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Riunione WHO con le scintille tra USA e Cina, ma per l’ONU non è il momento

73ma sessione dell’Assemblea dell’OMS: tra inchiesta e cautela sul coronavirus, Antonio Guterres auspica che sia l'occasione per "un salto nel futuro"

Tedros Adhanom Ghebreyesus

Il Segretario Generale dell'ONU ha detto che “la ricerca al vaccino sia un punto di partenza... Proteggere il mondo in via di sviluppo non è una questione di carità o generosità, ma una questione di interesse personale illuminato. Non possiamo contemplare un futuro di paura e insicurezza. O supereremo questa pandemia insieme o falliremo”

“Nonostante gli enormi progressi scientifici e tecnologici degli ultimi decenni, un microscopico virus ci ha messo in ginocchio”, con queste parole in apertura, il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha aperto la videoconferenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’assemblea è in riunione per valutare un’inchiesta sull’origine del virus e sulla gestione dell’emergenza, dichiarata pandemia dall’ONU solo l’11 marzo scorso. Sono più di 100 i Paesi a firmare per l’inchiesta sul coronavirus.

In particolare, è stato Donald Trump, che a fine aprile, ha messo sul banco degli imputati Pechino e il direttore dell’OMS Ghebreyesus, annunciando “un’indagine approfondita”, non escludendo un’eventuale richiesta di risarcimento danni da parte della Cina. Secondo il leader americano, Tedros Adhanom Ghebreyesus sarebbe stato accondiscendente verso Pechino; mentre Pechino, a sua volta, avrebbe nascosto la reale portata del virus. A seguito di queste dichiarazioni, Trump ha annunciato la sospensione dei fondi USA all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il segretario della sanità americana, Alex Azar, incalza, lanciando una nuova accusa, dichiarando che la lentezza nel dare l’allarme è “costata molte vite umane”, motivo per il quale ribadisce la tesi del suo presidente.

Ma Ghebreyesus respinge le accuse e afferma di “non vedere l’ora di lavorare con i leader mondali per garantire l’ottimizzazione della risposta COVID-19”.

Il presidente cinese, Xi Jinping, nel suo intervento ribadisce che la Cina è stata di grande aiuto e si è “comportata in maniera aperta, trasparente e responsabile nella lotta contro il COVID-19”. Inoltre “considera una propria responsabilità la sicurezza sanitaria globale”, e assicura che non appena sarà disponibile il vaccino, la Cina lo distribuirà. Inoltre concorda con Guterres su un’indagine “esaustiva basata su scienza ed eseguita con professionalità”, ma solo quando l’emergenza sarà sottocontrollo”.

Infatti secondo il Segretario Generale, Antonio Guterres, ci sarà “un tempo per guardare indietro e capire com’è emersa tale malattia”, “ma ora non è quel momento. Ora è il momento dell’unità.”

Il Segretario Generale, nel suo discorso, sottolinea come la pandemia abbia “dimostrato la fragilità globale”e lancia un appello, ribadendo come “COVID-19 debba essere una sveglia”. Guterres ha esortato il G20 a lanciare un pacchetto di stimolo su larga scala, coordinato e completo, dando maggiore sostegno economico, attraverso le istituzioni internazionali monetarie. “È importante mostrare solidarietà nei confronti dei paesi in via di sviluppo e sostenere i sistemi sanitari dei paesi meno sviluppati” afferma.

Ma la riunione dell’Assemblea odierna ha riportato l’attenzione su un’altra questione legata alla Cina: la partecipazione di Taiwan come osservatore all’Assemblea Mondiale della Sanità. La sua partecipazione è stata sostenuta dagli Stati Uniti come ulteriore strumento di pressione nei confronti della Cina. Ma Pechino si è opposta alla richiesta della “provincia ribelle”; mentre l’OMS ha sostenuto che per ammettere Taiwan serve una risoluzione degli stati membri relativa alla questione “Unica Cina”. Taiwan avrebbe voluto ricevere un invito, vantando di aver risposto in modo efficiente alla pandemia e riportando solo 440 casi e 7 decessi. Un altro evento che rischia di pregiudicare la possibilità di un accordo politico sulla fase di uscita graduale dalla pandemia e sulle misure da adottare.

L’OMS invita a procedere con cautela, anche se “comprende pienamente il desiderio dei paesi di rimettersi in piedi e tornare al lavoro”. “I Paesi si muovono troppo velocemente, senza mettere in atto le misure della salute pubblica”. L’OMS indica più di 4,5 milioni di casi di infezione da COVID-19 e oltre 300.000 vite perse. Nelle regioni più colpite la percentuale della popolazione con gli anticorpi, non è superiore al 20%. “In altre parole la maggior parte della popolazione rimane suscettibile al virus”.

Non vanno sottovalutati, nemmeno i rischi sulla salute mentale, poiché questa pandemia e le sue conseguenze economiche hanno posto le persone ad una forte pressione psicologica.

Dunque le Nazioni Unite invitano tutti i paesi ad una cooperazione multilaterale intensa.

“La nostra risposta e il nostro recupero devono porre al centro le considerazioni sui diritti umani” sostiene Guterres, e continua sperando che “la ricerca al vaccino sia un punto di partenza” per superare le disuguaglianze di qualsiasi genere e “fare un salto nel futuro”, trovando un modo per colmare quelle fragilità della comunità internazionale che il virus ha mostrato. “Un’energia pulita, inclusività ed uguaglianza, reti di sicurezza sociale più forti, compresa la copertura sanitaria universale. Proteggere il mondo in via di sviluppo non è una questione di carità o generosità, ma una questione di interesse personale illuminato. Non possiamo contemplare un futuro di paura e insicurezza. O supereremo questa pandemia insieme o falliremo”.

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