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Rifugiati, l’UNHCR lancia l’allarme: una persona su 97 nel mondo è in fuga

Alla vigilia della giornata mondiale del rifugiato, il rapporto di Filippo Grandi al Consiglio di Sicurezza e il messaggio dell'UNSG Antonio Guterres

Quasi ottanta milioni di persone nel mondo non possono tornare nelle loro case: la catastrofe dei rifugiati raggiunge il più alto livello da quando le Nazioni Unite monitorizzano il fenomeno e la pandemia covid-19 rende l'emergenza ancora più drammatica

Il 20 giugno celebriamo la Giornata mondiale del rifugiato. In questo giorno, onoriamo la forza e la resilienza delle persone che sono state costrette a scappare dal loro paese d’origine per sfuggire a conflitti o persecuzioni.

Ad oggi, ci sono quasi 80 milioni di donne, bambini e uomini che hanno dovuto lasciare il loro paese o sono sfollati internamente. Come ha sottolineato l’alto commissario dell’UNHCR Filippo Grandi durante la presentazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU del rapporto annuale sulle tendenze globali dell’agenzia per i rifugiati dell’ONU, questo è il numero più alto che l’agenzia ha registrato da quando i dati sono stati sistematicamente raccolti. Si tratta di circa l’uno percento della popolazione mondiale, ovvero 1 su 97 persone, che hanno subito spostamenti forzati. Inoltre, sempre meno persone che fuggono sono in grado di tornare a casa. “[Questo] è ovviamente un motivo di grande preoccupazione”, ha commentato Grand (vedi video sopra della riunione consiglio di sicurezza con Grandi).

Quest’anno, nel suo video messaggio registrato in vista del 20 giugno, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha proclamato: “Nella Giornata mondiale del rifugiato, ci impegniamo a fare tutto il possibile per porre fine ai conflitti e alle persecuzioni che causano questi numeri spaventosi”. Questo è notoriamente un problema globale ma, come ha osservato Grandi, i paesi più poveri sono colpiti in modo sproporzionato. Nuove e vecchie emergenze in paesi come l’Afghanistan, la Repubblica centrafricana, il Myanmar, la Repubblica democratica del Congo e la Siria continuano a innescare il flusso massiccio di persone.

Molti di questi conflitti, sottolinea Grandi, hanno cause più profonde oltre alla sicurezza. Quando la leadership mondiale fallisce e quando il multilateralismo non mantiene le sue promesse, le conseguenze non si fanno sentire nelle capitali del mondo, ma nelle vite di coloro che non hanno potere, in primo luogo in quelle dei rifugiati e degli sfollati. “Ci aspettiamo da voi – il mondo si aspetta da voi – messaggi decisivi, chiari e unanimi per porre fine ai conflitti e intraprendere strade per la pace”, ha detto Grandi, dopo aver sollecitato il Consiglio a “Per favore, per favore, depoliticizzare le questioni umanitarie”.

La pandemia di COVID-19 di quest’anno ha presentato un’ulteriore minaccia per i rifugiati e gli sfollati di tutto il mondo. Secondo Grandi, il virus non solo “aumenterà i movimenti della popolazione nella regione [Medio Oriente e Africa sub-sahariana, ndr] ma anche oltre”; inoltre, il virus presenta ulteriori sfide per coloro che già vivono in condizioni difficili come quelle nei campi profughi e nei centri di detenzione.

Tuttavia, come Guterres non ha mancato di sottolineare, “i rifugiati e gli sfollati costituiscono una presenza importante tra coloro che si stanno facendo avanti per fare la differenza in prima linea nella risposta” alla pandemia. “Dai campi in Bangladesh agli ospedali in Europa, i rifugiati lavorano come infermieri, medici, scienziati, insegnanti e in altri ruoli essenziali, proteggendosi e restituendo alle comunità che li ospitano”.

Non dobbiamo mai dimenticare il coraggio, la resilienza e la determinazione dei rifugiati nel ricostruire le proprie vite e nell’aiutare chi li circonda. Oggi, il 20 giugno, e ogni giorno, come ha affermato Guterres, “siamo uniti e solidali con i rifugiati e riconosciamo il nostro fondamentale obbligo di proteggere coloro che fuggono dalla guerra e dalla persecuzione”.

 

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