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Giornata della madre Terra con il covid-19: 50 anni e si deve ancora riflettere?

Visti i benefici per l’ambiente c’è da chiedersi se la pandemia da coronavirus non sia stata capace di fare quello che nelle tante COP non si era mai riusciti

UNSG Antonio Guterres manda il messaggio per la 50esima giornata dell'Earth Mother Day

Da Papa Francesco al Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres, per molti leader mondiali il Covid-19 deve essere un campanello d'allarme per il futuro del pianeta, ma le tematiche sull'ambiente come verranno concretamente affrontate? Molti di questi miglioramenti sono solo temporanei, legati alla presenza di poche persone per strada e alla massiccia chiusura delle attività produttive. Cosa accadrà non appena si tornerà alla normalità?

Il 22 Aprile 2020 in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Terra, un momento per ricordare a tutti l’importanza della tutela del pianeta. Una giornata che, ogni anno, coinvolge miliardi di persone con oltre 22mila partner in 193 Paesi. In Italia  le manifestazioni vedranno in prima fila Papa Francesco. “Siamo onorati dell’impegno che Sua Santità Papa Francesco mette nell’unire le persone sull’importanza della Terra in questo momento così importante” ha dichiarano Denis Hayes, fondatore dell’Earth Day. Come sempre, tv e media saranno annegati di documentari, discorsi e approfondimenti per ricordare a tutti che abbiamo un solo pianeta (almeno per ora). E che ne stiamo sprecando buona parte delle risorse.

Impossibile non sentire parlare di corona virus anche in questa occasione: “In questa Giornata internazionale della Madre Terra, tutti gli occhi sono puntati sulla pandemia COVID-19, il più grande test che il mondo ha affrontato dalla Seconda Guerra Mondiale” ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “L’attuale crisi è un campanello d’allarme senza precedenti.

“Dobbiamo trasformare la ripresa in una reale opportunità per fare le cose giuste per il futuro” ha continuato. Poi, per fare la cosa giusta, invece che parlare di ambiente e di risorse del pianeta ha preferito discutere di economia. In cinque dei sei punti messi in risalto:

1. Mentre spendiamo enormi quantità di denaro per recuperare dal corona virus, dobbiamo offrire nuovi posti di lavoro e nuove attività attraverso una transizione pulita e verde.

2. Dove il denaro dei contribuenti viene utilizzato per salvare le imprese, deve essere legato al raggiungimento di posti di lavoro verdi e alla crescita sostenibile.

3. La potenza di fuoco fiscale deve guidare il passaggio dall’economia grigia a quella verde e rendere le società e le persone più resistenti.

4. I fondi pubblici dovrebbero essere utilizzati per investire nel futuro, non nel passato, e confluire in settori e progetti sostenibili che aiutino l’ambiente e il clima. I sussidi per i combustibili fossili devono finire e gli inquinanti devono iniziare a pagare per il loro inquinamento.

5. I rischi e le opportunità climatici devono essere incorporati nel sistema finanziario, nonché in tutti gli aspetti dell’elaborazione e delle infrastrutture delle politiche pubbliche. 6. Dobbiamo lavorare insieme come comunità internazionale. 

A fargli eco anche Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia: “La grave crisi sociale ed economica generata dal corona virus se da una parte poteva rendere difficili queste celebrazioni, dall’altra ci chiama a rilanciare il tema della sostenibilità sociale ed economica che oggi mostra tutta la sua urgenza e che trova nel nostro evento globale un’occasione straordinaria”. 

La Giornata Mondiale della Terra dovrebbe essere, invece, un’occasione per riflettere sugli effetti della pandemia sull’ambiente. Uno dei (pochi, pochissimi) effetti positivi legati alla diffusione del COVID-19 sarebbe la riduzione delle emissioni di CO2. Uno studio condotto dal Centre for research of energy and clean air (Crea) conferma che in Cina, durante l’epidemia, si è avuto di un calo delle emissioni di CO2 del 25%, frutto soprattutto di una riduzione della produzione industriale tra il 15 e il 40%.  Lo stesso è avvenuto in altri paesi del mondo (ma in ritardo rispetto alla Cina). Anche le concentrazioni di biossido di azoto (NO2) sarebbero diminuite. In Europa, questo fenomeno è stato confermato dalle rilevazioni satellitari fornite da Copernicus, il programma per l’osservazione della Terra dell’Ue gestito dall’ESA: le concentrazioni di NO2 si sarebbero dimezzate nel periodo che va dal 13 marzo al 13 aprile 2020 (rispetto allo stesso periodo del 2019). A Madrid, Milano e Roma la riduzione sarebbe di circa il 45%, a Parigi ancora maggiore (54%). Secondo l’Ispra oltre la metà di tutte le emissioni di NO2 in Italia dipendono dai trasporti su strada: vietare o ridurre la circolazione dei veicoli non poteva non avere effetti positivi.

Anche i consumi di energia elettrica si sarebbero ridotti. Secondo Althesys, da metà marzo 2020, in Italia, i consumi elettrici si sarebbero ridotti di oltre il 20%. E pure i trasporti aerei hanno fatto la loro parte: molti voli sono stati cancellati (circa 13.000 al giorno). Con indubbi benefici per l’ambiente.

A pagarne le conseguenze sarebbero soprattutto i produttori termoelettrici da fonti fossili, come gas e carbone. E petrolio. Una prima analisi dell’International Energy Agency (AIE) e dell’Organization of the Petroleum Exporting Countries  (OPEC) ha sottolineato che l’epidemia potrebbe essere responsabile di una percentuale fino a mezzo punto della domanda globale di petrolio tra gennaio e settembre di quest’anno. La minore richiesta di combustibili fossili per autotrazione sarebbe una delle cause del crollo del prezzo del petrolio sul mercato:  il rapporto dal titolo «Cavalcando la transizione energetica: il petrolio oltre il 2040» (Riding the Energy Transition: Oil Beyond 2040) appena pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale prevede che, entro il 2040 (anche a causa della diffusione delle auto elettriche), il prezzo del petrolio potrebbero scendere ai livelli mai visti prima, pari quasi a quelli del carbone: circa 15 dollari al barile. Un calo impressionante che potrebbe avere effetti geopolitici enormi (si pensi al peso che hanno oggi i paesi arabi legato al petrolio o a ciò che è avvenuto il secolo scorso in Kuwait o in Libia). 

Interessante anche il calo dei consumi idrici. La permanenza in casa ha causato un aumento dei consumi: a Milano si “registra un incremento dell’8% sul consumo domestico”. Ma questo aumento sarebbe più che compensato dal calo dei consumi del sistema produttivo, che ha ridotto del 17% il consumo di acqua nei settori dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

Visti i benefici per l’ambiente c’è da chiedersi se la pandemia di corona virus non sia stata capace di fare quello che tutti i leader del pianeta insieme non sono riusciti a fare nelle tante COP, da quella di Parigi fino a quella dello scorso anno. 

Ma prima di gioire felici è bene fare alcune considerazioni. Molti di questi miglioramenti sono solo temporanei, legati alla presenza di poche persone per strada e alla massiccia chiusura delle attività produttive. Cosa accadrà non appena si tornerà alla normalità?

La chiusura delle imprese e minori consumi, per contro, avrebbero avuto anche alcuni effetti negativi. A cominciare dalla disoccupazione e dal calo del PIL globale: secondo il Fondo Monetario Internazionale il crollo potrebbe essere di circa tre punti, con perdite pari a 9mila miliardi di dollari nel 2020. Tre punti percentuali non sono pochi: basti pensare che la crisi finanziaria globale del 2008/09 causò un calo del PIL globale di meno dello 0,1%! Per questo c’è grande attesa, prevista per di aprile 2020, per il World economic outlook, il bollettino con cui il FMI analizza l’andamento dell’economia globale. E la situazione potrebbe essere ancora peggiore in alcuni paesi europei: per l’Italia, il FMI prevede un vero e proprio crollo del PIL (- 9,1% nel 2020). Peggio dell’Italia in Europa solo la Grecia con un calo del PIL del 10% nel 2020. E come ha sottolineato Gita Gopinath capo economista del FMI, una perdita di 9mila miliardi di dollari di PIL equivale al prodotto interno lordo  di Germania e Giappone messe insieme. Per trovare un crollo simile si deve risalire ai tempi della crisi del 1929.

Il bilancio dei consumi e dell’impatto del COVID-19 sul pianeta potrebbe essere, quindi, negativo. A fronte di un rallentamento (limitato nello spazio e nel tempo) dei consumi di risorse naturali, i paesi che più di tutti sono responsabili del loro sfruttamento non sembrano avere in programma iniziative concrete e piani a medio e lungo termine per diventare più attenti all’ambiente. Far fronte a fenomeni come quelli in atto in Antartide (dove sono state registrate temperature elevate mai viste) o nel Nord America sarà impossibile. In alcuni stati degli USA, il clima predominante è ormai  quello “siccitoso”, con un impatto devastante sull’agricoltura e sulla portata dei fiumi e sul proliferare di mega-incendi. Secondo gli autori dello studio “Large contribution from anthropogenic warming to an emerging North American megadrought”, negli UAS è in arrivo una lunga mega-siccità, tra le peggiori degli ultimi 1.200 anni. E i brevi miglioramenti delle ultime settimane, legati all’epidemia di corona virus, non basteranno per cambiare questo stato di cose.

Il primo ad avere l’idea di celebrare la Giornata della Terra fu proprio un americano: il senatore democratico del Wisconsin, Gaylord Nelson, dopo aver osservato migliaia di studenti scendere in piazza per manifestare contro la guerra in Vietnam. Nelson pensò che celebrare unna giornata per il pianeta avrebbe potuto portare una rivoluzione positiva al movimento ambientalista. La sua idea varcò immediatamente le frontiere e contagiò il mondo, più velocemente del corona virus: erano gli anni in cui alla Casa Bianca c’erano personalità come il presidente Kennedy, alla radio si ascoltavano i Beatles e i Rolling Stones, e Jimi Hendrix. Anni in cui i giovani sapevano cosa volevano ed erano pronti a scendere in piazza e lottare per i loro principi: per la guerra nel Vietnam, per i diritti civili.. e per l’ambiente.

Greta Thunberg (Illustration by Antonella Martino)

Sono passati cinquantanni, mezzo secolo. Oggi in piazza a lottare per l’ambiente, non c’è più nessuno. Anche le associazioni ambientaliste più battagliere preferiscono ricorrere al marketing televisivo per raccolte fondi da destinare alle loro missioni nelle zone polari. E Greta Thunberg, dopo la comparsa al Parlamento Europeo, ha preferito restare chiusa in casa. https://it.notizie.yahoo.com/coronavirus-greta-thunberg-sciopera-per-il-clima-da-130032945.html  Come lei tutti i giovani e, soprattutto, molti adulti. Anche molti di quelli che, mezzo secolo fa, erano in piazza a protestare per il Pianeta. Ora preferiscono stare tra le mura domestiche, comodamente seduti davanti alla televisione, incapaci di influenzare i governi del mondo con il loro comportamento. Con una gran paura di essere loro stessi influenzati…dal corona virus…    

C.Alessandro Mauceri

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