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WFP riceve il premio Nobel per la pace, ma c’è poco da celebrare: la fame incombe

Rapporto Unicef denuncia come totalmente inadeguati i pacchetti di sostegno finanziario per i bambini assegnati dai paesi ad alto reddito durante la pandemia

Il WFP è stato insignito del Premio Nobel per la pace ad ottobre per lottare contro la fame nel mondo e salvare milioni di persone, ma un nuovo rapporto sulla povertà infantile rivela che dei 14,9 trilioni di dollari spesi per i pacchetti di recupero finanziario dai paesi più ricchi tra febbraio ed agosto, solo il 2% è stato stanziato per sostenere bambini e famiglie; le maggiori beneficiarie sono state le imprese, che hanno assorbito circa l'80% dei fondi disponibili

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in un video messaggio al Forum del Premio Nobel per la pace, ha parlato di multilateralismo e governance globale. Concentrandosi su questioni più importanti, Guterres ha affermato che “l’impatto sociale ed economico della pandemia è enorme ed in crescita; nessun vaccino può riparare il danno che è già stato fatto. Siamo di fronte alla più grande recessione globale degli ultimi otto decenni. La povertà estrema sta aumentando; la minaccia della carestia incombe. Questi impatti intergenerazionali sono il risultato di fragilità, disuguaglianze e ingiustizie a lungo termine che sono state messe in luce dalla pandemia”. Il Segretario Generale ha espresso speranza sulle iniziative sul debito del G20 in modo “che tutti i paesi in via di sviluppo vulnerabili possano beneficiarne, compresi tutti i paesi a reddito medio che necessitano la cancellazione del debito. A lungo termine, abbiamo bisogno di un’architettura globale riformata per migliorare la trasparenza e la sostenibilità del debito”.

David Beasley, Direttore Esecutivo del World Food Programme, riceve il premio Nobel per la pace vinto nel 2020 (WFP/Rein Skullerud)

David Beasley, direttore esecutivo del World Food Programme (WFP), durante il suo discorso di premiazione per il premio Nobel, ha sottolineato la necessità di agire contro la fame nel mondo. Il WFP è stato insignito del Premio Nobel per la pace ad ottobre per il suo lavoro di fornire assistenza alimentare salvavita a milioni di persone in tutto il mondo, spesso in luoghi pericolosi. L’anno scorso ha supportato quasi cento milioni di persone. Ma un rapporto pubblicato dall’UNICEF mostra una situazione diversa, e ben allarmante. Il rapporto mostra che dei 14,9 trilioni di dollari spesi per i pacchetti di recupero finanziario interno messi insieme dai paesi più ricchi tra febbraio ed agosto, solo il 2% è stato stanziato specificamente per sostenere i bambini e le famiglie. “La quantità di aiuti finanziari assegnati direttamente ai bambini e alle famiglie non corrisponde alle gravi ricadute della pandemia, né per quanto tempo si prevede che questa crisi avrà un impatto su questi paesi”, ha affermato Gunilla Olsson, Direttore dell’Ufficio Ricerca-Innocenti dell’UNICEF a Firenze, Italia.

Lo studio rileva che le imprese sono state di gran lunga le maggiori beneficiarie dei pacchetti di incentivi fiscali, assorbendo circa l’80% dei fondi disponibili durante questo periodo e che i bambini più emarginati ne soffriranno maggiormente. Circa un terzo delle grandi economie esaminate nel rapporto (dell’Unione Europea e del gruppo OCSE delle nazioni a reddito più alto) non ha attuato politiche specificamente mirate al sostegno dei bambini, durante la prima ondata di pandemia. Misure come l’assistenza all’infanzia, il sostentamento scolastico e gli assegni familiari, che sono state emanate in altri paesi, sono durate solo una media di tre mesi, un tempo troppo breve per affrontare adeguatamente la durata della crisi. L’UNICEF esorta i governi a introdurre piani di ripresa più equilibrati durante la cosiddetta “seconda ondata”, con una maggiore enfasi sulla protezione sociale per i bambini e sul sostegno al reddito incondizionato per le famiglie più povere, indennità per cibo, assistenza all’infanzia e servizi pubblici, esenzioni da affitti o mutui.

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