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Cronaca italiana

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Duplice omicidio sul Lago di Garda e quei tedeschi che tornano ipocritamente in patria

Greta mutilata orrendamente e ucciso anche il fidanzato Umberto: per questi assassini l’Italia è il Paese dove possono fare qualsiasi bravata impunemente

Morir al lado de mi amor cantava Demis Roussos nei lontani anni ’70. Se devo morire, diceva, voglio morire guardando te… E noi eravamo giovani e ci sembrava bellissimo, auspicabile finire la vita così. Tanto la fine della vita era così lontana e il nostro amore sarebbe stato eterno… Quante volte abbiano detto: mi sento morire sotto il tuo sguardo. Ma non volevamo morire; era solo una forma di mancamento che provavamo per l’emozione dell’amore che entrava in noi attraverso quello sguardo.

Morire vicino al mio amore. Greta e Umberto si stavano guardando al tenue chiarore della luna in quel barchino che galleggiava sul lago di Garda: sentivano che era la fine e che era l’inizio. Non erano lì per morire, ma per iniziare una vita insieme. Non sapevano di dover morire, che il loro destino insieme era nella morte, non nella vita.

Erano giovani, bellissimi, ma la loro non è stata di certo una bella morte. Penso da giorni a come sono morti, a cosa devono aver provato mentre all’improvviso quel motoscafo spezzava il loro abbraccio e a lei, mutilata orrendamente, che annegava… Greta Nedrotti aveva solo 25 anni: bella, alta, sportiva, stava conseguendo la laurea magistrale in economia e commercio e già lavorava. Umberto Garzarella di anni ne aveva 37 e faceva l’imprenditore.

E parliamo dei tedeschi che conducevano il Riva e hanno dichiarato di non essersi accorti di nulla. I tedeschi io li conosco bene, perché ho visto per anni come si comportano in Italia in vacanza. Nel loro inconscio collettivo l’Italia è il Paese dove possono fare qualsiasi bravata impunemente. E’ il luogo dove allentare tutti i freni inibitori. Fanno cose che in Germania si guarderebbero bene dal fare. Non appena attraversano il confine, non rispettano più i limiti di velocità. L’anno scorso si muovevano a gruppi ovunque, pure in spiaggia, cosa che a causa del Covid non era permessa. Adorano trasgredire le regole e riderci su. Per farsi coraggio, hanno però bisogno di introiettare un bel po’ di alcol in corpo. Una volta ubriachi, alzano la voce e fanno ‘naturalmente’ i padroni.

Figurarsi sul lago di Garda che è quasi tutto popolato da turisti tedeschi. L’avvocato dei tedeschi ha dichiarato che sono due bravi padri di famiglia; probabilmente in Germania. In Italia non solo non si sono comportati da padri di famiglia, ma da assassini. Certo, non volevano uccidere nessuno, tuttavia l’esaltazione di fare gli smargiassi gli ha fatto pigiare sull’acceleratore del motoscafo. Certo, non potevano vedere il barchino quasi al buio, ma come si fa a sfrecciare all’impazzata come i padroni del lago senza avere la visibilità sufficiente? E, soprattutto, come si fa a dire di non essersi accorti di nulla? Dopo che sono saliti col Riva sul gozzo di Umberto e hanno tranciato a metà una donna? C’è stato un boato orrendo che è stato sentito fino a terra… E come si fa a scappare e poi andare a bere il bicchiere della staffa a Salò, quando si sa di aver perso le staffe assieme alla dignità, anziché andare a costituirsi per salvarsi almeno la coscienza? Eh no, i bravi padri di famiglia tedeschi sono tornati ipocritamente in patria e da lì la faranno giudizialmente franca. Volete scommetterci? E perché l’autorità giudiziaria li ha lasciati ripartire per la loro cara patria, quando sono gli unici responsabili di questo duplice ed efferato omicidio?

Chi di noi non ha mai trascorso una notte romantica su un barchino a farsi cullare dalle onde del mare? Chi di noi tuttavia non sa quanto sia pericoloso e che la prima cosa che devi fare, se stai al largo, è farti riconoscere con una luce? A 37 anni sei un uomo fatto e dovresti saperlo. Non aggiungo altro; Umberto ha pagato anche troppo questa sua sbadataggine. Ma Greta cosa doveva pagare?

Per noi mortali non c’è nulla di peggio che avere la certezza che gli dei siano indifferenti al nostro destino. Ci siamo inventati gli dei buoni e gli dei cattivi, il male e il bene, Dio e il diavolo, ma non gli dei che se ne strafregano di noi. Sarebbe ammettere che non esistono.

Se gli dei esistono, hanno bisogno di noi: essere ricordati nelle nostre preghiere. Siamo noi che li facciamo esistere con il nostro pensiero. La religione cristiana ci ha sempre promesso che il Bene trionferà sul Male. Ma finora la vittoria è stata incerta. E non sono più i tempi in cui i fedeli vivevano aspettando il Giudizio Universale: troppo lontano, non dà alcuna certezza.

L’unica certezza che abbiamo è il libero arbitrio, che non l’ha inventato la dottrina della Chiesa, ma gli antichi Romani: faber est suae quisque fortunae, ognuno è artefice del proprio destino.

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