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Global Compact on Refugees, l’italiano Di Stefano chiede “responsabilità condivisa”

Il capo dell'UNHCR Filippo Grandi ha sollecitato il sostegno degli Stati “nel condurre questo processo a una felice conclusione"

Il sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Manlio di Stefano, durante il suo intervento.

L'high level event sul Global Compact on Refugees, alla vigilia del dibattito della 73esima sessione dell’UNGA, è stato presieduto dall'Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi, ma ha visto la partecipazione in prima linea di Paesi come Costa Rica, Turchia e Bangladesh, che ospitano un alto numero di rifugiati. Tra gli interventi anche quello del sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano, che ha portato il caso dell'Italia all'attenzione del consesso internazionale

A due anni dall’adozione, da parte dell’Assemblea Generale, della Dichiarazione di New York su Rifugiati e Migranti, alla vigilia del dibattito della 73esima sessione dell’UNGA l’UNHCR ha organizzato un high level event sul Global Compact on Refugees (qui il video). Lo ha presieduto l’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi, con gli interventi principali della vicepresidente del Costa Rica, Epsy Campbell Barr, del primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina, del ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, e del presidente della World Bank, Jim Yong Kim. Tutti in prima linea sulla questione migratoria: nel caso dei primi 4, in quanto rappresentanti di Paesi che ospitano un alto numero di rifugiati; l’ultimo, a capo di un’Organizzazione che contribuisce finanziariamente nel rispondere alle principali crisi migratorie mondiali.

L’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi durante il suo intervento.

Grandi ha ricordato i numeri: 68 milioni di persone lontane dalle proprie case nel mondo, 25 milioni di rifugiati, di cui due terzi localizzati in 10 Paesi, nella gran parte dei casi geograficamente prossimi ai focolai di crisi. E in questo quadro, il Global Compact on Refugees “si propone di stabilire misure operative, strumenti finanziari e meccanismi istituzionali” per rispondere alle crisi dei profughi. Altro obiettivo, quello di sostenere le comunità locali, che sono le prime “soccorritrici” dei profughi, come nel caso del Bangladesh, dell’Uganda, del Mali o del Niger. Non solo: il Global Compact vuole promuovere forme condivise di solidarietà, tra cui i reinsediamenti e rimpatri volontari, sicuri e dignitosi. Un documento che, ha affermato l’Alto Commissario, si regge su un delicato equilibrio di punti di vista tra tutti coloro che hanno concorso alla sua stesura.  Proprio per questo, Grandi ha chiesto il supporto degli Stati “nel condurre questo processo a una felice conclusione nel calendario stabilito”: l’obiettivo, ora, è l’adozione del Compact da parte dell’Assemblea Generale per poterne poi implementare le raccomandazioni.

Tra i vari rappresentanti degli Stati, è intervenuto anche il sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione internazionale Manlio Di Stefano, che ha portato all’attenzione del consesso internazionale anche il caso dell’Italia. Il Belpaese, nonostante il cambio di Governo, sembra dunque restare uno dei principali sostenitori del Global Compact on Refugees: in effetti, nonostante l’irrisolto dibattito in sede europea, l’unico Stato membro UE ad opporsi al documento è, per il momento, l’Ungheria. “L’Italia esprime il suo più convinto supporto ai Paesi che ospitano il più ampio numero di rifugiati e valorizza la loro generosità e i loro sforzi”, ha dichiarato Di Stefano. Per poi spostare il focus del suo intervento sul nostro Paese: “Noi stessi stiamo accogliendo un grande numero di rifugiati e migranti provenienti da flussi misti, e abbiamo mostrato la nostra solidarietà negli anni. Tuttavia, crediamo che l’onere dell’ospitalità e della protezione dovrebbe essere essere condivisa più equamente tra i Paesi”.

Quindi, il Sottosegretario ha fatto riferimento alla (per ora) impossibile gestione europea delle migrazioni: “L’Italia ha fatto molto negli ultimi decenni e ora guida un processo di riforma europea che necessita di trovare soluzioni durevoli e strategiche alla questione. Ma”, ha specificato, “mentre chiediamo una responsabilità condivisa tra i partner europei nel gestire i flussi migratori, vogliamo mostrare la nostra concreta solidarietà nel confermare il nostro impegno nell’assistere e proteggere tutti i rifugiati, alleviando il peso sostenuto dai Paesi ospitanti”. Un contributo, ha spiegato Di Stefano, non solo finanziario, ma anche operativo, nel favorire reinsediamenti e assicurare corridoi umanitari.

Un intervento, questo, che segue di alcuni giorni le piccate polemiche tra l’Alto Commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet e il vicepremier leghista, e di qualche ora l’approvazione del decreto sulla Sicurezza, rinominato, per l’appunto, “decreto Salvini”, che, tra le altre cose, prevede l’abolizione della protezione umanitaria e la restrizione del sistema di accoglienza per richiedenti asilo. Un decreto che sembrerebbe prefigurare un approccio al fenomeno migratorio decisamente meno improntato alla solidarietà di quello descritto dal Global Compact. Quando alla “solidarietà condivisa”, bisognerà seguire l’evoluzione del dibattito in sede europea. Ma per ora, il rifiuto della Francia di consentire lo sbarco dell’Aquarius 2 non fa ben sperare.

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