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Un anno dopo Capitol Hill, con il rischio che la democrazia americana crolli

Il 6 gennaio 2021, un gruppo di sostenitori di Trump prese d'assalto il Congresso per cercare di bloccare il risultato elettorale

Pro-Trump protesters storm the grounds of the East Front of the US Capitol, in Washington, DC, USA, 06 January 2021 - ANSA/EPA/MICHAEL REYNOLDS

Un anno dopo l’assalto al Congresso, l’America è ancora incredula: è sopravvissuta al tentativo insurrezionale, ma l’esplosione della violenza politica ha rivelato la fragilità della repubblica. 

Secondo molti costituzionalisti e storici c’è il rischio che il sistema di governo americano possa essere nuovamente messo in discussione dopo il voto assolutorio all’impeachment all’ex presidente. Ma non solo. Gli intralci che gli stessi parlamentari repubblicani creano a tutt’oggi per cercare di bloccare o rallentare le indagini sulle responsabilità dell’assalto con l’intento di cercare di rovesciare il risultato elettorale con bugie e false accuse lanciate da un presidente sconfitto, mette a rischio il sistema di governo americano. Inciso nel granito della memoria nazionale, il 6 gennaio è diventato l’abbreviazione di una battaglia per elezioni corrette, il rispetto della Costituzione e l’abuso del potere. Ma per quanto selvaggia, sanguinosa e traumatica sia stata la rivolta, è solo una parte della lotta che ora si sta svolgendo in tutto il Paese nelle circoscrizioni elettorali locali, nelle legislature statali, nelle aule dei tribunali e nelle sale del Congresso.

L’insurrezione del 6 gennaio al Campidoglio non è riuscita a ribaltare la sconfitta elettorale di Donald Trump, ma alla fine potrebbe rivelarsi una mossa vincente come punto galvanizzante per la destra radicale. Nei mesi successivi all’attacco, i rivoltosi sono stati abbracciati come martiri da molti repubblicani. Gli alleati di Trump hanno fatto della loro causa un test della lealtà dei loro legislatori e i metodi degli insurrezionalisti sono diventati più sofisticati, con i legislatori che usano e propagano le bugie elettorali per emanare leggi in modo da sopprimere il voto nelle aree più povere e meno istruite del Paese. “Sarà una lotta, ma questa è una battaglia che deve essere vinta”, ha detto in un suo podcast l’ex stratega di Trump Steve Bannon. 

Former White House strategist Steve Bannon – ANSA/EPA/SHAWN THEW

Secondo un rapporto di Atlantic Council pubblicato martedì, i movimenti estremisti dopo il tentativo insurrezionale hanno subìto maggiori controlli dai social media, che hanno bloccato gli utenti e cancellato i contenuti pericolosi o che invitano alla violenza e al razzismo. Ma, come rileva anche il rapporto, i movimenti estremisti di destra non si sono dissolti nonostante le pressioni. Si sono semplicemente adattati, trovando o creando nuove piattaforme per diffondere il loro messaggio concentrandosi e mischiandosi nella corrente principale della politica repubblicana, tra i MAGA, appoggiandosi a canali televisivi simpatizzanti. “Il panorama estremista nazionale è stato martoriato il 6 gennaio”, ha scritto l’autore del rapporto, Jared Holt. “Ma l’estremismo è dinamico e fluido. Cerca sempre di adattarsi al contenitore in cui si trova”. Tali adattamenti potrebbero rendere ancora più insidioso il movimento estremista del 6 gennaio. 

È facile individuare gli insorti quando assaltano il Campidoglio. Più difficile quando entrano al Congresso con la loro tessera parlamentare. Il Congresso è già sede di una sorta di caucus insurrezionista, con personaggi come Marjorie Taylor Greene, Paul Gosar e Lauren Boebert – tre dei 139 membri della Camera che hanno cercato di ribaltare le elezioni – che usano la loro piattaforma nazionale per diffondere teorie del complotto, erodere la fede nel processo democratico e minacciare gli oppositori politici. Ma neanche il Senato si salva: Ted Cruz, Mike Lee, Lindsey Graham, Tom Cotton, Rand Paul, Ron Johnson ancora minimizzano e difendono le bugie dell’ex presidente. Pure l’88enne senatore dell’Iowa, Chuck Grassley, ha cercato e ottenuto lo scorso ottobre la sua benedizione ed è andato ad un raduno dei MAGA nel suo stato per ottenere il placet di Trump alla sua candidatura. Il partito ha in gran parte ingoiato le bugie elettorali di Trump, con il 71% dei repubblicani che affermano ai sondaggisti che l’ex presidente è stato il legittimo vincitore delle elezioni del 2020. Nello stesso sondaggio Ipsos/ABC News, il 52% dei repubblicani ha affermato che i rivoltosi al Campidoglio in realtà “proteggono la democrazia”, ​​una versione distorta degli eventi del 6 gennaio che si adatta a ciò che Donie O’Sullivan della CNN ha recentemente sentito dire dai sostenitori di Trump. Nello stesso sondaggio, comunque, il 72% degli intervistati ritiene che il sistema democratico del Paese sia stato messo in pericolo. 

A protester sits in the Senate Chamber on January 06, 2021 in Washington, DC – ANSA

Al centro di tutto c’è l’ex presidente Donald Trump e le sue bugie su ciò che è accaduto il 3 novembre 2020. La sua campagna di propaganda basata sulla disinformazione tracannata dai suoi sostenitori alimentata da compiacenti commentatori televisivi ha fatto presa sui complottisti, che fino a poco tempo fa erano alla caccia di Elvis Presley e John “John” Kennedy, e che ora hanno sposato farneticanti teorie abilmente alterate per manipolarli, portandoli a prendere d’assalto il Campidoglio. Bugie che hanno anche dato il via a quasi tre dozzine di nuove leggi statali scritte dai repubblicani per limitare i diritti di voto spinte da zelanti repubblicani che giurano di credere alle sue fandonie per ottenere il suo appoggio politico. 

“La repubblica è stata spinta al limite ed è ancora in bilico”, ha affermato Joseph Ellis, il biografo vincitore del Premio Pulitzer dei primi rivoluzionari americani. “Concentrarsi su questo come un vero punto di svolta nella storia americana, paragonabile alla Guerra Civile e alla Rivoluzione non è fantasioso – è assolutamente storicamente corretto”, ha detto. “Stiamo affrontando una crisi storica. È davvero in gioco il destino dell’America”.

Se questo è vero, è in parte perché una larga fetta della popolazione ha perso la fiducia – o forse non ha mai avuto fiducia – nella capacità delle istituzioni democratiche di farcela. Trump ha alimentato quella vena di sfiducia dal momento in cui si è candidato alla presidenza nel 2015, e poi ha inquadrato la sua sconfitta del 2020 come una prova che il sistema politico americano è corrotto. La soluzione, per centinaia di suoi sostenitori, è stata quella di cercare di impedire fisicamente al Congresso di certificare la vittoria di Biden. “Ci siamo avvicinati pericolosamente a non essere in grado di certificare le elezioni, il che significava che era un territorio inesplorato per il nostro governo, e avrebbe potuto lasciare le stesse persone al comando fino a quando non l’avessimo risolto”, afferma al Washington Post Bennie Thompson, congressman democratico del Mississippi, presidente della commissione d’inchiesta della Camera che indaga sull’attacco al Campidoglio che ha intervistato più di 300 testimoni e prevede di condurre una serie di udienze pubbliche nei prossimi mesi. Ora sta esaminando i finanziamenti per la manifestazione “Save America”, che con “Stop the Steal” ha portato i sostenitori di Trump all’assalto. Ma vengono esaminate dai commissari anche le azioni della Casa Bianca e l’inerzia di Trump e dei suoi alleati.

Si cerca di approfondire il ruolo che hanno avuto i gruppi estremisti antigovernativi di estrema destra come i Proud Boys, Oath Keepers e Three Percenters nel fomentare le violenze per capire chi li ha organizzati e finanziati. “Sono preoccupato per alcune delle informazioni che stiamo raccogliendo. Credo che ci sia sufficiente materiale per rinvii a giudizio”, ha detto Thompson, aggiungendo che è riluttante a finalizzare tale conclusione fino a quando gli avvocati del comitato non avranno valutato tutte le informazioni disponibili. “Il nostro primo compito è esaminare i fatti e le circostanze che hanno portato al 6 gennaio. Se, nell’esame del comitato, troviamo qualcosa che il comitato e il personale ritengono meriti un rinvio a giudizio, non esiteremo a fare quel rinvio … Non siamo dei conigli”.

Police respond on the East Front of the US Capitol after Pro-Trump protesters stormed the US Capitol, in Washington, DC, USA, 06 January 2021 – ANSA/EPA/MICHAEL REYNOLDS

Finora, Trump non ha pagato alcun prezzo legale o politico per quello che molti credono sia stato un tentativo di colpo di stato. La Camera ha stabilito che ha incitato alla rivolta quando lo ha messo sotto accusa a gennaio, ma i senatori repubblicani lo hanno assolto. Il Dipartimento di Giustizia finora non lo ha accusato di alcun reato legato alla rivolta, e la Camera non ha ancora chiesto all’Attorney General di farlo. 

La ferrea presa di Trump sul Partito Repubblicano è evidente sia nei sondaggi che nella paura dei candidati del GOP per le sue scomuniche. Due membri repubblicani della Camera, Adam Kinzinger dell’Illinois e Anthony Gonzalez dell’Ohio, hanno annunciato che non si ricandideranno dopo che Trump ha promesso per loro una punizione politica per aver votato contro di lui l’anno scorso. Liz Cheney, congresswoman repubblicana del Wyoming, è stata scomunicata dal caucus statale del suo partito che è alla ricerca di un candidato che la possa sfidare alle primarie. Stessa cosa al Senato per Lisa Murkowski in Alaska. 

Ma mentre Trump getta le basi di un’altra possibile campagna per la presidenza, la rivolta ha sconvolto migliaia di vite. L’agente della polizia del Campidoglio Brian Sicknick è morto per un ictus cerebrale dopo essersi scontrato con i rivoltosi, e altri due agenti, Howard Liebengood della polizia del Campidoglio e Jeffrey Smith della polizia di Washington, entrambi erano di servizio al Congresso, sono morti suicidi nei giorni successivi all’attacco.

Ashli ​​Babbitt, una dei violenti assalitori, aveva 35 anni, è stata colpita e uccisa mentre cercava di entrare da una finestra alla Camera. Secondo il Dipartimento di Giustizia, più di 725 persone sono state arrestate in relazione alla rivolta. Più di 150 si sono dichiarati colpevoli. Circa 70 hanno avuto i loro casi giudicati, inclusi 31 che sono stati condannati al carcere. La condanna più severa emessa finora è per Robert Palmer della Florida, che trascorrerà in prigione cinque anni e tre mesi per aver aggredito agenti di polizia con un estintore e un bastone.

A supporter of US President Donald J. Trump sits on the desk of US House Speaker Nancy Pelosi – ANSA/EPA/JIM LO SCALZO

Finora gli investigatori della Camera non hanno dimostrato che Trump o i suoi più stretti collaboratori abbiano aiutato a pianificare l’attacco al Campidoglio. Ma la commissione d’inchiesta sta ricercando queste prove nonostante l’opposizione di Trump – che sta portando la sua richiesta di privilegio esecutivo alla Corte Suprema. Rallentamenti progettati per cercare di far scadere i tempi dell’indagine congressuale, che verrà interrotta se i repubblicani otterranno il controllo della Camera nelle elezioni di Mid Term a novembre.

Steve Bannon, l’ex guru politico di Trump, è stato perseguito per oltraggio al Congresso perché non ha voluto testimoniare e fornire documenti alla commissione investigativa della Camera. A dicembre, la Camera ha adottato una risoluzione che raccomandava al Dipartimento di Giustizia di accusare l’ex capo dello staff di Trump Mark Meadows, lui stesso ex membro della Camera, di oltraggio al Congresso. E il comitato sta anche cercando informazioni dai membri in carica del Congresso, inclusi i rappresentanti Scott Perry e Jim Jordan che sono vicini all’ex presidente.

Per molti afroamericani e altri elettori di colore, la rivolta ha rappresentato la vittoria dei nazionalisti bianchi contro i loro voti per Biden e un punto di partenza degli sforzi repubblicani per limitare il loro potere politico prendendo il controllo della macchina delle elezioni statali. “Questa è stata la cosa peggiore”, ha detto Martin Luther King III, figlio del leader dei diritti civili ucciso le cui manifestazioni non violente hanno spinto il cambiamento democratico. “Questo non è accaduto in modo indipendente. È stato chiaramente promosso da lui [Trump]”.

Supporters of US President Donald Trump enter the US Capitol’s Rotunda on January 6, 2021, in Washington, DC – ANSA

Per quasi due mesi dopo la vittoria elettorale di Biden, Trump e i suoi alleati hanno lavorato per minare la fiducia del pubblico, continuando a diffondere bugie sulle elezioni truccate, facendo pressioni sui funzionari elettorali statali per cercare di ribaltare il risultato. Ma con l’avvicinarsi della data della certificazione elettorale del Congresso, l’ex presidente ha concentrato la sua attenzione sull’allora vicepresidente Mike Pence. Uno dei consulenti legali di Trump, John Eastman, ha redatto un memorandum in cui spiega come Pence avrebbe potuto provare a usare il suo ruolo di presidente del Senato per bloccare la certificazione elettorale. Pence considerò il piano, ma decise di non eseguirlo.

La mattina del 6 gennaio, prima di parlare al raduno “Save America” ​​appena fuori dai cancelli della Casa Bianca, Trump ha twittato un messaggio esortando Pence a eseguire lo stratagemma extralegale proposto da Eastman. Quando Trump ha parlato, verso mezzogiorno, ha sparato ripetutamente su Pence. Il suo amico Rudy Giuliani aveva già chiesto il “processo sommario” per gli avversari politici di Trump. Durante il discorso di Trump, i membri dei Proud Boys hanno iniziato a farsi strada per arrivare al Campidoglio. Trump ha incoraggiato la folla a “combattere come un inferno” e a marciare per per protestare “pacificamente” contro i risultati delle elezioni “rubate”.

Fuori dal Campidoglio, la polizia ha cercato di respingere i rivoltosi, molti dei quali hanno colpito gli agenti con bastoni, estintori, mazze da baseball, tubi, e li hanno spruzzati con sostanze irritanti. Poco dopo le 2 del pomeriggio, i rivoltosi hanno fatto irruzione all’interno della Camera. Pence che si trovava nell’adiacente aula del Senato, è stato portato via dagli agenti del Secret Servce. L’agente della polizia del Campidoglio Eugene Goodman ha distratto i rivoltosi e li ha allontanati da Pence e dall’aula del Senato mentre fuori dall’edificio, i canti di “hang Mike Pence” echeggiavano e veniva eretto un patibolo. “Mike Pence non ha avuto il coraggio di fare ciò che avrebbe dovuto fare per tutelare il Paese e la Costituzione, dando la possibilità agli Stati di certificare un insieme di fatti in modo corretto, non quello fraudolento o inesatto che gli era stato chiesto di certificare in precedenza” ha twittato Trump mentre i suoi sostenitori saccheggiavano il Campidoglio. Mark Meadows ha ricevuto messaggi telefonici da Donald Trump Jr. e da diversi conduttori di Fox News che lo hanno supplicato di convincere Trump a denunciare la rivolta. “Condanniamo questa m*rda”, ha scritto Trump Jr. “È andata troppo oltre ed è sfuggita di mano”.

U.S. Capitol police officers point their guns at a door that was vandalized in the House Chamber during a joint session of Congress on January 06, 2021 in Washington, DC – ANSA

I rivoltosi hanno fatto irruzione nell’aula della Camera, occupando le scrivanie dove è stata fatta gran parte della storia legislativa americana, frugando tra i documenti, infiltrandosi negli uffici dei parlamentari, distruggendo suppellettili e portandosi via oggetti ricordo dagli uffici saccheggiati. Poco prima delle 15:00, Babbitt faceva parte della folla che si spingeva verso l’ufficio di Nancy Pelosi. L’agente Michael Byrd ha difeso una posizione vicino alle doppie porte con struttura in legno. Dopo che i rivoltosi hanno rotto i vetri delle porte, e con Babbitt che apparentemente cercava di entrare da una finestra divelta, le ha sparato un colpo di pistola. La donna sarebbe morta per la ferita.

Più di un’ora dopo, poco dopo le 16:00, Pence ha telefonato a un alto funzionario del Dipartimento della Difesa e lo ha supplicato di “sgomberare il Campidoglio”. Pelosi e il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer, hanno fatto un appello simile al presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Mark Milley, affinché intervenisse. Circa 10 minuti dopo, Trump ha pubblicato un video in cui ripeteva che le elezioni erano state rubate, ma diceva ai suoi sostenitori: “Andate a casa, vi amiamo”.

C’è stato un momento, tra i suoni di urla e i vetri rotti, in cui il rappresentante Dean Phillips, democratico del Minnesota, ha considerato di saltare dalla galleria dell’aula dove era intrappolato con circa 20 dei suoi colleghi democratici.

Ad uno degli ingressi del Campidoglio gli agenti di sicurezza con le pistole spianate si sono barricati nell’aula del Senato dove si erano rifugiati alcuni legislatori repubblicani impedendo in questo modo alla folla di entrare nell’aula. Ma la galleria del secondo piano è costellata di porte e la polizia non era riuscita a bloccare tutte le entrate. “Ho provato a calcolare la distanza verso il basso”, ha ricordato Phillips in un’intervista, “e mi sono reso conto che il rischio di lesioni gravi o morte era troppo grande”. Quando lui e i suoi colleghi sono finalmente fuggiti e si sono diretti verso un ascensore in modo da poter usare i tunnel per andare in un edificio per uffici, hanno sentito lo sparo che ha ucciso Babbitt, ha detto. Un anno dopo, si incontra ancora regolarmente con lo stesso gruppo di colleghi per “cameratismo, supporto, amicizia”, ​​ha detto Phillips. “Ci penso ogni giorno”. Il Congresso si è riunito di nuovo la sera della rivolta per finire di certificare l’elezione di Biden e per inviare un messaggio che, come ha detto il senatore Mitt Romney, i legislatori “non sono stati intimiditi”.

Senate Minority leader Charles Schumer – ANSA/EPA/JIM LO SCALZO

Eppure, questa violenza politica non ha impedito a congressmen e senatori repubblicani di continuare a diffondere la falsa narrativa elettorale e minimizzare l’accaduto. I due terzi della Republican Conference della Camera – 139 membri – hanno votato contro la certificazione degli elettori dell’Arizona, della Pennsylvania o di entrambi. Al Senato, otto repubblicani su 50 hanno votato contro la certificazione.

Due settimane dopo la rivolta, Biden ha prestato giuramento come presidente sugli stessi gradini del Campidoglio dove la folla aveva preso a bastonate la polizia. “La democrazia è fragile. E a quest’ora, amici miei, la democrazia ha prevalso”, ha detto Biden. “Così ora, su questo terreno consacrato dove solo pochi giorni fa la violenza ha cercato di scuotere le fondamenta stesse di questo Campidoglio, ci riuniamo come una nazione, sotto Dio, indivisibile, per effettuare il trasferimento pacifico del potere come abbiamo fatto per più di due secoli. Guardiamo avanti nel nostro modo tipicamente americano – irrequieto, audace, ottimista – e puntiamo sulla nazione che sappiamo di poter essere e che dobbiamo essere”.

Un anno dopo, la nazione e il suo governo rimangono fratturati. Lo sforzo della Camera di mettere sotto accusa Trump per “incitamento all’insurrezione” ha messo in evidenza un atteggiamento partigiano che nonostante l’assalto al Congresso, si sarebbe solo ampliato. Il 13 gennaio, 232 membri della Camera – tutti i democratici e 10 dei repubblicani – hanno votato per l’unico articolo di impeachment. Quando il Senato ha potuto organizzare il processo e il voto, Trump era fuori carica da tre settimane. Sette repubblicani si sono uniti a tutti i 50 democratici nel voto per condannare Trump, ben al di sotto della maggioranza necessaria dei due terzi. Anche se ha votato contro la condanna, il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell  ha definito Trump “praticamente e moralmente responsabile” della rivolta. Ma a maggio, McConnell ha bloccato l’istituzione di una commissione indipendente per condurre un’indagine sull’attacco. Ciò ha spinto Nancy Pelosi, a giugno, ad annunciare la creazione di un comitato ristretto, facendolo in gran parte su linee partigiane e formando un pannello che includeva solo due repubblicani dopo che il leader della minoranza repubblicana alla Camera Kevin McCarthy, ha rifiutato di nominare membri che non avevano aggressivamente diffuso le falsità sulle elezioni. 

La commissione d’inchiesta, oltre alle centinaia di interviste fatte ai testimoni, ha ricevuto più di 35.000 pagine di documenti, raccolto più di 250 suggerimenti sostanziali, inviato 52 citazioni in giudizio e deferiti alla magistratura federale per disprezzo del Congresso sia Steve Bannon che Mark Meadows. I funzionari della Commissione sperano di poter iniziare un ciclo di udienze in primavera che darà al pubblico una migliore comprensione di chi è responsabile dell’attacco e di come è stato condotto. Per ora si è in attesa della decisione della Corte Suprema sui documenti della Casa Bianca, con le telefonate, i messaggi, le lettere e le email di que frenetici momenti che sono conservati ai Federal Archives. Trump, che non è più presidente, ha invocato il privilegio presidenziale e le ha secretate. Biden, che è presidente, lo ha tolto. Ora toccherà alla massima assise giudiziaria del Paese decidere se gli Stati Uniti sono un paese di democrazia o sono anche loro una repubblica delle convenienze.

Fino al 6 gennaio 2021 il Campidoglio era il faro della democrazia globale. Vedremo se la luce si sarà spenta.

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