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Libia, Haftar punta a Tripoli e Guterres prova a “salvare” la roadmap ONU

Nelle ore in cui il generale annuncia "un'operazione per la liberazione di Tripoli", il segretario generale ONU in Libia invita alla calma

Secretary-General António Guterres (second from right) is met by Lutfi Almughrabi, Under Secretary of Political Affairs at the Libyan Foreign Ministry, as he arrives in Tripoli, Libya. At left is Ghassan Salamé, Special Representative of the Secretary-General and Head of the UN Support Mission in Libya (UNSMIL). (UN Photo/Mohamed Alalem).

Poco più di una decina di giorni fa, noi della Voce vi riportavamo la rassicurante risposta dell'ambasciatore francese all'ONU Francois Delattre, alla nostra domanda sullo stato delle relazioni tra Parigi e Roma sulla Libia. Nelle ultime ore, l'avanzata verso Tripoli di Khalifa Haftar, da sempre sostenuto, oltre che da Egitto e Russia, proprio dalla Francia, semina preoccupazione nella comunità internazionale e mette potenzialmente a rischio ancora una volta la roadmap disegnata dalle Nazioni Uniti

Mancavano 10 giorni alla fine di marzo quando la Libia era tornata sul tavolo del Consiglio di Sicurezza, quel mese presieduto dalla Francia. Proprio in quella riunione, l’inviato speciale Ghassan Salame aveva annunciato che una nuova Conferenza nazionale, a cui avrebbero partecipato tutte le parti (rigorosamente libiche) in causa, si sarebbe tenuta dal 14 al 16 aprile prossimi, nella città occidentale di Gadames. Un risultato rispetto al quale il rappresentante del Segretario Generale ONU nel Paese si era mostrato piuttosto ottimista, anche perché, aveva notato, avrebbe potuto essere l’occasione per trovare un accordo sulla data delle elezioni che Fayez al-Serraj, leader del Governo di Unità Nazionale riconosciuto dall’ONU, e Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e suo principale rivale, avevano convenuto di indire al fine di “preservare l’unità del Paese”.

I lettori più accorti della Voce si ricorderanno che, in quella occasione, avevamo chiesto al rappresentante permanente di Parigi all’ONU, Francois Delattre, lo stato delle relazioni tra il suo Paese e l’Italia, viste le passate incomprensioni sulla roadmap del Paese verso le elezioni e non solo. L’ambasciatore ci aveva rassicurati: “Quello che posso dire come rappresentante del mio Paese è che la partnership tra Francia e Italia sulla Libia, ma anche sulle altre questioni, è esemplare. La partnership è sempre più forte, la mia relazione con la collega italiana è all’insegna dell’amicizia”. Quindi, aveva proseguito, “non vedo alcun tipo di difficoltà tra i  nostri due Paesi: siamo allineati, lavoriamo insieme, con gli stessi obiettivi”. L’ambasciatore aveva poi osservato che il dialogo proseguito alla “conferenza di Parigi, settimana fa”, e alla più recente “conferenza di Palermo” costituisce “la migliore dimostrazione di dove siamo ora, insieme”.

Rassicurazioni che però gli sviluppi delle ultime ore sembrano sconfessare. A seguito della sua irresistibile avanzata nel sud del Paese, infatti, il generale Haftar – da sempre sostenuto, oltre che dall’Egitto e dalla Russia, proprio dalla Francia –, dopo aver preso il controllo di Gharian a 100 chilometri da Tripoli, punta ora verso la capitale. Il generale ha infatti annunciato l'”operazione per la liberazione di Tripoli” e ha chiesto ai miliziani che la difendono di issare “bandiera bianca”. Del resto, il messaggio audio postato sulla pagina Facebook dell’Ufficio stampa del Comando generale delle Forze armate libiche, è tutt’altrop che rassicurante: “Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli”, afferma Haftar. “Eroi, l’ora è suonata, è giunto il momento” del “nostro appuntamento con la conquista”. E ancora: “Colui che depone le armi è salvo. Colui che resta a casa è al sicuro. Colui che sventola bandiera bianca è in sicurezza”. Nei giorni scorsi, il generale aveva lanciato una “campagna per bonificare l’ovest del Paese dalla presenza di milizie criminali” e, nella giornata di ieri, il Consiglio presidenziale presieduto da Fayez Al Sarraj aveva emesso una dichiarazione che definiva gli ordini impartiti da Haftar alle sue truppe “annunci provocatori”, ma proclamava anche lo stato d’emergenza nel Paese. Secondo il Libya Observer, per molti osservatori la mossa del comandante della Cirenaica non avrebbe molte speranze di riuscita, a causa della mancanza di alleanze nella regione e per la lontananza da qualsiasi rotta di rifornimento. Ad ogni modo, da notare il fatto che la provocazione militare di Haftar sia giunta a meno di un mese dall’ultimo incontro con Sarraj, in cui i due rivali avevano concordato di terminare le operazioni militari e di lavorare congiuntamente per una risoluzione pacifica della fase di transizione che avrebbe condotto a nuove elezioni. L’impressione è che, a meno di due settimane dalla Conferenza nazionale sotto l’egida ONU, la mossa di Haftar rappresenti una carta che il generale ha voluto giocarsi con anticipo, i cui effetti sono ancora sconosciuti: ancora non è chiaro se la provocazione condurrà o meno a una vera e propria escalation e se, ancora una volta, porterà a naufragare la roadmap delineata dalle Nazioni Unite.

Gli ultimi sviluppi, peraltro, sono coincisi con la visita del segretario generale Antonio Guterres nel Paese nordafricano, appositamente organizzata a sostegno dello sforzo del Governo libico a portare i leader rivali intorno a un tavolo sotto l’egida del Palazzo di Vetro. Proprio dalla Libia, Guterres si è definito “profondamente preoccupato”, e ha aggiunto che “non c’è spazio per alcuna soluzione militare. Solo un dialogo intra-libico può risolvere i problemi della Libia”. Nella conferenza stampa da lui tenuta a Tripoli, Guterres ha spiegato: “Mentre ero in viaggio verso la Libia, sono rimasto sorpreso da un certo numero di movimenti militari e di dichiarazioni pubbliche che, ovviamente, hanno suscitato enorme preoccupazione”. E ha proseguito: “Voglio fare un appello forte: un appello perché tutti i movimenti si fermino, un appello al contenimento, alla calma, all’abbassamento delle tensioni sia dal punto di vista militare, che politico, che verbale, e al riconoscimento del fatto che, nell’incontro che ho avuto oggi con il Presidente, abbiamo condiviso il principio che non c’è soluzione militare per nessun problema al mondo,  né per quelli della Libia”. La soluzione, ha ribadito Guterres, “deve essere politica”, perseguita “attraverso il dialogo”.

Il Segretario Generale, domani, sarà a Bengasi dove incontrerà Haftar. Ai giornalisti che gli hanno chiesto che cosa dirà al generale, Guterres ha risposto di non voler anticipare nulla, ma ha sottolineato che “è per me chiaro che è assolutamente necessario evitare il dramma di quello che costituirebbe un gravissimo scontro a Tripoli”. Quanto alla Conferenza prevista per metà aprile, il leader dell’ONU ha affermato di aver visto nei suoi interlocutori (in primis Fayez al-Sarray e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato Khaled Mishri) un forte supporto per l’iniziativa sostenuta dalle Nazioni Unite. Ma a chi gli chiedeva se fosse contemplata la possibilità di rimandare l’appuntamento libico, ha ammesso: “È difficile tenere la Conferenza nazionale in una situazione di scontro globale, perciò è molto importante dissinescare le tensioni e tornare a uno stato di calma e moderazione”.

Guterres ha peraltro visitato alcuni centri di detenzione per i migranti, e si è detto “scioccato” per le sofferenze di cui è stato testimone. Non solo: “A questo punto, nessuno può dire che la Libia sia un porto sicuro di sbarco”, ha twittato, facendo verosimilmente riferimento alle polemiche dei giorni scorsi scoppiate dopo che il Viminale aveva suggerito che la stessa Commissione Europea considerasse il Paese nordafricano un luogo di sbarco sicuro, salvo poi ricevere una smentita dalla diretta interessata.

In questo complicato scenario internazionale, i governi di Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti hanno diffuso una dichiarazione congiunta, in cui hanno espresso preoccupazione per i combattimenti vicino a Gharyan e hanno sollecitato “tutte le parti ad allentare le tensioni, che ostacolano le prospettive di mediazione politica delle Nazioni Unite”.

In questo momento delicato della transizione della Libia, le iniziative militari e le minacce di un’azione unilaterale rischiano di spingere la Libia verso il caos. Crediamo fermamente che non esista una soluzione militare al conflitto in Libia. I nostri governi si oppongono a qualsiasi azione militare in Libia e riterranno responsabile qualsiasi fazione libica che faccia scoppiare ulteriori conflitti civili.Siamo al fianco dal rappresentante speciale dell’ONU del Segretario generale (SRSG) Ghassan Salame, mentre l’ONU lavora per superare lo stallo politico in Libia, di migliorare la governance di transizione e per tracciare un percorso verso elezioni credibili e pacifiche. Tutti gli attori libici dovrebbero lavorare in modo costruttivo con Ghassan Salame mentre le Nazioni Unite ultimano i piani per la conferenza nazionale prevista per il 14-16 aprile.

La stessa Farnesina – con il ministro degli Esteri Enzo Moavero a Washington per incontrare importanti rappresentanti dell’amministrazione americana e per partecipare a una riunione ministeriale della NATO – ha dichiarato in una nota di seguire con attenzione, in stretto contatto con l’Ambasciata a Tripoli, gli ultimi sviluppi. Il Ministro, prosegue la dichiarazione, si unisce al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres, nel ricordare che la via per la soluzione della crisi passa attraverso un dialogo inclusivo, costruttivo e responsabile fra tutte le componenti del Paese, nel primario interesse del popolo libico e di una equilibrata stabilizzazione. Al riguardo, l’Italia – conclude la nota – conferma il proprio sostegno all’azione dell’Inviato Speciale dell’ONU per la Libia, Ghassan Salame.

Non sarà un caso che, nelle scorse ore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia annunciato la nomina di Richard B. Norland come ambasciatore straordinario e plenipotenziario in Libia, riempiendo un posto che era rimasto vacante da dopo lo scoppio delle cosiddette Primavere Arabe. Un annuncio, peraltro, giunto a pochi giorni dal viaggio a Washington di Luigi Di Maio e in corrispondenza di quello del ministro degli Esteri Moavero, che rimanda a quella “cabina di regia” lanciata da Conte durante la sua visita a Trump dello scorso luglio. La mossa dell’amministrazione USA, inoltre, potrebbe rappresentare un avvertimento diretto a Mosca, che da sempre sostiene il generale della Cirenaica.

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