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Onu, Covid19 esaspera la vita di migranti e rifugiati che diventano obiettivo di criminali

Aumento di estorsioni e violenze sessuali. La pandemia causa nuove sfide e le Nazioni Unite esprimono profonda preoccupazione

Un lavoratore migrante in India mostra la foto di sua madre, uccisa in un incidente stradale mentre tornavano a casa durante la pandemia COVID-19 (UNDP India/Dhiraj Singh)

Le Nazioni Unite hanno espresso profonda preoccupazione per l’impatto globale che COVID-19 ha causato a rifugiati e migranti, che si trovano ora a dover affrontate nuove sfide: da un rischio maggiore di contrarre il virus in campi affollati, all’essere bloccati a causa di restrizioni di viaggio e diventare l’obiettivo di bande criminali.

“Siamo scappati di casa per salvare le nostre vite, per sfuggire alla guerra, e ora ci troviamo di fronte al coronavirus”, ha detto Rozhan, una rifugiata irachena che ha compiuto un lungo e faticoso viaggio in Bosnia-Erzegovina, con suo marito, Ibrahim, ed i tre figli. Durante il viaggio nel lungo freddo invernale, la famiglia è stata fermata, perquisita, e detenuta. Ad aprile si sono rifugiati in un campo gestito dall’agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (OIM), dove sono venuti a conoscenza della pandemia COVID-19, “C’erano poster che spiegavano come avremmo dovuto proteggerci” ha detto. L’OIM ha lavorato duramente per prevenire la diffusione del COVID-19 tra le persone nei suoi centri, installando stazioni di disinfestazione, istruendo il personale e i residenti sulla sicurezza e chiudendo le cucine della comunità, per evitare grandi raduni. Nonostante lo sconvolgimento delle loro vite, Rozhan e la sua famiglia ora si sentono protetti, “Siamo al sicuro qui”, ha detto.

Tuttavia, la sicurezza e l’igiene sono state più difficili da mantenere in altri campi, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Ad aprile, le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme sulla sorte di rifugiati, migranti durante la pandemia, avvertendo che i campi sovraffollati potrebbero essere la causa di infezioni di massa da COVID-19. Una dichiarazione rilasciata congiuntamente da agenzie importanti delle Nazioni Unite, tra cui l’OIM e l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati UNHCR, ha rilevato che molti migranti vivono in rifugi improvvisati o centri di accoglienza, dove non hanno un accesso adeguato a servizi sanitari, acqua pulita e servizi igienici. Una preoccupazione è stata espressa per i rifugiati e i migranti, compresi bambini, trattenuti nei centri di detenzione. “Questa malattia – si legge nella dichiarazione – può essere controllata solo se esiste un approccio inclusivo che tuteli i diritti di ogni individuo alla vita e alla salute”.

IOM / Abdullah Al Mashrif
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite sostiene l’assistenza medica ai rifugiati Rohingya in Bangladesh.

A maggio, l’OIM ha annunciato che le squadre dell’agenzia stavano fornendo supporto ai migranti nelle regioni desertiche dell’Africa occidentale, centrale e orientale, dopo che essere stati deportati senza un giusto processo o abbandonati dai trafficanti. Gruppi di migranti si sono ritrovati bloccati e senza accesso all’assistenza sanitaria a causa delle restrizioni al movimento.

In India, ad aprile, un numero enorme di lavoratori migranti sono stati costretti a lasciare le città dove lavoravano con un preavviso di poche ore.; successivamente sono emerse anche segnalazioni e immagini di agenti di polizia che picchiavano le persone con manganelli, per aver infranto le regole di quarantena. Mancando lavoro e denaro, e con i mezzi pubblici chiusi, centinaia di migliaia di persone sono state costrette a tornare ai loro villaggi di origine, alcuni morendo durante il viaggio. La loro situazione disperata ha spinto Michelle Bachelet, capo dei diritti umani dell’ONU, a chiedere alle autorità di rispettare la sicurezza e i diritti dei migranti quando applicano misure di blocco.

In seguito all’imposizione di restrizioni relative al COVID-19 in Honduras, El Salvador e Guatemala, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, ha registrato a maggio un aumento delle estorsioni, del traffico di droga e della violenza sessuale e di genere. Nel 2019, la violenza nella regione aveva costretto circa 720.000 persone a fuggire dalle proprie case, sebbene quasi la metà di loro rimanga sfollata all’interno del proprio paese. Quando la pandemia si è diffusa in America centrale, i gruppi criminali organizzati hanno iniziato a sfruttare le misure di blocco per rafforzare la loro presa, usando sparizioni forzate, omicidi e minacce di morte, per costringere la popolazione locale a sottomettersi. Un portavoce dell’UNHCR ha affermato che le restrizioni ai movimenti stanno rendendo più difficile ottenere aiuto e protezione, mentre coloro che hanno bisogno di fuggire per la propria vita, devono affrontare maggiori ostacoli nella ricerca di sicurezza.

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