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Nazioni Unite: le sparizioni forzate, una strategia per diffondere terrore

Un problema globale che costituisce una grave violazione dei diritti umani, il messaggio di Antonio Guterres nel giorno della commemorazione

Per le Nazioni Unite, centinaia di migliaia di persone sono scomparse durante conflitti o periodi di repressione in almeno 85 paesi nel mondo. Molti casi restano irrisolti, ma se la morte non è il risultato finale e la vittima viene finalmente liberata dall'incubo, le cicatrici fisiche e psicologiche rimangono per molto tempo, se non per il resto della vita. Donne e bambini sono i più colpiti. Scoprire la verità è "un primo, ma cruciale passo, verso l'eliminazione di questo atroce crimine”

Dal 2010 il 30 agosto è la Giornata internazionale delle vittime delle sparizioni forzate. È un “crimine diffuso in tutto il mondo”, ha detto il Segretario Generale António Guterres nel suo messaggio di commemorazione. È un problema globale e non si limita a nessuna specifica regione del mondo. La sparizione forzata è una grave violazione dei diritti umani per le vittime, che genera un senso di insicurezza anche nelle loro famiglie e nella società. Tempo fa, le sparizioni erano il frutto di dittature militari, mentre oggi riguardano il conflitto interno, soprattutto come mezzo di repressione politica degli oppositori. Le sparizioni fanno parte di una strategia del terrore.

I parenti dei dispersi manifestano in silenzio davanti alla sede delle Nazioni Unite a Pristina, in Kosovo, 2002 (Foto delle Nazioni Unite)

La Dichiarazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1992 definisce sparizioni forzate quelle che si verificano quando “le persone sono arrestate, detenute o rapite contro la loro volontà o altrimenti private della loro libertà da agenti del governo, a qualsiasi livello o sotto qualsiasi autorità, da gruppi organizzati o da privati che agiscono per conto o con il sostegno diretto o indiretto, l’autorizzazione o l’acquiescenza del governo e che poi rifiutano di rivelare il loro destino o il luogo in cui si trovano o di riconoscere che sono private della loro libertà, sottraendole così alla protezione della legge”.

Il dolore “lanciante” per i vecchi casi “è ancora acuto, poiché il destino di migliaia di scomparsi rimane sconosciuto e rende questo crimine una presenza continua nelle vite dei cari dei perduti”. “L’impunità aggrava la sofferenza e l’angoscia”, ha sottolineato il capo delle Nazioni Unite sostenendo che è “fondamentale perseguire indagini giudiziarie credibili e imparziali” e in base al diritto internazionale sui diritti umani, le famiglie e le società hanno il diritto di conoscere la verità su ciò che è accaduto.

Se la morte non è il risultato finale e la vittima viene finalmente liberata dall’incubo, le cicatrici fisiche e psicologiche di questa forma di disumanizzazione e la brutalità delle torture che spesso l’accompagnano, rimangono per molto tempo, se non per il resto della vita.

Un bambino abbandonato a Dhaka, Bangladesh (Foto di Sudipta Arka Das)

La Commissaria per i diritti umani, Dunja Mijatović ha dichiarato che “in Europa sono migliaia i casi di persone scomparse rimasti irrisolti e per cui non è stata fatta giustizia”. “Sono anni, talvolta persino decenni, che numerose famiglie di persone scomparse negli Stati membri del Consiglio d’Europa – in particolare Armenia, Azerbaigian, Bosnia-Erzegovina e altri paesi dei Balcani, Cipro, Georgia, Regno Unito (più precisamente l’Irlanda del Nord), Federazione russa, Spagna, Turchia e Ucraina – chiedono di sapere cosa è stato dei loro cari”.

I numeri sono in crescita e il fenomeno allarma le Nazioni Unite.

Particolari preoccupazioni riguardano le continue oppressioni a cui sono sottoposti i difensori dei diritti umani, i parenti delle vittime, i testimoni e i consulenti legali che si occupano di casi di sparizione forzata.

Non solo, anche le donne e le persone LGBTI sono particolarmente colpiti. Le donne sono poi particolarmente vulnerabili alle violenze sessuali e ad altre forme di violenza. Anche i bambini possono essere vittime di sparizioni forzate, a cui verrebbe negato il diritto all’identità.

Altrettanto preoccupante è l’uso della sparizione forzata da parte degli Stati di attività antiterrorismo come scusa per violare i loro obblighi insieme alla diffusa esenzione dalla pena per il crimine.

Bambini abbandonati (Pixabay).

“Invito gli Stati membri ad assumersi questa responsabilità”, ha affermato il capo dell’ONU Antonio Guterres.

“Con il sostegno dei meccanismi internazionali per i diritti umani, gli Stati hanno il dovere di rafforzare i loro sforzi per prevenire le sparizioni forzate, per cercare le vittime e per aumentare l’assistenza alle vittime e ai loro parenti”, ha affermato. Un’attenzione particolare deve essere prestata alle popolazioni vulnerabili, come i bambini e le persone con disabilità.

Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani, ha invitato gli Stati europei a non procrastinare più il loro obbligo di scoprire la verità sulle persone scomparse.

“In questa Giornata internazionale, rinnoviamo il nostro impegno a porre fine a tutte le sparizioni forzate”, ha detto il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, invitando tutti gli Stati a “ratificare la Convenzione per la protezione di tutte le persone contro le sparizioni forzate e ad accettare la competenza del Comitato a esaminare i reclami individuali”.  Lo ha definito “un primo, ma cruciale passo, verso l’eliminazione di questo atroce crimine”.

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