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Pericolo “Hate Speech”: Guterres sul ruolo dei social media nel “normalizzare l’odio”

Come il mondo digitale facilita l'espansione dell'odio, dando vita a focolai di antisemitismo, razzismo e intolleranza che colpiscono le comunità più vulnerabili

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha tenuto un discorso ad un evento organizzato dal presidente dell’Assemblea Generale, sulle sfide dell'insegnamento della tolleranza e del rispetto nell'era digitale

Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, prendendo spunto dalla mostra “Auschwitz. Not long ago. Not far away” (Auschwitz. Non molto tempo fa. Non molto lontano) allestita dal museo della cultura ebraica, ha ricordato ai presenti che questo capitolo drammatico della storia umana non è poi così lontano dalla presunta tolleranza della quale godiamo oggi. “È un titolo adeguato”, ha commentato il segretario generale dell’Onu, “difatti, non molto tempo fa, tornando indietro di una singola generazione, e certamente non lontano, avvenendo nel cuore dell’Europa, dove tutt’oggi rimane al centro della nostra consapevolezza mentre combattiamo l’antisemitismo e altre forme di intolleranza”.

Guterres ha citato uno studio che riporta un aumento del 13% nel 2018, rispetto all’anno precedente, di incidenti antisemiti, sottolineando che l’ondata di aggressioni mirate a sinagoghe, cimiteri ed individui contribuiscono al sentimento di insicurezza che permea all’interno delle comunità ebraiche.

Riguardo l’incremento di episodi di violenza ha espresso, “questo odio secolare ha dimostrato una capacità di resistere”.

“I suprematisti bianchi e i neonazisti sono incoraggiati dalle elezioni che mostrano il consenso dei loro messaggi razzisti” ha continuato il capo delle Nazioni Unite, aggiungendo che nel mondo altamente digitalizzato odierno, “abbiamo nuovi vettori di veleno, algoritmi che accelerano la diffusione del bigottismo e nuove piattaforme in cui gli estremisti lontani, possono contattarsi e spronarsi l’un l’altro”.

Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres

Anche con i migliori sforzi compiuti dall’Onu, che combatte come principio fondamentale la propagazione di sentimenti pericolosi quali il razzismo, la situazione attuale rimane critica. In risposta diretta a questi episodi di odio che normalizzano e sminuiscono la gravità del problema, Guterres ha citato brevemente il nuovo programma delle Nazioni Unite mirato a combattere il cosiddetto “Hate Speech”, ovvero linguaggio che incita all’ odio.

“I nostri sforzi devono intensificarsi urgentemente nello spazio digitale, dove l’odio è largamente diffuso”, ha sottolineato, facendo particolare attenzione al ruolo dei social media i quali, “forniscono un canale per l’odio su vasta scala, praticamente senza costi e senza responsabilità, rendendoli alquanto allettanti per chiunque avesse cattive intenzioni”.

Per non parlare del suo (Hate Speech) uso polarizzante nel prendere di mira le comunità più vulnerabili come donne e minoranze.

Un altro intervento è stato quello del rabbino Yisroel Goldstein, che ha descritto gli eventi tragici avvenuti lo scorso aprile, quando un uomo a mano armata si è inoltrato nell’edificio della congregazione di “Chabad of Poway”, vicino San Diego, minacciando i presenti. “Ho visto nell’atrio della nostra sinagoga, una casa di culto, una casa dove i bambini vengono a celebrare … questo terrorista in piedi nell’atrio, con in mano un AR-15 e io dal lato opposto della sua canna”, ha raccontato con voce trepidante il rabbino. Con estremo coraggio Goldstein è riuscito a rifugiarsi dall’assalitore, portando con sé alcuni bambini che erano presenti, tra i quali anche sua nipote di quattro anni. Quando è ritornato sulla scena del crimine, l’uomo si era già allontanato dall’edificio, per poi essere catturato dalle forze dell’ordine a due miglia dalla sinagoga. Fortunatamente, è riuscito a scampare a questo grave episodio di aggressione, le sue mani fasciate sono un ricordo vivido di ciò che sarebbe potuto accadere. In chiusura, il rabbino Goldstein ha dichiarato che dovremmo trattare il prossimo con la dignità mostrata a ogni essere umano, indipendentemente dal colore della pelle o dalla lingua parlata, siamo tutti figli di Dio.

Anche la presidente dell’Assemblea Generale María Fernanda Espinosa ha mostrato disdegno per gli episodi di odio sempre crescenti, ma non sorpresa verso i dati raccolti. “Ciò che fa paura ora è che non è più limitato ai gruppi estremisti ma è diventato parte di un’ondata più ampia di intolleranza, razzismo e xenofobia”, ha espresso con rancore. “Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per garantire che i semi dell’odio non trovino terreno fertile”, ha ribadito Espinosa, facendo riferimento a una consapevolezza maggiore da parte del pubblico . Purtroppo, come ha puntualizzato la presidente dell’Assemblea Generale, essere al corrente di un problema di questo calibro non basta ad eradicarlo. Bisognerà trovare una soluzione in grado di apportare un cambiamento vero e proprio di mentalità, la protezione dei valori fondamentali ed il rifiuto totale di qualsiasi forma di intolleranza. Come ultimo appello, Espinosa ha espresso che il mondo digitale, e in particolare i social media, sono “Strumenti potenti” che possono essere usati per “diffondere odio e distorcere la realtà”.

Purtroppo questi trend mostrano un netto peggioramento in concomitanza con il successo globale di piattaforme multimediali. È la triste realtà del mondo in cui viviamo oggi, ma pur sempre la nostra realtà. Monitorare, e dove necessario censurare, il linguaggio di individui in rete è tutt’oggi un argomento delicato, che presenta sia lati negativi che positivi. Da buoni cittadini del mondo, possiamo solo comportarci dignitosamente, nella nostra “piccola bolla”, rispettando le differenze altrui e sperando che ci venga concesso lo stesso privilegio.

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