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Previsioni ONU apocalittiche, sempre più persone nel mondo soffriranno la fame

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite la pandemia di Covid-19 condurrebbe alla fame cronica 130 milioni di persone in tutto il pianeta entro la fine del 2020

Le donne contadine raccolgono cereali a Gissar, Tagikistan. FAO/Nozim Kalandarov

Secondo la FAO, il PIL globale subirà un calo compreso tra il 4,9% al 10%, nel 2020. Questo avrà un impatto non indifferente sulla food security. Da un'analisi della Coldiretti e dai dati di Caritas e Banco Alimentare, anche in Italia sono aumentati di oltre un milione le persone povere a causa della crisi economica e sociale causata dalla pandemia

Presentato, nei giorni scorsi, il rapporto State of Food Security and Nutrition in the World 2020 a cura delle Nazioni Unite, della FAO  (Food and Agriculture Organization), IFAD (International Fund for Agriculture Development), UNICEF (United Nations Children’s Fund), WFP (World Food Programme) e WHO (World Health Organization).

Strani e, per certi versi, anomali e difficili da comprendere i numeri contenuti nel rapporto. Secondo gli esperti delle NU, cresce il numero delle persone che hanno fame. E la malnutrizione non accenna a diminuire. Una situazione, peraltro, destinata a peggiorare: entro la fine del 2020, la pandemia di Covid-19 potrebbe aver ridotto alla fame cronica (in tutti i sensi) 130 milioni di persone in più su tutto il pianeta. Un dato che conferma le previsioni che parlano della impossibilità di raggiungere l’Obiettivo Fame zero previsto dai SDGs.

Un bambino che soffre la fame (UN photo)

I dati mostrano un trend in peggioramento che si aggiunge a quello rilevato negli ultimi tre rapporti sulla sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e sulla nutrizione nel mondo e con una drammatica inversione di tendenza ripsetto al periodo precedente: dopo un decennio di miglioramenti, la prevalenza di malnutrizione (PoU, Prevalence of Undernourishment) è tornata a salire.

Ma non basta. Nel 2020, la situazione è destinata a peggiorare a causa della crisi socio-economica dovuta alla pandemia di Covid-19. Ad ammetterlo è stato lo stesso direttore generale della FAO, Qu Dongyu. La denutrizione mieterà un numero di vittime infinitamente superiore a quelle del coronavirus.

A destare non poche perplessità è il valore assoluto delle persone che hanno sofferto la fame nel 2019: 690 milioni. 10 milioni in più rispetto al 2018 e poco meno di 60 milioni in più nell’arco di cinque anni. Ciò che sorprende è la decisione dei ricercatori di aggiornare il PoU retroattivamente, “cancellando” con un semplice colpo di spugna 140 milioni di affamati dai dati statistici precedenti. Una decisione difficile da condividere e che potrebbe apparire come un tentativo, peraltro maldestro, di coprire la situazione reale, di nascondere la realtà disastrosa. Specie in vista del peggioramento previsto per i prossimi mesi. E soprattutto di non ammettere il fallimento delle politiche adottate negli ultimi anni.

Non è la prima volta che ciò accade. Nel 2018, le NU decisero di innalzare la soglia per la povertà estrema da 1,5 dollari al giorno a 1,9 dollari al giorno: in questo modo, da un giorno all’altro, senza alcun reale cambiamento, si ritrovarono ad essere non più in condizioni di povertà estrema ma semplicemente “poveri”.

In Yemen si acuisce la più grave crisi umanitaria del mondo. Sono milioni, dice Mark Lowcock (sottosegretario ONU) gli yemeniti che rischiano la fame dopo il blocco saudita di porti e aeroporti a novembre

La scelta, secondo molti arbitraria, non cambiò la realtà dei fatti. Allora come ora, lo scenario appare apocalittico, dominato da un livello di ingiustizia sociale senza precedenti e, soprattutto, con numeri che confermano che la strada intrapresa dai vari governi non è quella giusta. Anzi.

Alle persone in condizioni di malnutrizione grave, si devono aggiungere (secondo i dati del rapporto) oltre 1,25 miliardi di individui afflitti da “malnutrizione moderata” che comporta irregolare accesso ad alimenti sicuri, nutrienti e sufficienti. Un numero che porta a 2 miliardi le persone sulla Terra in difficoltà a causa del cibo. Circa una persona su quattro. Parlare di “sostenibilità” dopo aver letto questi numeri è anacronistico.

Per il Relatore Speciale delle NU sulla povertà estrema e i diritti umani, Philip Alston, “Anche prima della pandemia, 3,4 miliardi di persone, quasi la metà del mondo, vivevano con meno di 5,50 US$ al giorno”.

Secondo la FAO, il PIL globale subirà un calo compreso tra il 4,9% al 10%, nel 2020. Questo avrà un impatto non indifferente sulla food security di un numero di persone che secondo le stime potrebbe oscillare da 83 milioni a 132 milioni di individui. Ancora una volta si tratta di stime approssimate (troppo) per difetto. “Si prevede che COVID-19 spingerà centinaia di milioni nella disoccupazione e nella povertà, aumentando nel contempo il numero a rischio di fame acuta di oltre 250 milioni. Ma il record abissale della comunità internazionale sulla lotta alla povertà, alla disuguaglianza e al disprezzo per la vita umana precede di gran lunga questa pandemia” si legge nel rapporto di  Philip Alston.

Una visione reale e tutt’altro che catastrofista confermata anche dalla Commissione EAT dell’autorevole rivista scientifica The Lancet. Secondo la quale la  Global Syndemic, l’epidemia globale del nuovo Millennio, è determinata da tre fattori: emergenza climatica, malnutrizione e obesità.

Contadini in un campo di riso, Uganda - FAO

Contadini in un campo di riso, Uganda – FAO

“Una dieta sana costa molto più di 1,90 US$ al giorno, la cifra stabilita come ‘soglia della povertà’ a livello internazionale. Anche la dieta sana più economica costa cinque volte più di una dieta ad alto contenuto di amidi. Latticini ricchi di nutrienti, frutta, verdura e cibi ricchi di proteine (di origine vegetale e animale) sono i prodotti alimentari più costosi a livello globale”.

Le conseguenze saranno inevitabili: almeno tre miliardi e mezzo di persone non dispongono dei mezzi per nutrirsi in modo appropriato a causa della povertà. In Africa (soprattutto quella sub-sahariana). E poi nell’Asia meridionale. Ma anche in America e in Europa. Le conseguenze saranno ritardo nella crescita, rachitismo e, dall’altro lato, sovrappeso e obesità già a partire dalla prima infanzia.

Da un lato poveri sempre più poveri (ma che le NU non indicano come in povertà estrema) senza accesso al cibo o costretti a nutrirsi di cibo-spazzatura, spesso l’unico accessibile a chi non ha soldi. Dall’altro, in Occidente ma anche in molti paesi a Basso-Medio Reddito (LMIC, Low-Middle Income Countries), aumenterà il ricorso a cibi ultraprocessati con profili nutrizionali sbagliati che farà crescere il rischio di malattie (come dimostrano numerose ricerche scientifiche) e la percentuale di persone sovrappeso.

Mai come in questo caso esemplare il caso del Bel Paese: in Italia, sono aumentati di oltre un milione le persone povere a causa della crisi economica e sociale causata dalla pandemia. Persone che hanno bisogno di aiuto anche per mangiare. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti e dai dati di Caritas e Banco Alimentare: il numero degli assistiti è salito nel giro di pochi mesi a 3,7 milioni, con un’impennata del 40% delle richieste di aiuti alimentari con i fondi Fead. Il maggior numero di casi di infezioni da coronavirus si è verificato in una sola regione la Lombardia. Ma a  pagarne le conseguenze saranno le regioni meridionali: secondo Coldiretti “le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno con il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia”.

Un quadro desolante con numeri e situazioni critiche ben peggiori dei freddi numeri riportati nel rapporto presentato nei giorni scorsi dalla FAO. E per di più corretti al ribasso.

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