltre 393 organizzazioni. Quasi tutti spavaldi al momento dell’attacco, accecati da farneticanti teorie complottiste, hanno postato loro stessi immagini incriminanti sui social. Alcuni si sono pentiti, tanti rischiano il carcere e uno ha addirittura chiesto asilo politico in Bielorussia. Tra loro lo sciamano di QAnon con le corna di bisonte, l’estetista che gridava “non ci porterete via il nostro orsacchiotto Trump”, l’uomo che si è immortalato facendosi fotografare con i piedi sulla scrivania di Nancy Pelosi. Una follia tra il ridicolo ed il patetico che ha provocato cinque morti e ha gettato il Paese nello sconforto e nell’incredulità.

Jacob Chansley durante l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 (da Twitter)

Il più bizzarro, lo sciamano di QAnon Jacob Chansley, alias Jake Angelo è diventato l’improbabile simbolo dell’attacco con il suo bizzarro costume tribale, il copricapo con le corna da bisonte e il volto dipinto con la bandiera americana. Una perizia psichiatrica lo ha riconosciuto affetto da schizofrenia transitoria e disturbo bipolare, ma è stato comunque condannato a tre anni e mezzo di carcere. Ora ha presentato ricorso in appello. Convinto seguace dei QAnon difende il suo intervento per distruggere la setta satanica pedofila in seno all’amministrazione, che si riuniva nella cantina della pizzeria Comet Ping Pong di Washington per bere il sangue dei bambini rapiti. Riunioni organizzate da Hillary e Bill Clinton, con Bill Gates e George Soros.

Richard Barnet (poi arrestato) con la lettera rubata nell’ufficio di Nancy Pelosi. Nel 2020 ha usufruito di circa $40.000  di aiuti governativi per la sua micro-azienda (source: Twitter)

Poi Richard “Bigo” Barnett, sessantenne attivista pro armi dell’Arkansas è quello che si è fatto fotografare dietro la scrivania di Nancy Pelosi con i piedi sul tavolo. Si è proclamato innocente in tribunale. Scarcerato, è in attesa del processo, la cui apertura è stata rinviata data la notevole mole di prove che sta esaminando la pubblica accusa. Poiché ha preso dal tavolo come souvenir una lettera indirizzata alla Speaker della Camera è anche accusato di furto.

L’uomo dalla giacca con la bandiera americana e il cappellino “Florida for Trump”. Soprannominato dai media “Florida flag Jacket”, Robert Scott Palmer è stato rapidamente identificato grazie a numerosi filmati mentre lanciava un estintore e brandiva un palo contro i poliziotti. E’ stato condannato a cinque anni di carcere, la pena più pesante finora inflitta ad uno degli assalitori. Altre 140 persone devono rispondere di analoghe imputazioni per assalto e ferimento di pubblico ufficiale. Nei video che riprendono Palmer si sente la voce di una donna che grida:”non ci porterete via il nostro Trumpy Bear!”, con un gioco di parole fra Trump e ‘teddy bear’. Si tratta di Gina Bisignano, un’estetista californiana, immortalata in una foto con il rimmel che le cola sulle guance dopo essere stata colpita da uno spray irritante. Accusata di aver spaccato finestre del Campidoglio e aver incoraggiato altri a far altrettanto, si è dichiarata colpevole e sta collaborando con le autorità.

Supporters of US President Donald Trump enter the US Capitol’s Rotunda on January 6, 2021, in Washington, DC – ANSA

Uno dei casi più curiosi è quello di Eric Munchel, un uomo vestito in tuta da combattimento, accompagnato dalla madre Lisa Marie Eisenhart, una signora che esibiva una sorta di giubbotto antiproiettile. Entrambi devono rispondere di diverse imputazioni, fra cui il porto di un taser all’interno del Campidoglio. I loro avvocati dicono che Munchel è entrato nell’edificio solo per tener d’occhio la madre. In un video nell’aula del Senato si sente il figlio dire: “mamma, stai attenta”.

“Scusate se ho i capelli biondi, la pelle bianca, un fantastico lavoro, un grande futuro e sicuramente non andrò in carcere… non ho fatto nulla di sbagliato”. Così si vantava su Twitter l’immobiliarista texana Jenna Ryan, che aveva affittato un jet privato per recarsi a Washington e prendere parte all’attacco. A novembre è stata condannata a 60 giorni di carcere e una multa di centinaia di dollari. Inizierà a breve a scontare la pena, ma ha già dichiarato su Tik Tok che ne approfitterà per fare ginnastica, una dieta detox e perdere peso. Proprietaria di una pizzeria in Pennsylvania, Pauline Bauer appare nei filmati all’interno del Campidoglio ed è accusata di aver detto ad un poliziotto di voler impiccare “quella putt…a” della speaker della Camera. In tribunale ha rivendicato “l’immunità diplomatica” riferendosi ad un movimento dei “cittadini sovrani” che non riconosce la legge degli Stati Uniti.

Trumpisti che hanno postato foto mentre assalivano il Congresso (Immagine ripresa da FB)

Riley Williams è stata riconosciuta in video da un ex fidanzato. E’ accusata di aver rubato un computer portatile dall’ufficio della Pelosi. Apparentemente voleva venderlo ai servizi russi, ma naturalmente non ci è riuscita. E’ agli arresti domiciliari in attesa di essere processata per otto imputazioni.

Danny Rodriguez è stato accusato di aver colpito alla nuca l’agente Michael Fanone con una pistola elettrica. Si è dichiarato innocente, ma in un video del suo interrogatorio diffuso sui media lo si vede pentito e in lacrime, mentre afferma: “eravamo così stupidi da pensare che avremo fatto tutto questo per salvare il paese e poi tutto sarebbe stato a posto. Lo pensavamo veramente, che stupidi”.

Evan Neumann, ripreso in video mentre picchia degli agenti durante l’assalto al Campidoglio, ha venduto la sua casa in California ed è fuggito in Europa. Arrivato in Italia in aereo a marzo con la scusa di un viaggio d’affari, ha poi viaggiato fino in Bielorussia dove ha chiesto asilo politico ed è apparso sulla tv ufficiale di Minsk. Ora è ricercato dall’Fbi.

La lunga carrellata di personaggi improbabili mostra l’aspetto più folkloristico dell’assalto a Capitol Hill. Ma molte domande rimangono ancora aperte sull’organizzazione dell’assalto e il ruolo di Donald Trump.

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