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Libia, anche gli USA restii a puntare tutto sul “cavallo zoppo” Sarraj?

Nonostante la telefonata tra Trump e Conte, gli USA all'ONU non hanno sostenuto, insieme alla Russia, la bozza di risoluzione contraria ad Haftar

Giuseppe Conte e Donald J. Trump (Wikipedia).

Nessuna spiegazione dalla missione americana sulla decisione di non sostenere, insieme a Mosca – da sempre sostenitrice di Haftar – una bozza di risoluzione britannica che, tra le altre cose, avrebbe puntato il dito sull'offensiva dell'uomo forte della Cirenaica. Questo, a poche ore dalla telefonata intercorsa tra Trump e Conte, nella quale, secondo fonti di Palazzo Chigi, il premier avrebbe chiesto aiuto al Presidente Usa sul dossier. Dov'è finita la "cabina di regia" promessa a luglio?

Se fino a 24 ore fa i messaggi ufficiali che arrivavano dal Consiglio di Sicurezza sulla Libia cercavano di dare l’impressione di un consesso unito, perlomeno nel chiedere la fine dei combattimenti e un ritorno al dialogo, è stata la proposta di risoluzione presentata ieri dalla Gran Bretagna in una riunione a porte chiuse a fotografare l’effettiva divisione della comunità internazionale sul dossier. Il tutto, peraltro, mentre l’ONU avverte che, a Tripoli e nei suoi dintorni, un sempre più alto numero di bambini sono “a rischio imminente di ferimento o morte”. Non che fosse mai stato un mistero: il generale Haftar può contare sull’aperto sostegno di Russia ed Egitto, e sul più o meno esplicito appoggio francese, tanto che, nella giornata di ieri, da Tripoli è giunto un messaggio chiaro a Parigi: “Qualsiasi relazione con la parte francese nell’ambito degli accordi bilaterali nel campo della sicurezza si fermerà”, si legge nella dichiarazione diffusa dalla Capitale, come riporta il Libya Observer. Una presa di posizione che sembra stridere con le rassicurazioni che, a nostre precise domande, la diplomazia francese all’ONU on e off-the records ci ha sempre fornito in merito allo stato delle interazioni con l’Italia sull’argomento.

È stata però la Russia a impedire una presa di posizione unitaria del Consiglio e a far naufragare la bozza di risoluzione britannica, che, oltre a invitare i Paesi che vantano un’influenza sulle parti in conflitto a garantire l’adempimento e l’accesso incondizionato agli aiuti umanitari in Libia, puntava esplicitamente il dito sull’offensiva militare dell’uomo forte della Cirenaica. “Abbiamo il testo di una bozza di risoluzione. Un certo numero di membri del Consiglio vogliono più tempo. Con l’obiettivo di arrivare a un testo il più possibile forte e unitario, siamo pronti a concedere un po’ più di tempo. Ci piacerebbe riportare la risoluzione sul tavolo all’inizio della prossima settimana, ma dipenderà dalle consultazioni di oggi”, ha commentato l’ambasciatrice britannica all’ONU Karen Pierce ai giornalisti. E a chi le ha chiesto quanto fosse importante che il Consiglio si esprima, finalmente, sulla crisi, ha risposto: “Credo molto nell’ONU e penso che sia sempre meglio se il Consiglio può dire qualcosa di significativo in merito al principale ordine del giorno, che è questo”. Allo stesso tempo, ha fatto capire l’ambasciatrice, “a meno che non si abbia un testo forte sostenuto da un Consiglio unito”, tali iniziative possono essere controproducenti. Ecco perché, ha lasciato intendere, l’obiettivo sarà quello di avere un testo che possa accontentare tutti: chi sostiene Haftar e chi no.

Una linea confermata dall’ambasciatore tedesco all’ONU e presidente del Consiglio di Sicurezza Heusgen: “Abbiamo bisogno di avere urgentemente questa risoluzione, dobbiamo mandare un messaggio molto forte alla popolazione che è disperata e quando sentiamo di razzi lanciati su alloggi di civili a maggior ragione serve una voce forte da New York”. Una voce forte e unita che, però,  al momento non è ancora arrivata.

Ma se l’opposizione della Russia non è stata una sorpresa, ha destato maggior stupore, invece, quella degli Stati Uniti, altro membro del Consiglio di Sicurezza a non aver appoggiato la bozza di risoluzione britannica. Una posizione che, peraltro, stride sia con le precedenti dichiarazioni pubbliche di Washington contrarie all’offensiva di Haftar, sia con la famosa “cabina di regia” sulla Libia promessa dal presidente Trump al premier Conte nel luglio scorso. Una parntership sul dossier che peraltro sembrerebbe essere stata ribadita nella telefonata intercorsa tra i due alleati non più di 48 ore fa, nella quale, secondo fonti di Palazzo Chigi citate da Repubblica, il Presidente americano avrebbe espresso un attestato di stima e di fiducia nei confronti dell’Italia per come sta gestendo la crisi, mentre il capo dell’esecutivo di Roma avrebbe chiesto nuovamente aiuto a Washington per scioglierla.

Che cosa sia andato storto dopo quella telefonata non è dato saperlo. Gli Stati Uniti non hanno fornito pubblicamente ragioni per la loro posizione: la loro missione all’ONU, alla nostra richiesta, ha rifiutato di commentare perché i negoziati sulla bozza di risoluzione sono ancora in corso. Secondo quanto riporta la Reuters, però, alcuni diplomatici ONU ritengono che gli States stiano cercando di prendere tempo mentre l’amministrazione Trump decide come gestire gli ultimi sviluppi nel Paese nordafricano. Forse che, a differenza dell’Italia e nonostante le promesse, anche Washington – come altri Paesi – stia valutando attentamente quanto sia conveniente puntare tutto su un solo cavallo, e per di più evidentemente azzoppato?

 

 

 

 

 

 

 

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