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Libia sull’orlo del baratro, Guterres tuona: “Non è un porto sicuro di sbarco”

Intanto, l'ambasciatore tedesco Heusgen spiega che il Consiglio di Sicurezza è unito in merito alla necessità di un cessate il fuoco. Ma su Haftar?

Il Segretario generale Antonio Guterres all'uscita del Consiglio di Sicurezza (Foto VNY).

Mentre si apprestava a lasciare lo stakeout, noi della Voce abbiamo chiesto al Segretario Generale la sua posizione sulle politiche migratorie italiane ed europee nel Mediterraneo, alla luce degli ultimi eventi. "È chiaro che la Libia non è un porto sicuro di sbarco", ha dichiarato icasticamente. A questa domanda, invece, l'ambasciatore tedesco Heusgen ha preferito non rispondere

In una giornata già intensa all’ONU, caratterizzata dalla visita del vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence sulla crisi venezuelana, il Consiglio di Sicurezza si è riunito d’emergenza a porte chiuse per affrontare il deteriorarsi della situazione libica. Una riunione presieduta dal Segretario Generale, Antonio Guterres, reduce da un viaggio che lo ha portato anche in Libia, dove ha toccato con mano la drammaticità della situazione e ha visitato alcuni centri di detenzione per migranti. Al termine del Consiglio, parlando con i giornalisti, Guterres si è definito “grato” per aver potuto aggiornare il Consiglio di Sicurezza sulla situazione nel Paese nordafricano. “Come potete ricordare, lasciando Bengasi e la Libia, ho detto di essere molto preoccupato, e che me ne andavo con cuore pesante”, mentre si affacciava la possibilità “di un grave scontro intorno e dentro Tripoli”.

Una sensazione pienamente confermata, ha sottolineato. “Ma è ancora il momento di fermarsi. È il momento giusto per stabilire un cessate il fuoco”, e per evitare quella che sarebbe una “drammatica e sanguinosa battaglia” per Tripoli. Il Segretario Generale ha ribadito quanto affermato precedentemente, che non c’è spazio per una soluzione militare, ma che quella soluzione può essere soltanto politica. A questo proposito, ha ringraziato il suo inviato speciale nel Paese Ghassan Salame, a cui ha confermato il suo incondizionato sostegno, per il “lavoro coraggioso” svolto “sul campo”. “Allo stesso tempo”, ha detto il Segretario Generale, “sono particolarmente preoccupato per i migranti e i rifugiati” imprigionati in una situazione di grave pericolo: “ci sono terribili timori non solo per le vite dei libici ma anche per quelle di migranti e rifugiati nella città”, ed è anche alla luce di ciò che, ha sottolineato Guterres, “abbiamo assoluta necessità che le ostilità cessino”. Mentre si apprestava a lasciare lo stakeout, noi della Voce abbiamo chiesto al Segretario Generale la sua posizione sulle politiche migratorie italiane ed europee nel Mediterraneo, alla luce degli ultimi eventi. “È chiaro che la Libia non è un porto sicuro di sbarco”, ci ha risposto icasticamente.

Dopo Guterres ha parlato con i giornalisti il Presidente del Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatore tedesco Christoph Heusgen, che ha definito il meeting “molto buono”. “Dalle discussioni del Consiglio, posso dire che è emerso un forte supporto all’azione del Segretario Generale e del suo inviato speciale Ghassan Salame”. Intorno al tavolo, ha detto Heusgen, “tutti eravamo ovviamente molto preoccupati per la situazione; il Segretario Generale ha chiesto un cessate il fuoco”, riecheggiato da tutti i membri del Consiglio. C’è preoccupazione, anche, per la situazione umanitaria, per il rispetto dei diritti umani e per il destino dei rifugiati. Oltre a tutto ciò, “intorno al tavolo c’è stata una forte richiesta di dialogo tra le parti” e la consapevolezza della necessità di tornare al percorso tracciato dalle Nazioni Unite. Dalle parole dell’ambasciatore tedesco, insomma, emerge ancora una volta l’immagine di un Consiglio di Sicurezza unito nella condanna dell’avanzata di Haftar, e nel sostegno alla roadmap disegnata da Salame, che, in attesa di nuove elezioni, ha come punto di riferimento il leader del Governo di Unità Nazionale Fayez Al-Sarraj. Alla luce della recente richiesta d’aiuto di Mohammed Sayala, ministro degli Esteri libico, che in una lettera ha chiesto al Consiglio misure concrete per fermare il generale della Cirenaica, resta da capire perché il più potente consesso internazionale non abbia ancora fatto riferimento alla possibilità di utilizzare gli strumenti, anche solo diplomatici, che la Carta ONU gli attribuisce per salvaguardare il processo di pace. Alla nostra domanda in proposito, Heusgen ha ribadito soltanto che “la necessità più urgente è quella di un cessate il fuoco, e questa era l’opinione comune intorno al tavolo”. Quando invece gli abbiamo chiesto conto della situazione dei migranti nel Mediterraneo alla luce di quello che Guterres ci aveva appena dichiarato, l’ambasciatore ha soltanto affermato: “Non voglio fare speculazioni sul processo decisionale politico a Bruxelles”.

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