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“Blind Vision”, un viaggio di luce nell’iride e nella percezione dei non vedenti

L'installazione multimediale di Annalaura di Luggo presentata all'ONU in un evento organizzato dalla Missione italiana

Dalla luce al buio, e poi di nuovo alla luce: una luce diversa, quella riflessa dall'unicità percettiva dei non vedenti. L'esposizione di Annalaura di Luggo, curata da Raisa Clavijo, è stata presentata l'11 giugno alle Nazioni Unite. L'occasione è stata l'apertura della 11esima Conference of Parties to the Convention on the Rights of Persons with Disabilities. Ambito al quale l'Italia dà da sempre un forte contributo

Un viaggio dal buio alla luce. Un viaggio nel mondo dei non vedenti, un mondo fatto, a sua volta, di percezioni, di sensazioni, di emozioni. “Blind Vision”, installazione multimediale realizzata dalla fotografa e artista Annalaura di Luggo, è stata presentata lunedì 11 giugno presso la sede delle Nazioni Unite di New York, in un evento ospitato dalla Missione italiana all’ONU, in occasione dell’11esima sessione della Conference of Parties to the Convention on the Rights of Persons with Disabilities, introdotto dall’ambasciatore Inigo Lambertini.

Al centro di questo viaggio, ha spiegato Annalaura, c’è la ricerca artistica incentrata sull’unicità dell’individuo, che si concretizza, sulla pellicola, nelle macrofotografie delle iridi, simbolo di identità. In effetti, il suo lavoro non si ferma a questo. Perché il tema principale del suo progetto Occh-IO – sviluppato in diversi Paesi in tutto il mondo, dove ha incontrato persone di varie nazionalità, estrazioni sociali e culture – è la percezione umana, a sua volta unica per ogni individuo. Unica come l’iride, assoluta protagonista iconografica dell’esposizione multimediale, che l’artista ha catturato con un’apposita macchina fotografica da lei brevettata, realizzata utilizzando le risorse tecniche della scienza oftalmologica.

Parte centrale del processo creativo è stato il contatto umano che Annalaura ha stabilito con ogni singola persona non vedente che ha incontrato nel suo percorso: “Sono rimasta per circa venti ore al buio, mano nella mano con ognuno di loro”, ci ha raccontato, “affinché mi potessero trasmettere questi strumenti alternativi di percezione del mondo”. Cosa le è arrivato in questo modo? “Una luce interiore molto più forte di quella che gli occhi possono vedere”. Una luce che l’artista ha deciso di restituire al mondo attraverso questa installazione multimediale, che, nella sua versione originaria (non è stato possibile trasferire a New York, per ragioni logistiche, tutte le sue parti) interroga sinesteticamente la vista, l’udito e il tatto dei visitatori, chiamati a immergersi in un’esperienza a tutto tondo. Un’esperienza dalla luce al buio, e poi di nuovo alla luce. Quella, più che mai potente, riflessa dall’interiorità delle persone non vedenti.

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