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Consiglio di Sicurezza ONU: dalla Libia Salamè ha cattive notizie per Salvini

L'inviato speciale del Segretario Generale ONU in Libia, in un rapporto al Consiglio di Sicurezza, conferma la drammatica instabilità nel Paese

Migranti in un centro di detenzione alla periferia di Tripoli, Libia, nel febbraio 2017. (foto UNICEF/Alessio Romenzi)

Il processo di pacificazione in Libia, per l'inviato speciale Ghassan Salamè , procede a rilento e gli scontri iniziati a giugno mettono il paese non in condizioni per ospitare i migranti. Intanto il ministro degli Interni Matteo Salvini insiste sul riportare i migranti in Libia

“Lo status quo in Libia non può più essere mantenuto”: si conclude così il briefing video che Ghassan Salamè, rappresentante speciale del segretario generale dell’ONU per la Libia, ha tenuto al Consiglio di Sicurezza. Durante la riunione abbiamo notato la mancanza di molti numeri uno tra i membri permanenti, come gli ambasciatori di Stati Uniti e Russia, oltre al presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, la Svezia, la quale schierava il numero due.

Le parole iniziali del rapporto sono piene di cauto ottimismo e rimarcano l’impegno e i risultati ottenuti da parte delle Nazioni Unite, circa l’apertura di canali di dialogo tra le varie componenti della popolazione libica.

“Si respira aria di elezioni” afferma l’inviato speciale “è compito della comunità internazionale attivarsi affinché si crei un ambiente sicuro che favorisca il processo elettorale’’. Secondo le stime dell’inviato, diversi milioni di libici vogliono partecipare al processo di formazione di un governo libero e legale, che vedrebbe, almeno per quanto riguarda la sua formazione, una notevole partecipazione non solo delle componenti rurali del sud del paese, ma anche di un buona fetta della popolazione femminile.

Purtroppo, a partire dal 15 di giugno, nuove violente azioni militari all’interno del paese hanno rimescolato le carte in tavola, creando una situazione di caos e di  precarietà, contraddistinta , sempre secondo le parole dell’inviato speciale, da “ esecuzioni sommarie e arresti extra- giudiziari”, dando vita a una condizione insostenibile caratterizzata dalla mancanza di infrastrutture, distrutte durante gli scontri stessi, e dalla impossibilità di garantire immediata assistenza alle persone riallocate all’interno del paese.

Sembra dunque impossibile ,in questo frangente, pensare a respingere gran parte dei migranti che hanno lasciato i porti libici nei primi sei mesi dell’anno, come invece si auspicava il ministro dell’interno italiano Matteo Salvini , a seguito dell’incontro con lo stesso rappresentante speciale della situazione in Libia avvenuto poco meno di una settimana fa. Secondo le  dichiarazioni del ministro “La Libia è un porto sicuro. C’è aria di ipocrisia di fondo in europa sulla Libia” . Parole lapidarie che mal si conciliano con le dichiarazioni rilasciate dalla portavoce della commissione Natasha Bertaud che ritiene impossibile che “ alcuna operazione o imbarcazione europea riporti i migranti salvati in mare in Libia, perché il paese non è considerato un porto sicuro’’.

Questa ulteriore dichiarazione non agevola i tentativi del governo italiano di convincere la Libia, e tutti i paesi interessati, a ricreare nel territorio libico le condizioni per poter collocare i migranti intercettati o salvati nel mediterraneo.

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