Cerca

OnuOnu

Commenti: Vai ai commenti

Geir O. Pedersen, ecco chi è il successore di De Mistura come inviato ONU in Siria

Diplomatico norvegese di grande esperienza, fu nella squadra che negoziò gli accordi di Oslo e già rappresentante di Kofi Annan in Libano

Geir O Pedersen (UN Photo/Eskinder Debebe).

I rumors si succedevano da giorni; quindi, è giunta l'ufficializzazione da parte di Antonio Guterres. Che, sul norvegese, è riuscito a ottenere il via libera della Russia, vero ago della bilancia sulla nomina. Geir O. Pedersen vanta decenni di esperienza in ruoli diplomatici prestigiosi, ma raccoglierà l'eredità di Staffan De Mistura in un momento particolarmente delicato, in cui il ruolo delle Nazioni Unite e dell'Occidente risulta marginalizzato da Mosca e Teheran

Dopo l’improvviso addio di Staffan De Mistura, inviato ONU in Siria che ha annunciato giorni fa le sue dimissioni per ragioni “meramente personali”, oggi il Segretario Generale Antonio Guterres ha annunciato chi sarà a prendere le redini dei delicatissimi negoziati di pace e del processo politico nel martoriato Paese mediorientale. Si tratta del norvegese Geir O. Pedersen, decenni di esperienza diplomatica alle spalle, con incarichi prestigiosi come quello di ambasciatore norvegese in Cina (fino al 2017), e di Rappresentante Permanente della Norvegia all’ONU (dal 2012 al 2017).

La decisione, ufficializzata in un comunicato stampa quest’oggi, era stata anticipata già nelle scorse ore dalla Reuters e da altri media, che avevano visionato la lettera inviata da Guterres al Consiglio di Sicurezza ONU. “Nel fare questa scelta ho avuto ampie consultazioni, anche con il governo della Repubblica Araba di Siria”, ha scritto Guterres. “Pedersen supporterà tutte le parti, facilitando una soluzione politica inclusiva e credibile che incontri il desiderio democratico della popolazione siriana”, ha assicurato. Secondo i retroscena, il nuovo inviato avrebbe avuto l’immediato e pieno supporto di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, ma anche sulla Cina il Segretario Generale si sarebbe dimostrato da subito piuttosto fiducioso. L’ago della bilancia, dunque, era innanzitutto la Russia, che nella crisi siriana è stata in effetti il principale player internazionale, dal punto di vista militare prima e diplomatico poi.

Non ci sono dubbi che la sfida che Pedersen raccoglierà sarà particolarmente ardua, soprattutto in relazione al processo di riscrittura costituzionale – fortemente sostenuto dalle Nazioni Unite – che la Siria si prepara ad affrontare. De Mistura, in Consiglio di Sicurezza, ha recentemente fatto capire come non ci sia ancora accordo sul ruolo effettivo che l’ONU ricoprirà in tale delicatissima fase: il governo siriano ha infatti puntualizzato di attendersi la collaborazione dell’Organizzazione in veste di mero facilitatore, escludendo però l’idea che possa scegliere un terzo della Commissione che riscriverà la Costituzione.

Allo stesso tempo, Pedersen è un diplomatico di grande esperienza, che si è fatto le ossa già 25 anni fa, come membro della squadra che negoziò segretamente gli accordi di Oslo sul Medio Oriente, e non è un caso che il suo nome fosse in cima alla lista dei papabili già poche ore dopo l’annuncio delle dimissioni dell’Inviato uscente. Non è peraltro la prima volta che Pedersen e De Mistura si passano la staffetta: era già accaduto quando il nuovo Inviato in Siria aveva succeduto quello uscente come Personal Representative dell’allora segretario generale Kofi Annan nel Sud del Libano (2005-2007). È stato anche Special Coordinator per il Libano (2007-2008), nonché direttore dell’Asia and Pacific Division nel Dipartimento Affari Politici ONU.

La Siria, però, è certamente un terreno scivoloso per la diplomazia internazionale. Nonostante gli sforzi di De Mistura, infatti, negli ultimi anni il ruolo di Stati Uniti ed Europa e dell’ONU in generale sembra essere stato messo in ombra dal protagonismo, anche diplomatico, di Russia e Iran, potenze che, con la Turchia, sono state determinanti nel negoziato che ha di recente evitato che la crisi di Idlib si trasformasse in un’autentica catastrofe umanitaria.

A complicare le cose, il mese scorso la Casa Bianca ha stabilito di mantenere una presenza a stelle e strisce in Siria, per monitorare – ha dichiarato Washington – le mire espansioniste di Teheran nella regione: una decisione che di fatto limita la capacità di Assad di riprendere il controllo sull’intero Paese. Ed è proprio sul destino del Presidente siriano che si consuma la frattura dei due membri del Consiglio di Sicurezza più influenti sulla questione: naturalmente, Stati Uniti e Russia. Quest’ultima, insieme all’Iran, appare ancora determinata a sposare la causa di Assad. Toccherà al nuovo Inviato Pedersen adoperarsi per sciogliere un nodo che pare ancora oggi difficilmente districabile.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter