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Dalla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il reimpegno USA col mondo

L'ambasciatrice, Linda Thomas-Greenfield, ha riaffermato il "ripristino delle alleanze" e l'urgenza di affrontare le crisi in Yemen, Etiopia e Myanmar

Sulle possibili aree di cooperazione con la Cina, l'ambasciatrice americana ha affermato che il rapporto tra Stati Uniti e Cina è "molto complesso" e che i due paesi hanno "gravi disaccordi" soprattutto in materia di diritti umani. Ma Thomas-Greenfield, almeno sul cambiamento climatico, si è detta speranzosa in una cooperazione con Pechino. Ed ha aggiunto: "gli Stati Uniti non si arrenderanno mai" alla diplomazia

Lunedì, 1 marzo, gli Stati Uniti hanno assunto la presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la nuova ambasciatrice americana, Linda Thomas-Greenfield, arrivata al Palazzo di Vetro appena una settimana fa.

Intervenendo alla conferenza stampa per celebrare l’inizio del mandato mensile, la neo ambasciatrice all’ONU ha affermato che l’agenda degli Stati Uniti include “il reimpegno con il mondo, il ripristino delle nostre alleanze e le nostre partnership, la guida con l’esempio, mantenendo i principi americani e il popolo americano al centro della politica estera“.

Thomas-Greenfield ha ricordato che l’amministrazione del presidente Joe Biden ha già compiuto passi in tal senso rientrando sia nell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sia nell’Accordo sul clima di Parigi.

Biden firma 17 ordini esecutivi nel suo primo giorno da Presidente degli Stati Uniti (YouTube)

Metteremo sotto i riflettori le crisi umanitarie urgenti“, ha detto riferendosi a quelle in corso in Yemen ed Etiopia. Ed informato che l’UNSC ha programmato un dibattito aperto su entrambi i paesi per l’11 marzo.

In Etiopia, a seguito di scontri militari del 3 novembre tra l’esercito federale e le forze fedeli all’ormai fuorilegge Fronte popolare di liberazione del Tigray, centinaia di migliaia di persone sono sfollate, e più di 60.000 sarebbero fuggite nel vicino Sudan.

In Yemen il caos continua dal lontano 2014, quando i ribelli Houthi appoggiati dall’Iran hanno invaso gran parte del paese, compresa la capitale, Sanaa, e hanno costretto il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi a lasciare il paese l’anno successivo. Si ritiene che decine di migliaia di yemeniti, compresi i civili, siano stati uccisi nel conflitto, che ha portato ad una delle peggiori crisi umanitarie del mondo.

Sul Myanmar, Thomas-Greenfield ha ribadito le preoccupazioni di Washington, affermando che gli Stati Uniti lo prendono “molto sul serio” e ha già discusso la questione con i 14 membri dell’UNSC questa mattina. Si terrà una riunione sulla situazione “il prima possibile” ha detto. Il Myanmar ha assistito a grandi proteste da quando l’esercito ha dichiarato lo stato di emergenza il 1 ° febbraio dopo l’incarcerazione di Aung San Suu Kyi e dei membri al governo della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD).

Rispondendo ad una domanda sulle possibili aree di cooperazione con la Cina, l’ambasciatrice americana ha affermato che il rapporto tra Stati Uniti e Cina è “molto complesso” e che i due paesi hanno “gravi disaccordi” soprattutto in materia di diritti umani. Ma Thomas-Greenfield, almeno sul cambiamento climatico, si è detta speranzosa in una cooperazione con Pechino. Ed ha aggiunto: “gli Stati Uniti non si arrenderanno mai” alla diplomazia.

 

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