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Libia alla svolta “storica”? L’ONU annuncia con ottimismo il nuovo governo provvisorio

Dbeibeh, Primo Ministro, insieme ai 3 membri del Consiglio presidenziale, dovrà guidare il Paese fino alle prossime elezioni, ma i déjà-vu fanno trattenere il fiato

Il Libyan Political Dialogue Forum si riunisce per scegliere un primo ministro ad interim e un consiglio presidenziale unificato. (Foto ONU / Violaine Martin)

L’ultimo processo politico affonda le sue radici nella Conferenza di Berlino dello scorso anno. Gli sviluppi in autunno hanno portato sì ad un cessate il fuoco, ma non tutti i termini sono stati rispettati; un segno che mostrerebbe la continua sfiducia da entrambe le parti...

La svolta storica della Libia potrebbe essere finalmente arrivata. Dopo una riunione di 5 giorni a Ginevra, i membri del Libyan Political Dialogue Forum guidato dalle Nazioni Unite hanno individuato un nuovo Consiglio presidenziale composto da 3 membri ed un Primo Ministro provvisorio, l’imprenditore Abdul Hamid Mohammed Dbeibah. L’esecutivo e il Primo Ministro dovrebbero portare il Paese alle elezioni fissate per il prossimo 24 dicembre.

Un “momento storico” lo ha definito Stephanie Williams, Rappresentante speciale della Missione UNSMIL. “L’importanza della decisione che avete preso qui oggi crescerà con il passare del tempo nella memoria collettiva del popolo libico”.

I nominati ai colloqui di Ginevra sono Mohammad Younes Menfi, Mossa Al-Koni e Abdullah Hussein Al-Lafi.

La Libia per anni ha vissuto una situazione drammatica. La guerra civile si è protratta da quando nel 2011 il presidente Muammar al-Gheddafi è stato ucciso dalle forze ribelli sostenute dalla NATO. Da allora il Paese è rimasto diviso tra il Governo di Accordo Nazionale (GNA), riconosciuto dall’ONU, e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Il caos del Paese nordafricano, che possiede una delle più grandi riserve di petrolio e gas del mondo, ha avuto ripercussioni sull’intera regione, non solo per la presenza di gruppi militanti, ma anche per le continue interferenze dei Paesi stranieri che sostenevano le due parti in guerra. La Libia è diventata inoltre il principale punto di traffico per i migranti che cercano di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo, rimanendo troppo spesso vittime di naufragi.

Ora sembrerebbe arrivata l’opportunità per la Libia di preservare l’unità del Paese, riaffermare la sua sovranità e gettare le basi per una transizione di potere più democratica e pacifica. Il primo grande passo era stato compiuto a Ginevra, il 23 ottobre scorso, dalla Commissione Militare Congiunta 5+5 (composta dai rappresentanti del Governo di Accordo Nazionale e dell’Esercito Nazionale Libico). Inseguito, l’avvio del dialogo politico, iniziato il 9 novembre a Tunisi ha fissato le elezioni presidenziali e parlamentari per il 24 dicembre 2021, in occasione del 70° anniversario dell’indipendenza della Libia.

Stephanie Williams, rappresentante speciale ad interim delle Nazioni Unite in Libia, accoglie i candidati al Libyan Political Dialogue Forum. (Foto ONU / Violaine Martin)

Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, in una dichiarazione ai giornalisti a New York, con grande entusiasmo si è congratulato per il risultato raggiunto ed ha accolto con favore “gli impegni assunti dalla nuova autorità esecutiva di formare un governo che rifletta il pluralismo politico, la rappresentanza geografica e l’impegno ad includere non meno del 30% delle donne in posizioni esecutive”.

Occorre però prudenza. Tante volte è stato infatti detto che la Libia fosse ad un passo dalla pace, senza che questa si concretizzasse mai realmente. AlJazeera riporta che alcuni libici sono stati critici nei confronti del processo politico-diplomatico perché lo considerano gestito dall’estero e dunque temono ancora influenze di potere.

In effetti, l’ultimo processo politico affonda le sue radici nella Conferenza di Berlino dello scorso anno. Gli sviluppi in autunno hanno portato sì ad un cessate il fuoco, ma non tutti i termini sono stati rispettati; un segno che mostrerebbe la continua sfiducia da entrambe le parti. Come andrà a finire dipenderà dalle azioni dei gruppi militari e armati sul campo, così come dei delegati esterni. Nonostante l’ottimismo dell’ONU, sia i libici, sia la comunità internazionale tengono il fiato sospeso.

 

 

 

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