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Pena di morte: sempre più Paesi contrari e dall’ONU una nuova risoluzione

Approvata dalla Terza Commissione dell'Assemblea Generale una nuova risoluzione che chiede agli Stati di fermare le esecuzioni

UNICEF/Rajat Madhok A prison cell.

Si tratta di “un segnale positivo verso l'abolizione completa della pena capitale nel mondo", ha detto l'Ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente dell’Italia alle Nazioni Unite. Positivo anche il parere di Amnesty International: "I numeri non sembrano enormi, due o tre stati ogni anno", ha detto Chiara Sangiorgio, "ma nel tempo è significativo che il sostegno [per la risoluzione n.d.r.] è sicuramente in aumento"

Nonostante l’ostinazione di alcuni paesi, aumenta il consenso internazionale per la moratoria sulla pena di morte. Ieri la Terza Commissione dell’Assemblea Generale, che si occupa dei diritti umani, ha approvato una risoluzione che chiede agli Stati Membri di fermare le esecuzioni. Si tratta di un invito già rivolto in passato. Fu anche dietro iniziativa dell’Italia che, nel 2007, l’Unione Europea presentò alle Nazioni Unite la prima proposta di moratoria. Da allora, il numero dei paesi che hanno aderito a questo appello è sempre cresciuto. Con l’ultima votazione sono aumentati anche rispetto alla consultazione del 2016. Sono 123 i paesi (otto in più rispetto all’ultima votazione) che hanno espresso formalmente il proprio appoggio alla raccomandazione delle Nazioni Unite di fermare le esecuzioni capitali.

Ancora una volta la bozza di risoluzione è stata adottata solo dopo un intenso dibattito e alla fine sono emerse le posizioni negative di alcuni paesi: 36 rappresentanti hanno votato contro e 30 si sono astenuti. Il testo è stato approvato con l’introduzione di un emendamento proposto da Singapore sul diritto sovrano degli Stati al loro sistema legale approvato con 96 si, 73 no e 14 astenuti. 

Si tratta di “un segnale positivo verso l’abolizione completa della pena capitale nel mondo”, ha detto l’Ambasciatrice Mariangela Zappia, rappresentante permanente dell’Italia alle Nazioni Unite. 

Positivo anche il parere di Amnesty International: “I numeri non sembrano enormi, due o tre stati ogni anno”, ha detto Chiara Sangiorgio, “ma nel tempo è significativo che il sostegno [per la risoluzione n.d.r.] è sicuramente in aumento”. 

Di questo tema aveva parlato recentemente il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che, in occasione della giornata mondiale contro la pena di morte aveva lodato gli sforzi dei paesi per porre fine a questa pratica. “170 Stati hanno o abolito la pena di morte o ha introdotto una moratoria sul suo uso”.

Secondo Amnesty International, invece, sarebbero 33 i paesi che negli ultimi cinque anni avrebbero effettuato almeno un’esecuzione. In sette paesi la pena di morte sarebbe consentita solo per reati gravi in circostanze eccezionali (come quelli commessi durante i periodi di guerra). E sono 29 i paesi che, pur avendo nel proprio diritto penale la pena capitale, non hanno eseguito nessuna condanna a morte negli ultimi 10 anni.

Per contro i paesi che hanno eseguito almeno una condanna a morte nel 2017 sono molti e tra loro non mancano le sorprese: Afghanistan, Bahrain, Bangladesh, Belarus, Botswana, Chad, Cina, Egitto, Guinea Equatoriale, India, Indonesia, Iran, Iraq, Giappone, Giordania, Kuwait, Malaysia, Nigeria, Corea del Nord , Oman, Pakistan, Territori Palestinesi, Arabia Saudita, Singapore, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Taiwan, Tailandia, Emirati Arabi Uniti, USA, Vietnam e Yemen.

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