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SDGs 2030: il futuro è ancora lontano per gli obiettivi dell’ONU

Secondo il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres il multilateralismo è l'unica strada per raggiungere gli obiettivi entro breve tempo

Da sinistra a destra: Michelle Yeoh, Liu Zhenmin, Amina Mohammed, Miroslav Lajčák, Marie Chatardová, Catherine Pollard e Jayathma Wickramanayake al forum politico di alto livello (foto ONU/Loey Felipe)

Per il rapporto ASviS 2017 l’Italia “non sarà in grado di centrare né i target da raggiungere per il 2020, né quelli fissati per il 2030, a meno di un cambiamento radicale”

È alle battute finali il forum politico di alto livello sugli SDGs 2030, ovvero gli Accordi di sviluppo Sostenibile, naturale evoluzione degli obiettivi di sviluppo del Millennio, scaduti nel 2015. 

Tutti i 193 paesi membri delle Nazioni Unite hanno concordato i 17 obiettivi primari, e i 169 target specifici, che dovrebbero proiettare nella realtà dello sviluppo sostenibile i governi sottoscriventi.

Durante questa settimana di meeting sono 47 le nazioni che stanno fornendo volontariamente dati e analisi sui progressi compiuti.

Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres mercoledì, in un discorso tenuto al Palazzo di Vetro, ha evidenziato tre punti fondamentali nel percorso verso il raggiungimento degli SDGS: “Primo, dobbiamo utilizzare come risorsa il potere delle giovani generazioni. Secondo, abbiamo il dovere di tenere sotto controllo le emissioni di gas serra. Terzo, diventa imperativo trovare finanziamenti per il programma degli SDGs, specialmente per i paesi che più ne necessitano”. 

Il Segretario Generale Antonio Guterres (foto ONU)

Nel mondo di oggi, lo sviluppo sostenibile diventa condizione fondamentale per la creazione di un mondo pacifico e deve essere il punto centrale nell’azione delle Nazioni Unite,che devono supportare le istituzioni che possono guidarci lungo questo percorso.

All’inizio della settimana, la presidentessa del Consiglio Economico e Sociale, Marie Chatardová, aveva dichiarato che la velocità e le modalità assunte durante gli ultimi anni per il perseguimento degli obiettivi erano “non sufficienti”. L’auspicio è quello di generare “nuovi modi di fare politica, con metodi più inclusivi e basati sui fatti”, sfruttando i progressi nel campo della scienza e delle nuove tecnologie e riportare così significative vittorie di cui potersi fregiare nel summit di alto livello pianificato per il 2019.

Il Presidente del Consiglio Economico e Sociale Marie Chatardovà (foto ONU)

Il focus del presidente dell’Assemblea Generale, Miroslav Lajčák, è invece più generico.

“L’attuale domanda di cibo, acqua, energia ed edilizia urbana è insostenibile” e più irraggiungibili sembrano essere la parità di genere, l’abolizione dell’oppressione femminile nelle sue molteplici forme e l’attenzione del singolo e della società verso i cambiamenti climatici. 

Fondamentale per comprendere la complessità e l’incidenza dei dati analizzati, è stato l’SDG Index and Dashboards Report, lo studio mondiale più rilevante circa i progressi compiuti verso il conseguimento degli obiettivi . Il rapporto pubblicato nel luglio di quest’anno analizza tutti dati legati ai settori di riferimento degli obiettivi e assegna un punteggio da 0 a 100 alle nazioni, che rappresenta la posizione in percentuale dei governi sulla strada verso gli SDGs. 

La percentuale italiana è del 74,2%, abbastanza per relegare il nostro paese in 29 posizione, leggermente indietro rispetto ai trend di altre nazioni europee. Secondo i dati riportati nel rapporto, la maggior parte dei governi del G20 sta incontrando difficoltà sia nell’avviare politiche efficaci, sia nell’adottare strategie valide per ottenere significative conquiste. Si legge che “nessun paese è dunque sulla buona strada”, anche se la maggior parte delle nazioni in via di sviluppo ha registrato miglioramenti significativi nel campo della malnutrizione e dell’acceso all’istruzione secondaria. Lotta ai cambiamenti climatici e mantenimento della biodiversità risultano invece esser i talloni d’Achille delle politiche dei paesi ad alto reddito.

Ci appare molto meno incoraggiante il rapporto ASviS 2017, pubblicazione dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, circa la posizione dell’Italia per l’Agenda 2030. Il rapporto articola la propria analisi su due piani distinti: il primo riguardante lo stato di avanzamento del nostro paese e il secondo riguardante l’insieme organico di raccomandazioni da sottoporre ai vertici del paese per assicurare la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

Secondo il rapporto, “l’Italia continua a non essere in condizione di sviluppo sostenibile, e non sarà in grado di centrare né i Target da raggiungere entro il 2020, né quelli fissati al 2030, a meno di un cambiamento radicale del proprio modello di sviluppo”.

Numerosi  sembrano essere i ritardi del bel paese, sopratutto nell’adozione di strategie fondamentali, da quelle energetiche a quelle di lotta ai cambiamenti climatici. 

Piccoli segnali di incoraggiamento arrivano grazie all’istituzione della “Commissione Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” richiesta avanzata dall’ex presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni il 12 marzo 2018., creata ad hoc per garantire un coordinamento nazionale sia economico che legislativo. 

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