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Mark Lowcock al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: lo Yemen è sull’orlo del collasso

Carestie e malnutrizione, conflitti e civili uccisi, Covid19 e sfollati, economia distrutta e intanto la petrolifera yemenita minaccia una catastrofe ambientale

In Yemen si acuisce la più grave crisi umanitaria del mondo. Sono milioni, dice Mark Lowcock (sottosegretario ONU) gli yemeniti che rischiano la fame dopo il blocco saudita di porti e aeroporti a novembre (UN/2017)

La crisi umanitaria nello Yemen raggiunge livelli senza precedenti: il conflitto è in aumento, la carestia all’orizzonte, l’economia è a brandelli e la pandemia di Covid-19 nella regione sembra inarrestabile. Non solo, una catastrofe ambientale incombe nella zona a causa della petrolifera yemenita Safer, che minaccia di versare circa 1.148 milioni di barili di greggio nel Mar Rosso. Intanto i finanziamenti per gli aiuti umanitari subiscono netti tagli; i donatori devono “pagare immediatamente i loro impegni”. Lo hanno riferito alti funzionari delle Nazioni Unite, martedì 28 luglio, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, lanciando per l’ennesima volta, l’appello per un immediato cessate il fuoco

I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, durante l’incontro del 28 luglio, insieme agli alti funzionari Martin Griffiths (inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen) e Mark Lowcock (sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari) hanno affrontato i temi che caratterizzano la gravissima crisi umanitaria, economica e ambientale che incombe in Yemen. La situazione, già caratterizzata da ritardi nel processo politico, è minacciata anche dall’aumento dei livelli di malnutrizione. Le questioni riguardano la protezione dei civili, l’accesso umanitario, i finanziamenti, l’economia e i progressi verso la pace.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite Martin Griffiths per lo Yemen, ha affermato che da quattro mesi i negoziati tra il governo dello Yemen e i ribelli Houthi sul cessate il fuoco e la ripresa dei colloqui di pace continuano, ma i compromessi “devono essere fatti prima che la finestra delle opportunità si chiuda”. Lo ha descritto come un processo lungo, caratterizzato da significativi ostacoli, in cui la vita degli yemeniti è diventata ancora più spietata.

I conflitti in Yemen iniziarono nel 2015, quando i ribelli presero il controllo del paese del Nord, tra cui la capitale Sanaa, costringendo il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi a fuggire.

I ribelli sono gli Houthi, un gruppo dello Yemen, in funzione anti-governativa, appunto. L’organizzazione, in questi anni si è definita “Partigiani di Dio” (in arabo Ansar Allah).

Ad oggi milioni di persone soffrono la fame e la malnutrizione, e questo ha dato origine ad una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Almeno i due terzi dei civili, sono stati uccisi in questi sei anni di guerra civile, e gli yemeniti hanno bisogno di costanti aiuti umanitari per sopravvivere.

Numerosi tentativi di negoziati di pace, senza che abbiano mai avuto successo. “La situazione militare non è migliorata nell’ultimo mese”, ha detto Martin Griffiths, inviato speciale dell’ONU, invitando tutte le parti a proteggere i civili, a seguito di recenti scontri che includevano bambini tra le vittime.

I membri del Consiglio di Sicurezza hanno accolto e riconosciuto i grandi sforzi compiuti dall’Arabia Saudita per riattivare l’accordo di Riyad, ma l’ambasciatore Abdullah Ali Fadhel Al-Saadi dello Yemen, nel corso del suo intervento ha sostenuto che le milizie Houthi, mirano solo a sventare gli sforzi internazionali e prolungare la loro futile guerra contro lo Yemen; al contrario, il governo, ha attuato l’accordo di Riyad e rispettato i tempi concordati. L’invito è quello quindi di rispettare l’accordo.

La pandemia

L’arrivo della pandemia non ha fermato la guerra, anzi l’ha aggravata. Nella sua ultima relazione, l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) martedì ha riportato che il numero totale dei casi confermati di COVID-19 nello Yemen è di 1.695, con 484 morti – ma con i dati delle aree controllate da Houthi poco chiari, i funzionari temono che il numero reale potrebbe essere molto più alto.

Un bimbo soffre di cattiva nutrizione all’Ospedale Al-Thawea, nella città di Al-Ḥudayda, in Yemen (Foto: UNICEF/Abdoo Al-Karim)

Il rappresentante permanente dello Yemen alle Nazioni Unite, Abdullah Ali Fadhel Al-Saadi,  durante il suo intervento ha fatto sapere che il governo ha ripetutamente invitato gli Houthi ad adottare una politica sanitaria unificata. Ma le milizie, che negano la pandemia di COVID-19, intimidiscono i gruppi sanitari e commettono atti disumani contro persone sospettate di infezione da COVID-19. Oscurano ogni sforzo per controllare la diffusione e fornire test adeguati. “La comunità internazionale deve sostenere gli operatori sanitari e fare pressione sugli houti affinché rispettino queste chiamate”, ha insistito.

La minaccia di una catastrofe ambientale

La situazione è aggravata dalla petrolifera yemenita Safer, che fa temere anche una catastrofe ambientale. Essa sta minacciando di versare circa 1.148 milioni di barili di greggio nel Mar Rosso, innescando quella che sarebbe probabilmente una massiccia catastrofe ambientale ed economica” aveva detto il Consiglio di Sicurezza poche settimane fa.

Griffiths ha affermato che “le Nazioni Unite stanno ancora aspettando il permesso degli Houthi di dispiegare una missione tecnica sotto la supervisione delle Nazioni Unite”. Il tempo per portare un gruppo di esperti delle Nazioni Unite a bordo della nave sta per scadere.

L’ambasciatore dello Yemen alle Nazioni Unite, Abdullah Ali Fadhel Al-Saadi, nel corso del suo intervento ha affermato che, due settimane dopo la riunione speciale sulla questione della petrolifera, gli Houthi continuano a imporre condizioni, procrastinano e ignorano quanto afferma il Consiglio di Sicurezza. Per questo ha esortato il Consiglio a esercitare pressioni sulle milizie affinché consentano al team tecnico delle Nazioni Unite di intervenire.

Squadre ONU della missione UNMHA nella cruciale città portuale yemenita di Hudaydah, vicino a dove la petroliera colpita FSO Safer, si trova al largo, minacciando un disastro ambientale. (Foto UNMHA)

La protezione dei civili

I continui conflitti causano danni ai civili, e molti vengono uccisi.

Recenti bombardamenti hanno portato a quasi 1 milione di sfollati. “Se c’è un assalto alla città, vedremo quasi sicuramente ondate di persone già vulnerabili fuggire dalla zona” ha detto Mark Lowcock, sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari.

L’accesso umanitario

Gli sforzi per migliorare l’ambiente operativo nel nord, nel complesso stanno procedendo, anche se c’è ancora molto da fare. Ma nel sud, continuano le preoccupazioni, poiché aumentano gli incidenti violenti che colpiscono le risorse umanitarie e le autorità locali aggiungono nuovi requisiti burocratici per le agenzie di aiuto.

Un aereo della coalizione a guida saudita ha colpito tre condomini a Sanaa il 25 agosto 2017, uccidendo almeno 16 civili, tra cui sette bambini, e ferendone altri 17, tra cui otto bambini. (2017 Mohammed al-Mekhlafi; Human Rights Watch)

I finanziamenti

Il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Mark Lowcock ha aggiunto che i finanziamenti per le operazioni di aiuto nello Yemen sono “francamente sull’orlo del collasso”, poiché finora è stato ricevuto solo il 18% del denaro necessario per il 2020.

A causa dei tagli ai finanziamenti, le persone che stanno ancora ottenendo razioni complete di cibo ogni mese, sono passate da 13 milioni a 5 milioni. “Tagli simili stanno interessando milioni di persone che fanno affidamento su aiuti per l’acqua, l’assistenza sanitaria e altre necessità” ha informato.

“A settembre, quasi 400 strutture sanitarie – tra cui 189 ospedali – perderanno forniture di acqua pulita e medicine essenziali. Ciò potrebbe interrompere l’assistenza sanitaria per 9 milioni di persone”. Inoltre sempre entro settembre, finiranno i soldi per curare più di un quarto di milione di bambini che soffrono di grave malnutrizione. E senza quelle cure, quei bambini moriranno.

“Senza ulteriori finanziamenti, dovremmo aspettarci tutti grandi aumenti della fame, della malnutrizione, del colera, del Covid-19 e, soprattutto, della morte” ha sottolineato il capo delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Mark Lowcock.

Ha poi implorato i donatori di “pagare immediatamente i loro impegni”, e ha ringraziato Stati Uniti, Germania, Giappone e Commissione europea, che sono stati i maggiori contribuenti finora.

“Non c’è tempo da perdere”, ha detto, osservando che un forte calo dei pagamenti da parte dei vicini dello Yemen nella regione del Golfo è la ragione principale del divario nel finanziamento.

Una famiglia di sfollati siede nella loro tenda nell’insediamento IDP di Khamir nello Yemen. Il padre, Ayoub Ali, ha 25 anni e ha quattro figli con sua moglie Juma’a. (foto di: OCHA / Giles)

L’economia

Quella dello Yemen “è in caduta libera”. Gli economisti prevedono che il valore del rial scenderà a 1.000 al dollaro nei prossimi mesi. “Il tasso di cambio è uno dei principali fattori determinanti del prezzo del cibo e di altre materie prime, quasi tutte importate. In altre parole, quando il rial crolla, mangeranno meno persone” ha spiegato Mark Lowcock, e ha continuato affermando: “Una soluzione è che il governo finanzi le importazioni commerciali. Ma il governo ha esaurito i cambi. Un deposito dell’Arabia Saudita nella Banca centrale è quasi esaurito e le entrate petrolifere, una delle principali fonti di reddito del governo, sono crollate”.

Lo Yemen ha bisogno di regolari iniezioni di valuta estera per aiutare a stabilizzare il rial, a sottoscrivere le importazioni essenziali e a pagare gli stipendi.

Il carburante è un altro fattore determinante per i prezzi delle materie prime di base, poiché necessario per distribuire merci in tutto il paese, pompare acqua potabile e alimentare i servizi di base. La carenza di carburante sta facendo aumentare i prezzi dei generi alimentari.

Mark Lowcock ha infatti spiegato: “I prezzi dell’acqua potabile sono aumentati, in alcuni casi raddoppiati nel giro di poche settimane”. Inoltre le agenzie di aiuto sono sempre più colpite, poiché a causa della mancanza del carburante “non possono più recarsi nelle comunità per fornire assistenza”.

Un dei quattro ponti che collegano Hodeida con il resto del paese, distrutto in un bombardamento nel 2016 (UN OCHA/Giles Clarke)

I progressi verso la pace

Con i finanziamenti adeguati, le agenzie umanitarie possono far fronte ai bisogni più immediati nello Yemen e impedire un nuovo slancio verso la carestia. “Ciò risparmierebbe milioni di persone alla sofferenza inutile, il che a sua volta contribuirebbe a creare più spazio per il processo politico… Aiutate lo Yemen adesso o guardate il paese cadere nell’abisso” ha detto Mark Lowcock.

“Gli yemeniti hanno bisogno di un cessate il fuoco a livello nazionale”, ha detto, invitando le parti a fare tutto il possibile per ridurre immediatamente la violenza.

La posizione dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Il Regno Unito, si è espresso tramite l’ambasciatore alle Nazioni Unite Jonathan Guy Allen, il quale riporta che “Le Nazioni Unite hanno ricevuto solo $ 800 milioni quest’anno, rispetto ai $ 2,6 miliardi a questo punto dell’anno scorso. Questo divario sta ostacolando e paralizzando la risposta umanitaria… In risposta, il Regno Unito ha già erogato oltre il 50 percento dei nostri 160 milioni di sterline – ovvero 200 milioni di dollari – di finanziamenti nello Yemen quest’anno”.
Il Regno Unito insiste nel fornire assistenza finanziaria alla Banca centrale dello Yemen, in modo che abbia una valuta sufficientemente forte per sostenere le importazioni alimentari.

Inoltre “il Regno Unito si aspetta di fornire oltre 700.000 visite mediche per una serie di condizioni di salute; formare 1.500 operatori sanitari a lavorare in sicurezza in un ambiente COVID-19; fornire una spinta tanto necessaria a quasi 600 centri sanitari per continuare a fornire servizi sanitari esistenti”.

Ribadendo il pieno sostegno della Francia al Segretario Generale e all’Inviato speciale per i loro sforzi, l’ambasciatore Nicolas De Rivière ha  invitato tutte le parti, in particolare le parti yemenite, ad approvare il progetto di accordo proposto da Martin Griffiths.

“Accogliamo con favore il ruolo svolto dall’Arabia Saudita al riguardo. Solo un cessate il fuoco a livello nazionale, in conformità con la Risoluzione 2532 e l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, combatterà efficacemente la pandemia di COVID-19” ha detto l’ambasciatore Nicolas De Rivière.

Riunione del Consiglio di sicurezza su La situazione in Medio Oriente.
yemen

Mentre l’ambasciatrice degli Stati Uniti, Kelly Craft ha affermato che i diritti di tutti i membri della società yemenita devono essere rispettati. L’ambasciatrice ha anche attirato l’attenzione sulle navi intercettate dall’Iran che contenevano armi per gli Houthi, tra cui 21 missili terra-aria. “Lo Yemen non ha bisogno di più armi”, ha affermato, aggiungendo: “L’Iran deve interrompere i suoi sforzi per armare gli Houti”.

A questo proposito, anche l’ambasciatore dello Yemen Abdullah Ali Fadhel Al-Saadi durante il suo intervento ha detto che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe lavorare per porre fine alla violenza causata dalle milizie Houthi appoggiate dall’Iran, che sta destabilizzando lo Yemen e tutta la regione.

La Federazione Russa, con l’ambasciatore Vassily A. Nebenzia ha affermato che continuerà, sia nella sua capacità nazionale, sia come membro permanente del Consiglio, a sostenere gli sforzi di mediazione delle Nazioni Unite, sottolineando, tuttavia, che la risoluzione del conflitto non è aiutata dai tentativi di trasferire la colpa agli attori regionali che sono in grado di aiutare.

L’ambasciatore della Cina, Zhang Jun ha espresso sostegno per le misure economiche, umanitarie e politiche e il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dello Yemen. Ha sottolineato la necessità di “rimanere impegnati” in un accordo politico, e ha invitato tutte le parti a impegnarsi in consultazioni sull’iniziativa di pace.

Christoph Heusgen, ambasciatore della Germania e Presidente del Consiglio di Sicurezza a luglio, ha sottolineato la profonda delusione per il fatto che le parti non hanno concordato un cessate il fuoco, non avendo ancora firmato la dichiarazione comune. L’ambasciatore Christoph Heusgen ha denunciato la mancanza di cibo e medicine nello Yemen, poiché le persone non sanno come sopravvivere.

In una recente intervista, Martin Griffiths, inviato speciale delle Nazioni Unite, aveva espresso le sue preoccupazioni e speranze, affermando che nonostante le difficoltà della mediazione per la pace, non si sarebbe arreso alla ricerca della fine dei combattimenti per alleviare la sofferenza del popolo e alla ripresa di un dialogo pacifico volto a porre fine al conflitto. “Finché le parti resteranno impegnate nel processo, c’è una possibilità di pace nello Yemen”.

Nel briefing di oggi, tutti i membri del Consiglio di Sicurezza hanno ribadito il loro forte impegno per l’unità, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dello Yemen, sottolineando il loro sostegno a Griffiths. Hanno ribadito il sostegno alla richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite del 25 marzo di porre fine alle ostilità.

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