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Cronaca italiana

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Dichiara la legittima difesa l’assessore di Voghera che ha sparato a un marocchino

Youns El Boussetai avrebbe spinto il leghista Massimo Adriatici che era armato. Interviene anche Salvini ma per la procura sarebbe "Eccesso colposo di difesa"

Il bar di Voghera davanti al quale è stato ucciso Youns Boussetai (© Manuela D'Alessandro / AGI )

Youns El Boussetai, 39enne marocchino, è stato ucciso con un colpo di pistola dall’Assessore alla Sicurezza di Voghera Massimo Adriatici, un politico della Lega di Salvini che nel 2018 aveva affermato in un’intervista alla ‘Provincia Pavese’ che “sparare deve essere l’extrema ratio”. E Adriatici il ‘punto di non ritorno’ deve essere parso quella spinta vigorosa subita da Boussetai in una sera d’estate davanti al bar ‘Ligure’ di Voghera, cittadina in provincia di Pavia nota per la mostarda, il peperone e le casalinghe rese celebri dallo scrittore Alberto Arbasino.

I carabinieri e la Procura per ora danno ‘quasi’ ragione alla versione dell’assessore alla Sicurezza leghista che, durante l’interrogatorio, ha detto di avere esploso cadendo, ma lui non avrebbe voluto sparare, un colpo di pistola fatale per il senzatetto marocchino 39enne, morto poco dopo in ospedale.

“Eccesso colposo di legittima difesa”

‘Quasi perché per la Procura di Pavia non è proprio una legittima difesa, ma qualcosa che le assomiglia molto: un ‘eccesso colposo’ di legittima difesa, cioè l’indagato avrebbe calcolato male un pericolo che così grave non era per “imprudenza o imperizia”.

Di certo un’accusa molto meno pesante rispetto a quella di omicidio doloso che al momento dell’arresto gli avevano contestato i carabinieri. A convincere il pm Roberto Valli che si occupa del caso assieme al procuratore aggiunto Mario Venditti la difesa di Adriatici, che è anche uno dei penalisti più noti in città, e le attività istruttorie svolte subito dopo l’episodio avvenuto ieri intorno alle 22 e 30 nella centrale piazza Meardi su cui si affaccia una telecamera da cui potrebbe venire un aiuto prezioso per gli inquirenti.

Aveva il porto d’armi

Quanto al fatto che girasse con una Calibro 22, tutto nella norma per la giustizia perché da ex poliziotto aveva un regolare porto d’armi. Due testimoni hanno riferito che la vittima avrebbe lanciato una bottiglia di birra addosso ad Adriaticiil quale avrebbe poi chiamato la polizia per fermare le sue ‘intemperanze’.

Sentita la telefonata, El Boussetai, che già in precedenza aveva preso di mira verbalmente l’assessore (“Perché non mi saluti?”) si sarebbe infuriato e lo avrebbe spinto. Per un ‘incidente’ balistico determinato dalla colluttazione sarebbe poi partito il colpo dalla pistola carica.

Fonti investigative riferiscono che la bottiglia potrebbe essere stata lanciata in aria, non contro l’assessore, “come era solito fare El Boussetai che già in passato aveva rotto vetrine molestando i clienti dei locali”.

Adriatici si è autosospeso dalla carica, ha comunicato la sindaca forzista Paola Garlaschelli che ha parlato in una nota di “tragica notizia che ha coinvolto un nostro assessore”, senza citare la vittima.

La polemica politica

Intorno al fatto ‘nudo’ di un assessore leghista alla Sicurezza che ha ucciso un senzatetto marocchino si sono accese le interpretazioni della politica col leader leghista Matteo Salvini che ha rivendicato la “legittima difesa”: “Ovviamente la difesa è sempre legittima. E se fosse vero che il soggetto che purtroppo è morto – la morte non è mai una bella notizia – era già noto e arci-noto alle forze dell’ordine e ai commercianti e ai cittadini di Voghera, evidentemente non si è trattato di un regolamento di conti. La difesa, in questo caso, se così fosse, è sempre e comunque legittima”.

Dall’altra parte il senatore Alan Ferrari, vicepresidente vicario dei senatori del Pd: “Ciò che è avvenuto ieri sera a Voghera è qualcosa di molto grave e preoccupante. Ora si accerteranno i fatti, ma in un paese civile e democratico un assessore non spara a una persona. Mi auguro che la Lega al più presto prenda le distanze dal gesto di Adriatici. La giustizia fai da te non ha cittadinanza nelle nostre leggi e nella nostra convivenza”.

Della vittima che ha una moglie e un figlio in Marocco e un padre a Novara non se n’è occupato quasi nessuno. Una donna, Roberta, ha portato un vaso di fiori davanti al bar accompagnato da un cartello. “Ti sia lieve almeno la terra, ‘Musta’, perché la vita per te non è stata lieve, né lieta”.

“L’ho fatto – ha spiegato – per lui e per i tanti ragazzi borderline che sono come lui ai margini. Su quello che ha fatto l’assessore giudicherà la magistratura. Da cittadina posso dire che non mi sento più tranquilla a sapere che l’assessore della mia città gira armato”.

Un altro paio di amici di ‘Musta’, così veniva chiamato, hanno espresso la loro rabbia davanti al luogo della morte. Sono arrivati i carabinieri e la polizia per controllare che tutto restasse nei limiti di una protesta verbale. Uno dei due amici è andato a gettarsi in una fontana continuando a urlare il proprio dolore.

Intanto si apprende, secondo fonti dell’AGI vicine alla famiglia,  che Youns El Boussetai sarebbe stato sottoposto a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) tre settimane fa.

I problemi psichici di cui l’uomo soffriva si erano acuiti in seguito al lockdown. El Boussetai aveva contatti frequenti coi suoi familiari, tutti cittadini italiani, che vivevano in altre città. Il padre a Vercelli, la sorella, che ieri sera è arrivata a Voghera, in Francia, un altro fratello in Svizzera. La moglie e i due figli vivono in Marocco.

Ai familiari El Boussetai, che aveva manifestato problemi psichici negli ultimi mesi, aveva detto che si sentiva ‘a casa’ in piazza Meardo, a Voghera, dove è morto. Qui, diceva ai congiunti, aveva la ‘sua panchina’ e i suoi punti di riferimento ed era conosciuto da tutti.

Sul fronte delle indagini, giovedì 22 luglio è prevista la richiesta di convalida della Procura di Pavia dell’arresto di Adriatici, accusato di ‘eccesso colposo di legittima difesa’. Che potrebbe però non essere accompagnata anche dalla richiesta di convalida della misura cautelare dei domiciliari. Questo significa che i pm potrebbero dare l’ok per il ritorno alla libertà dell’uomo, parere non vincolante per il gip che sarà chiamata a decidere dopo avere sentito Adriatici. Il nuovo interrogatorio, dopo il primo subito dopo il fatto, dovrebbe essere fissato per venerdì 23 luglio.

L’avvocato Debora Piazza, che assiste padre, fratello e sorella del 39enne di origine marocchina, ha affermato che “l’autopsia di Youns El Boussetaoui è stata effettuata senza avvisare, come sarebbe dovuto avvenire, i suoi familiari, tutti cittadini italiani e con una residenza”. (AGI)

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