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L’ONU è al lavoro per liberare i pescatori di Mazara prigionieri in Libia da tre mesi

Non conferma se l'intervento è stato chiesto dal governo italiano. Per le vittime, il più grande regalo di Natale è riabbracciare i propri cari

A tre mesi dalla cattura dei 18 pescatori di Maraza Del Vallo, l’ONU, in conferenza stampa, ha dichiaro a La Voce di New York di essere direttamente coinvolta nel trovare la soluzione per la liberazione dei marittimi rapiti la sera del 1° settembre delle milizie del generale Khalifa Haftar. Da allora si trovano in stato di fermo nella caserma di Bengasi con l’accusa di aver sconfinato nelle acque libiche. La Voce di New York ha chiesto se fosse stato il governo italiano a chiederne l’intervento, dal momento che le acque in cui si trovavano i pescatori erano in realtà acque internazionali, ma il portavoce del Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, ha risposto di non poter confermare su una richiesta diretta da parte dell’Italia (minuto 18.40).

Matteo Salvini a Montecitorio insieme alle famiglie delle vittime sequestrate in Libia (twitter)

Nascondendosi dietro la riservatezza, l’azione diplomatica condotta dal governo italiano, appare all’opinione pubblica ancora troppo debole per poter riportare a casa i pescatori. Le famiglie delle vittime, che da settimane presiedono Montecitorio, supplicano il governo di riportarli a casa, ma finora, sono riusciti ad ottenere soltanto le parole di vicinanza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e quelle di Papa Francesco, che durante l’Angelus del 18 ottobre si è impegnato a lanciare un appello deciso.

E mentre l’Italia sostiene il Dialogo Politico per una pace duratura in Libia, i pescatori prigionieri sembrano non essere una priorità. E così, pochi giorni fa, Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo, è tornato a farsi sentire: “Novanta giorni sono troppi, adesso è davvero finito il tempo della pazienza perché la nostra comunità attende con molta forza”. Poi il sindaco ha attaccato l’Ue, affermando che “in questa vicenda è il vero assente”. In merito all’azione diplomatica del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il sindaco ha commentato: “Abbiamo accolto con piacere lo sforzo del ministro Di Maio per organizzare la telefonata dell’11 novembre, ma quello non può considerarsi un obiettivo. La questione, che è veramente politica e tutta interna alla Libia, necessita dell’intervento deciso e convinto degli attori internazionali, oggi invece abbiamo la sensazione che tutto sia sulle spalle di queste madri, di questi fratelli, di questi figli”.

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio (esteri.it)

In queste settimane sono arrivate piogge di critiche, tra cui tuona il totale dissenso dell’ex ammiraglio Nicola De Felice, che ha affermato: “Il governo se davvero volesse difendere la nostra sovranità e gli italiani dovrebbe intervenire con un blitz e liberare i nostri pescatori nelle mani del criminale Haftar. O quanto meno fare pressioni militarmente”. Khalifa Haftar, è l’esponente dell’Esercito Nazionale Libico, mai riconosciuto dall’ONU, impegnato prima nella battaglia per la presa di Tripoli ed ora coinvolto in un difficile processo di pace.

Di Maio, accusato da molti di non mostrare i muscoli, aveva ribattuto alle svariate critiche qualche giorno più tardi in Senato, affermando che l’Italia “non sarà ricattata” e promettendo di riportare a casa gli ostaggi, ma “ottenendo il risultato in silenzio”. Ad oggi, l’unica promessa mantenuta è quella del riserbo, tanto è vero che nemmeno una parola è stata spesa per i pescatori imprigionati durante la telefonata con l’inviata ONU per la Libia, Stephanie Williams, o almeno, non una parola è stata resa pubblica nella nota ufficiale diffusa della Farnesina il 21 novembre scorso.

Mercoledì 1 dicembre, si è tenuto anche il briefing dell’inaugurazione del mese di presidenza del Sud Africa al Consiglio di Sicurezza e l’ambasciatore all’ONU, rispondendo alle diverse domande sulla Libia, ha riconosciuto come le forti divisioni tra i membri complicano anche la scelta per l’inviato speciale.

General Khalifa Haftar (Photo from Wikipedia / Magharebia)

Il generale Khalifa Haftar, che fin da subito ha alzato la posta in gioco, cercando prima di forzare uno scambio di prigionieri condannati dalla giustizia italiana per traffico di essere umani, e poi accusando i marittimi di trasportare droga a bordo dei pescherecci, sembra riuscire nel suo intento di umiliare l’Italia.

“Mancano pochi giorni alle festività natalizie”, scrivono in una lettera Giovanna Benigno e Giovanni Maniscalco, ex consiglieri della provincia di Trapani, “ma ci saranno famiglie che il Natale non lo vivranno, figli, madri, mogli in attesa del ritorno dei loro cari, diciotto marinai trattenuti in Libia ormai da troppo tempo”. Si stringono alle famiglie delle vittime, e concludono, “Siamo convinti che se una comunità intera ne solleciti il rilascio chissà che qualche muro non s’infranga e il Natale possa arrivare con un segno di nuova speranza per tutti”.

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