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L’unità del Consiglio di Sicurezza ONU cruciale per la democrazia in Myanmar

Mentre Suu Kyi è detenuta ai domiciliari, l'inviata speciale ONU Burgener nel denunciare il golpe dei militari alla riunione del CdS ne invoca la compattezza

Aung San Suu Kyi, consigliere di stato del Myanmar, è tra i leader arrestati dai militari del paese poco prima che prendesse il controllo di tutti i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari il 1 ° febbraio 2021 ICJ / Frank van Beek)

Ventiquattro ore dopo il colpo di stato in Myanmar e l’arrestato di Aung San Suu Kyi, Win Myint e altri funzionari del partito della Lega nazionale per la democrazia (LND), il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione d’emergenza a porte chiuse. L’inviata speciale per la Missione ONU in Myanmar, Christine Schraner Burgener, si è rivolta agli ambasciatori chiedendo ai membri del Consiglio, non solo “unità”, ma anche di “inviare un chiaro segnale a sostegno della democrazia“.

Al momento di scrivere, la mancanza di un comunicato stampa con una presa di posizione unitaria dei Quindici stati membri ed il fatto stesso che la riunione si sia tenuta a porte chiuse, lasciano intravedere ancora posizioni distanti all’interno del Consiglio di Sicurezza rispetto agli eventi in Myanmar.

A tre mesi dalle elezioni dell’8 novembre che hanno decretato la schiacciante vittoria dell’LND, i militari e alcuni partiti politici hanno affermato che il voto era fraudolento. Così, il 1° febbraio l’esercito birmano ha preso il potere con un golpe guidato dal generale Min Aung Hlaing, che ha poi assunto il ruolo di capo del governo, mentre l’ex generale, Myint Swe, è stato nominato presidente ad interim.

Il colpo di stato è avvenuto nel giorno in cui il parlamento del Myanmar avrebbe dovuto riunirsi per la prima volta. L’evoluzione degli eventi, dopo l’apparente impegno dei militari a salvaguardare lo Stato di diritto, è stato “sorprendente e scioccante” ha detto Schraner Burgener. Questa vittoria rappresentava la seconda elezione democratica nel Paese dalla fine del governo militare iniziato con il colpo di stato del 1962.

Lo skyline di Yangon, Myanmar (Banca mondiale / Markus Kostner)

L’inviata ONU, Schraner Burgener, ha ribadito che questo è un grave colpo alle riforme democratiche in Myanmar ed ha affermato che la proposta da parte dei militari di tenere nuovamente le elezioni dovrebbe essere bandita. Il partito ha vinto più dell’82% dei seggi, il che riflette la chiara volontà del popolo.

A seguito di segnalazioni di violenza, anche contro giornalisti, Schraner Burgener ha anche sollecitato il Consiglio a garantire la protezione dei civili e dei diritti umani. “Sarà fondamentale per tutti astenersi dalla violenza… non possiamo consentire un completo regresso dall’apertura del Myanmar nel 2011”.

L’inviata ha inoltre evidenziato che la crisi potrebbe ostacolare la situazione della comunità Rohingya del Paese, che vive principalmente nello stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale. La minoranza prevalentemente musulmana ha dovuto affrontare violente persecuzioni per mano dei militari e nel 2017, più di 700.000 Rohingya sono fuggiti nel vicino Bangladesh.

Anche il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Volkan Bozkir, ha sottolineato che i tentativi di minare la democrazia e lo Stato di diritto sono inaccettabili e tramite il suo portavoce ha fatto sapere di essere “profondamente preoccupato”.

Durante il briefing con la stampa, Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario dell’ONU, Antonio Guterres, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha fatto sapere che Aung San Suu Kyi è stata rilasciata ed ora si trova agli arresti domiciliari. Ad ogni modo, per l’ONU, la condizione non cambia, e dunque tutti gli attivisti e i funzionari devono essere liberati.

 

 

 

 

 

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