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Bachelet non ci sta e attacca gli USA: quei centri per migranti al confine “sconvolgenti”

Dopo il rapporto "shock" dell'Ispettorato Generale del Department of Homeland Security, l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani alza la voce

Una delle foto che mostrano il sovraffollamento di un centro per migranti al confine meridionale, tratta dal report dell'Office of Inspector General (Department of Homeland Security).

A seguito dello scioccante documento, Bachelet ha chiesto urgentemente alle autorità USA di trovare alternative ai centri di detenzione per migranti e per i rifugiati adulti e bambini. “Qualsiasi privazione di libertà di migranti adulti e rifugiati dovrebbe costituire una misura di extrema ratio”, ha puntualizzato Bachelet, riecheggiando, peraltro, un principio già delineato nel Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, documento dell’ONU che gli Stati Uniti non hanno mai firmato

“Appalling”: “sconvolgenti”, “atroci”. Ha usato questo aggettivo Michelle Bachelet, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, per descrivere le condizioni in cui sono detenuti i migranti negli Stati Uniti, in un periodo in cui alcune inchieste sull’argomento hanno indignato l’opinione pubblica. Particolare preoccupazione è stata espressa da Bachelet sui minori, che, a suo avviso, non dovrebbero mai essere tenuti in strutture di detenzione, o separati dalle proprie famiglie. “Come pediatra, ma anche come madre ed ex capo di Stato”, ha detto Bachelet, “sono profondamente scioccata dal fatto che i bambini sono obbligati a dormire sul pavimento in strutture troppo affollate, senza avere accesso a una sanità o a cibo adeguati, e in cattive condizioni igieniche”.

L’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Michelle Bachelet (UN Photo/Jean-Marc Ferré).

Una situazione che, ad avviso della titolare del Palazzo di Vetro per i diritti umani, potrebbe configurare un “trattamento crudele, inumano o degradante”, proibito dalla legge internazionale. Ma il problema denunciato da Bachelet non riguarda solamente le condizioni delle strutture, pur scioccanti. Perché anche semplicemente tenere un bambino, “per brevi periodi e in buone condizioni”, rinchiuso in un centro di detenzione “può avere un serio impatto sulla sua salute e sul suo sviluppo”.

Parole giunte a qualche giorno dalla pubblicazione del report dell’ufficio dell’Ispettore Generale del Department of Homeland Security riguardante le condizioni dei centri di detenzione lungo il confine meridionale. 16 pagine che descrivono, tra le altre cose, celle dove è possibile solo stare in piedi, bambini privati della possibilità di farsi una doccia o di avere un pasto caldo, e detenuti che chiedono disperatamente, a gran voce, di essere liberati. Il report si riferisce ad alcune delle strutture presenti nell’area del Rio Grande, tra le più interessate da fenomeni di degrado e sovraffollamento. Sovraffollamento che non è la sola emergenza documentata nel rapporto. Gli ispettori sottolineano anche, infatti, che 826 (circa il 31%) dei 2669 bambini detenuti nelle strutture considerate vi sono rimasti per ben di più delle 72 ore generalmente consentite dagli standard nazionali fissati dall’agenzia federale per il controllo delle frontiere, la U.S. Custom and Border Protection (“National Standards on Transport, Escort, Detention, and Search”), e dal cosiddetto “Flores Agreement“. Non solo: in tre delle cinque strutture visitate, i bambini non avevano accesso alla doccia, disponeva di un cambio limitato di vestiti e nessuna possibilità di lavarli e, in altri due centri, i minori non avevano mai ricevuto un pasto caldo: tutte circostanze che, naturalmente, violano gli standard nazionali, oltre che il diritto umanitario internazionale.

Overcrowding of families observed by OIG on June 11, 2019, at Border Patrol’s
Weslaco, TX, Station. Source: OIG

A seguito dello scioccante documento, Bachelet ha chiesto urgentemente alle autorità USA di trovare alternative ai centri di detenzione per migranti e per i rifugiati adulti e bambini. “Qualsiasi privazione di libertà di migranti adulti e rifugiati dovrebbe costituire una misura di extrema ratio”, ha puntualizzato Bachelet, riecheggiando, peraltro, un principio già delineato nel Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, documento dell’ONU che gli Stati Uniti non hanno mai firmato.

Secondo l’Alto Commissario per i Diritti Umani, gli Stati “hanno la prerogativa sovrana di decidere sulle condizioni di entrata e permanenza di cittadini stranieri”, ma “chiaramente le misure di gestione delle frontiere devono essere coerenti con gli obblighi degli Stati di rispettare i diritti umani, e non dovrebbero essere basate su politiche di corto respiro, finalizzate solamente a identificare, imprigionare e deportare rapidamente i migranti irregolari”. Bachelet, peraltro, ha ricordato che, in molti casi, “i migranti e i rifugiati si sono imbarcati in viaggi pericolosi con i loro bambini, in cerca di protezione e dignità e nel tentativo di fuggire dalla violenza e dalla fame”. E una volta giunti sul suolo americano, dove potrebbero pensare di essere finalmente in salvo, “possono trovarsi separati dai propri cari e detenuti in condizioni non dignitose”, ha proseguito Bachelet.

Al quotidiano press briefing delle 12 al Palazzo di Vetro, molti giornalisti, tra cui noi della Voce, hanno chiesto al portavoce del Segretario Generale non soltanto se Guterres supportasse le critiche di Bachelet, ma anche perché non si fosse espresso in prima persona sul controverso argomento. Ci è stato risposto che il Segretario Generale ha sempre chiesto il rispetto dei diritti umani dei migranti, e appoggia sempre le dichiarazioni che giungono da agenzie e uffici delle Nazioni Unite.

Ad ogni modo, non è la prima volta che, dall’ONU, giunge una dura critica contro la gestione del fenomeno migratorio da parte degli States. Il predecessore di Bachelet – il principe giordano Zeid Ra’ad al Hussein – aveva infatti “tirato le orecchie” all’amministrazione Trump per la questione dei bambini separati dai genitori. In particolare, Hussein aveva osservato che “il pensiero che uno stato possa cercare di scoraggiare i genitori infliggendo un tale abuso ai bambini è inconcepibile”. Non è un caso che, quando l’ex Alto Commissario aveva annunciato la sua intenzione di non correre per un secondo mandato, la fine dell’era al Hussein era stata “salutata”, in particolare, dagli Stati Uniti di Trump, oltre che da Israele.

Quanto a Trump, domenica il Presidente ha lanciato una nuova accusa ai media mainstream (in particolare il “fallimentare New York Times”), colpevoli, a suo avviso, di “scrivere resoconti falsi ed esagerati” sui centri di detenzione di confine. “Innanzitutto”, ha proseguito Trump, “le persone non dovrebbero entrare nel nostro Paese illegalmente. Dovremmo poterci focalizzare, prima, sui cittadini americani”, ha “cinguettato”, con un chiaro riferimento alla politica dell’”America First”.

Alcuni ufficiali del Department of Homeland Security hanno continuato a difendere l’operato del Border Patrol in relazione ai centri di detenzione. Kevin McAleenan, segretario ad interim, ha ad esempio fatto riferimento alla situazione “straordinariamente difficile” durante una intervista ad ABC News. Secondo il report sopracitato, in effetti, la media giornaliera delle persone che hanno oltrepassato il confine meridionale illegalmente o che si sono presentate ai porti di entrata senza documenti a maggio ammontava a più di 4600, rispetto alle 700 di due anni fa. Secondo una fonte interna al DHS che ha parlato con il Washington Post, nelle ultime settimane, il numero dei migranti detenuti nelle strutture del Border Patrol sarebbe sceso del 40%: dai 19mila di un mese fa agli 11mila attuali. Ma la situazione rimane critica, visto che, secondo la stessa fonte, la capienza di quelle strutture prevede che non si possano ospitare più di 4500 persone.

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