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L’Italia del Gigino Caligola col cavallo Lino Banfi per l’UNESCO

Luigi Di Maio ha usato Lino Banfi come una mazza per colpire da una parte il multilateralismo politico e dall’altra le odiate “elites culturali”

Lino Banfi nel film "L'allenatore nel pallone" (Immagine da Wikipedia)

Il vice premier Di Maio ha detto che mandando l'attore pugliese in quella commissione lo rendeva “patrimonio dell’umanità”; battuta ovviamente non vera, infelice e non spiritosa e che sottolinea il disprezzo per le istituzioni internazionali che accomuna tutti i ‘sovranisti’ del mondo e un ancor più grande disprezzo per la cultura

Si racconta che Goebbels, Ministro della Propaganda del terzo Reich, dicesse:”Quando sento parlare di cultura, metto mano alla pistola”. L’attuale governo italiano quando sente parlare di cultura, mette in campo Lino Banfi. Sia chiaro che Di Maio non è nazista e che Banfi non è un pistola, anzi Banfi in questa faccenda c’entra come Pilato nel Credo e non merita di essere crocifisso sui social come sta succedendo da quando è stata resa nota la notizia della sua nomina alla commissione italiana dell’UNESCOLino Banfi è stato un attivissimo attore di commedie scurrili e scollacciate all’inizio della sua carriera e successivamente interprete di serie TV banalotte e ripetitive

Ha dato ottima prova di sé in “Difetto di famiglia”, l’ultimo film di Nino Manfredi, diretto da Alberto Simone.  Chissà… se gli avessero offerto più ruoli come questo la sua carriera avrebbe forse preso un’altra direzione.

Il ruolo della sua vita gliel’ha comunque appena offerto il Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio come membro della commissione italiana UNESCO. Tranquilli…. Banfi non rappresenterà l’Italia all’agenzia dell’ONU che si occupa di cultura ed ha sede a Parigi.  Quel posto lo occupa (per il momento) un ambasciatore di rango del nostro corpo diplomatico. Il Lino nazionale sarà uno dei circa cinquanta membri di una delle tante commissioni con pochi poteri e molti pareri che punteggiano la scena istituzionale italiana. Quindi gravi danni non potrà combinarne neanche volendo e comunque gli va dato il beneficio del dubbio e la presunzione che farà diligentemente quanto gli verrà chiesto. 

Il vice premier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio 

Quindi, c’è qualcosa di sbagliato in questa nomina? Sì, c’è tutto di sbagliato.  Di Maio ha detto che mandando Banfi in quella commissione (per ripagarlo delle dichiarazioni di apprezzamento all’operato del governo) lo rendeva “patrimonio dell’umanità”; battuta ovviamente non vera, infelice e non spiritosa e che sottolinea il disprezzo per le istituzioni internazionali che accomuna tutti i ‘sovranisti’ del mondo e un ancor più grande disprezzo per la cultura. Sì, Gigino ha usato Banfi come una mazza per colpire da una parte il multilateralismo politico e dall’altra le odiate “elites culturali”. O se vogliamo fare un riferimento alla storia romana non può che venire in mente la leggenda di Caligola che nomina senatore il suo cavallo. Ovviamente il cavallo Incitatus non aveva alcuna colpa ed era solo uno strumento per Caligola per mostrare il suo disprezzo per il Senato.  Il commento a caldo di Salvini: “E allora Jerry Calà?” non fa che confermare la motivazione esclusivamente provocatoria di questa nomina. 

E Lino? Lo sventurato rispose, con quella frase sui professoroni plurilaureati e  sul sorriso che lui porterà in quei noiosi consessi. Forse riuscirà davvero a far ridere con una barzelletta grossolana i suoi nuovi grigi colleghi (quasi tutti di nomina ministeriale), ma nel frattempo Banfi ha mandato un segnale disfattista ai nostri studenti dicendo praticamente che il loro tempo, le risorse loro e delle loro famiglie, i loro sacrifici sono inutili. Nella mia prossima rubrica vi parlerò di una mezza dozzina di persone che dovrebbero far parte di quella commissione e che non sono né professoroni né plurilaureati, ma nel frattempo voglio incoraggiare i nostri universitari a studiare con passione, determinazione ed entusiasmo.  La loro laurea non gli garantirà un posto in commissione UNESCO e, quel che è più grave, nemmeno un lavoro decente in patria, (l’Italia è ancora al penultimo posto in Europa per numero di laureati e ha i tassi più alti di emigrazione giovanile e intellettuale) ma li renderà senz’altro migliori di chi oggi governa il nostro disgraziato paese.

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