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Biden ripara ai danni di Trump e l’ONU non vede l’ora di lavorarci

Il nuovo presidente USA è già al lavoro su Covid, immigrazione e crisi climatica. Dall'Accordo di Parigi all'OMS, i provvedimenti di Joe per tornare alla normalità

Biden firma 17 ordini esecutivi nel suo primo giorno da Presidente degli Stati Uniti (YouTube)

Il 46° presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, dopo la cerimonia di insediamento del 20 gennaio, si è immediatamente messo al lavoro sull’emergenza sanitaria di Covid-19, migranti e clima. Durante il suo primo giorno ha firmato ben 17 ordini esecutivi con l’intento di rimediare ai “danni più gravi inflitti dall’amministrazione Trump”.

Tra tutti spiccano i provvedimenti per la pandemia. Biden ha firmato un decreto presidenziale che impedisce agli Stati Uniti di lasciare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dopo l’uscita richiesta da Trump lo scorso luglio. L’ormai ex presidente americano aveva accusato l’agenzia ONU di aiutare la Cina a nascondere le origini del virus che sta mettendo in ginocchio il mondo e che ha già ucciso oltre 400.000 americani.

Il presidente Biden ha anche introdotto l’obbligo di indossare la mascherina in tutti gli edifici pubblici federali e sui mezzi di trasporto che collegano i vari Stati.

Joe Biden e Kamala Harris hanno intenzione di lavorare insieme su nuove polizze più inclusive (foto dal profilo Twitter Kamala Harris)

“Sostenere l’OMS è assolutamente fondamentale per gli sforzi del mondo per una risposta coordinata contro Covid-19 – ha dichiarato il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, in una nota divulgata dal suo portavoce – ora è il momento per l’unità”.

Durante la conferenza stampa a seguito dell’insediamento, la portavoce del nuovo presidente, Jen Psaki, ha annunciato che Biden avrebbe mandato il dottor Anthony Fauci alla riunione OMS dell’indomani.

Al meeting del consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Fauci ha affermato che gli USA intendono adempiere ai propri obblighi finanziari e che Biden emanerà a breve una direttiva che consente al Paese di entrare a far parte di COVAX, la piattaforma che si occupa di garantire un accesso equo ai vaccini contro COVID-19. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha accolto con favore l’impegno degli Stati Uniti a ricongiungersi pienamente, affermando di “non vedere l’ora di continuare questa partnership”.

Il dottor Anthony Fauci sullo schermo e il direttore dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus alla riunione del consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 21 gennaio 2021 (WHO/UN)

C’è poi la volontà di aderire nuovamente all’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico, firmato nel 2015 da 194 nazioni. Nel 2017, l’amministrazione Trump aveva chiesto che il Paese venisse rimosso. Decisione che si è successivamente materializzata nel novembre 2020. A seguito della firma dell’ordine esecutivo, Biden invierà una lettera all’ONU esprimendo l’intenzione di rientrare nell’Accordo, primo passo del protocollo per riconquistare l’adesione, che richiederà 30 giorni per la formalizzazione.

Biden ha anche revocato il permesso per la costruzione dell’oleodotto Keystone che collegherebbe Canada e Stati Uniti. È il controverso progetto voluto da Trump e che aveva scatenato le proteste degli ambientalisti, in quanto avrebbe trasportato il petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, fino al Golfo del Messico.

Biden ha sospeso inoltre la costruzione del muro anti migranti al confine con il Messico, voluto fortemente dall’ex presidente Trump; ed ha anche annunciato la cancellazione del “muslim ban”, anch’esso introdotto dal tycoon. Si tratta della sospensione degli ingressi dei cittadini di alcune nazioni a maggioranza musulmana: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen.

Biden ha anche annunciato di voler proporre al Congresso una riforma dell’immigrazione per dare a 11 milioni di persone che vivono negli Stati Uniti senza status legale la possibilità di diventare cittadini americani.

Migranti irregolari al confine con il Messico verso gli Stati Uniti. (UN.news)

Per il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, questi sono “passi positivi” e in una nota ha fatto sapere che “non vede l’ora di lavorare con la nuova amministrazione statunitense per rafforzare la cooperazione multilaterale”. Spera inoltre di vedere “gli Stati Uniti aderire al Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”.

Filippo Grandi, capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha detto che “Biden ha assunto importanti impegni per ripristinare il programma di reinsediamento dei rifugiati negli Stati Uniti, garantendo che i diritti umani siano al centro del sistema d’asilo degli USA”.

L’amministrazione Obama aveva programmato nel 2016 di ammettere 110.000 rifugiati, ma Trump ha ridotto progressivamente quel numero, arrivando ad ammetterne solo 15.000 rifugiati nell’ultimo anno – la cifra più bassa mai registrata. Il nuovo presidente, Joe Biden, si è impegnato ad aumentare il tetto annuo di ammissioni di rifugiati a 125.000.

Stéphane Dujarric, portavoce dell’ONU, nel giorno dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno un ruolo chiave di leadership da svolgere nell’agenda internazionale, in particolare anche all’interno del Consiglio di Sicurezza. “Non vediamo l’ora di lavorare con l’amministrazione per promuovere lo sviluppo sostenibile e i diritti umani per tutte le persone del mondo” ha detto.

Dujarric ha infine riferito che il capo dell’ONU, Antonio Guterres, invierà a breve una lettera al presidente Joe Biden e alla vicepresidente Kamala Harris per esprimere questi desideri.

 

 

 

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