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Covid-19 ha travolto il mondo del lavoro: che fare? L’ONU in cerca di risposte

Soltanto 4 giovani su 10 hanno attualmente un impiego e coloro che rimangono occupati hanno visto ridurre le loro ore di lavoro del 23%

Il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres ha detto anche di non dimenticare "che il mondo pre-COVID-19 era tutt'altro che normale. Disuguaglianze crescenti, discriminazione di genere, mancanza di opportunità per i giovani, stipendi stagnanti, cambiamenti climatici in fuga - nessuna di queste cose era normale” ha denunciato Guterres. “Il mondo del lavoro non può e non dovrebbe apparire uguale dopo questa crisi”.

Una situazione allarmante preoccupa il mondo. Centinaia di milioni di posti di lavoro sono andati persi e “coloro che stanno lavorando duramente potrebbero avere un calo del 60% degli utili solo nel primo mese di crisi”.

Donne, giovani e persone con disabilità sono le categorie maggiormente colpite. L’effetto è sproporzionato e devastante. I giovani spesso guadagnano meno, e nel tempo, raggiungono livelli di abilità inferiori nella loro vita lavorativa. Questo aumenta la possibilità di una “generazione di blocco”. Dunque il rischio di disuguaglianze è maggiore sia all’interno, che tra i vari paesi. La disuguaglianza già preesistente, creatasi con la crisi finanziaria del 2009, continuerebbe ad espandersi senza freni. Soltanto 4 giovani su 10 sono attualmente impiegati, e coloro che rimangono occupati hanno visto ridurre le loro ore di lavoro del 23%.

Anche molte piccole e medie imprese, motore dell’economia globale, potrebbero non sopravvivere. 1,25 miliardi di lavoratori è impiegato in settori economici considerati ad alto rischio: cibo e alloggio, vendita al dettaglio e all’ingrosso, servizi alle imprese, amministrazione e produzione.

Per quanto riguarda i rifugiati e i lavoratori migranti tendono a svolgere un lavoro temporaneo, informale e spesso non protetto, associato a bassi salari.

Factory workers in an assembly line in Cambodia (ILO/Marcel Crozet)

Si prevede anche che l’agricoltura sarà gravemente colpita da un ritardo.

Ma l’effetto degenerante della crisi del lavoro è l’esasperazione del malcontento, che già da tempo si respirava. La disoccupazione unita alla perdita di reddito stanno erodendo la coesione sociale e destabilizzando i paesi socialmente, politicamente ed economicamente.

Molte aziende e lavoratori si sono adattati alle circostanze, introducendo un nuovo modo di lavorare per non  rimanere indietro. Abbiamo assistito al boom del lavoro online che spesso ha ottenuto un grande successo. “Ma i più vulnerabili sono a rischio di diventare sempre più vulnerabili e i paesi e le comunità povere rischiano di rimanere ancora più indietro” ha affermato il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres in un dibattito dedicato al tema del lavoro al tempo della pandemia.

Secondo la Policy on the World of Work, un ripristino al passato non è un’opzione. L’unica soluzione è modellare il modo di andare avanti.

Il dialogo sociale sarà essenziale per ottenere il sostegno necessario a tali cambiamenti. Un mezzo che consente a tutte le parti interessate di esprimersi e incoraggiare soluzioni innovative.

È necessario perseguire una ripresa che affronti i deficit di fondo nel mondo del lavoro, unito ad uno sforzo coordinato globale. Questi saranno gli obiettivi dell’Agenda 2030 definita “la stella polare”.

Costruire una normalità migliore significa elaborare un nuovo approccio. Bisognerà utilizzare lo stimolo fiscale per spostarsi verso politiche centrate sull’uomo, bilanciate con le esigenze di un ecosistema sostenibile, indirizzando gli investimenti verso economie verdi e tecnologia.

Nel frattempo bisogna fornire supporto immediato a lavoratori, imprese e redditi a rischio per evitare perdite di posti di lavoro. Fondamentale è anche incoraggiare un riavvio strutturato delle economie, proteggendo comunque la salute dei lavoratori.

Ma la paura resta. L’assenza di resilienza e l’insufficienza delle risorse per far fronte alla crisi potrebbero creare una seconda ondata di disoccupazione.

I timori pre-pandemici su alcuni fattori di cambiamento come quelli demografici, climatici e quelli legati alla globalizzazione, stanno alimentando un clima di ansia.

Si parla molto della necessità di una “nuova normalità” dopo questa crisi. “Ma non dimentichiamo che il mondo pre-COVID-19 era tutt’altro che normale. Disuguaglianze crescenti, discriminazione di genere, mancanza di opportunità per i giovani, stipendi stagnanti, cambiamenti climatici in fuga – nessuna di queste cose era normale” ha denunciato Guterres. “Il mondo del lavoro non può e non dovrebbe apparire uguale dopo questa crisi”.

La proattività è la chiave per avviarsi verso un futuro più resiliente, equo e sostenibile. È tempo di uno sforzo globale coordinato.

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