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Notte di fuoco su Gaza. Onu: “Agire ora!”, ma Netanyahu sente il sostegno USA

Israele: attacco premeditato di Hamas. Al Consiglio di Sicurezza parole, ma non azioni. Blinken smentisce ricezione di prove sul bombardamento degli edifici AP

Per il ministro degli Esteri palestinese, Raid al Malki, Israele commette “crimini di guerra e contro l’umanità... Aiutateci a raggiungere la libertà della Palestina”. Ma per l'ambasciatore israeliano al Palazzo di Vetro Gilad Erdan, Hamas ha “premeditato” una guerra con il fine di conquistare il potere in Cisgiordania e usa i civili come “scudi umani” per aumentare il numero delle vittime...

Continua il violento scontro tra Hamas e Israele. Sulla Striscia di Gaza è l’ennesima notte di fuoco. L’esercito israeliano ha sferrato decine di raid attaccando anche un complesso dell’intelligence militare dell’organizzazione palestinese che senza sosta rispondeva con razzi. 3100 sono i missili sparati dall’inizio del conflitto. Times of Israel riferisce che le sirene sono suonate fino alle prime ore del mattino nella città israeliana di Kerem Shalom, vicino alla frontiera con Gaza.

197 i morti sulla Striscia, tra cui 52 bambini. Sale il numero dei feriti, che si aggira intorno ai 1230. 9 i morti provocati da Hamas e 250 i feriti israeliani.

Ieri il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha aperto la riunione d’emergenza convocata dal Consiglio di Sicurezza, affermando a gran voce che l’”insensato” ciclo di violenza in Medio Oriente “deve finire immediatamente”. Ha definito le ostilità “assolutamente spaventose“, e ha avvertito che la crisi minaccia le speranze di coesistenza e pace tra palestinesi e israeliani, mentre si temono “conseguenze di vasta portata”.

È la più grave escalation degli ultimi anni tra Gaza e Israele con scontri che sono scoppiati anche in tutta la Cisgiordania occupata.

Il fumo di un attacco aereo sale sulla città di Rafah nel sud della Striscia di Gaza (UNICEF / Eyad El Baba).

Alla riunione virtuale del Consiglio di Sicurezza hanno partecipato anche diversi ministri degli Esteri e ambasciatori, tra cui il coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland che ha esortato la comunità internazionale ad “agire ora”.

Il ministro degli Esteri palestinese, Raid al Malki, ha descritto nei dettagli l’orribile morte dei civili e dei bambini palestinesi e ha accusato Israele di commettere “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. “Alcuni non vogliono usare queste parole, ma sono vere” ha detto davanti ai membri del Consiglio, “ricordatevi che ogni volta che Israele sente un leader straniero parlare del suo diritto a difendersi, è ulteriormente incoraggiato a continuare ad uccidere intere famiglie nel sonno… Israele continua a dirvi: ‘mettetevi nei nostri panni’, ma non indossa scarpe, bensì stivali militari… Consiglio, aiutateci a raggiungere la libertà della Palestina”.

L’Ambasciatore israeliano Erdan mostra la foto di Nadine Awad, una vittima di Hamas (UN)

Gilad Erdan, ambasciatore israeliano negli Usa, ha invece accusato Hamas, di aver “premeditato” gli attacchi con il fine di conquistare il potere in Cisgiordania, dove l’attuale governo non vuole concedere le elezioni. “Hamas ha scelto di enfatizzare le tensioni, usate come pretesto per cominciare una guerra”. Una manipolazione dunque da parte del movimento palestinese che usa i civili come “scudi umani” per aumentare il numero delle vittime e per questo dev’essere condannata dall’Onu. Secondo il diplomatico, Israele si è trovata costretta a difendersi per rispondere al lancio ingiustificato di razzi. “Hamas prende di mira i civili, Israele il terrorismo… Cosa fareste se migliaia di razzi venissero sparati nel vostro paese, nelle vostre case?” ha chiesto Erdan ai membri del Consiglio, “non c’è giustificazione per il terrore”. “A differenza di Hamas, che non ha fatto altro che istigare alla violenza, Israele ha compiuto passi possibili per arrivare alla de-escalation delle tensioni a Gerusalemme”, tanto da aver “proibito agli ebrei di accedere al Monte del Tempio nel giorno” del Jerusalem Day.

A rappresentare gli Stati Uniti al Palazzo di Vetro, c’era l’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield che ha sottolineato come Washington stia “lavorando instancabilmente attraverso canali diplomatici”.

Cina, Norvegia e Tunisia, che venerdì avevano convocato la riunione di emergenza, si sono dette “profondamente preoccupate”, ed in particolare la Cina, presidente di turno per il mese di maggio, tramite la voce del Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha accusato Washington di ostruzionismo, bloccando l’appello dei 15 per allentare le tensioni a Gaza e chiedere la cessazione delle ostilità. Ancora una volta, infatti, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non è stato in grado di concordare una dichiarazione pubblica. Ma Egitto e Qatar, con Germania e Giordania, stanno negoziando una tregua tra le parti.

Intanto dall’Unione europea, l’Alto rappresentante Josep Borell ha fatto sapere che martedì convocherà un consiglio straordinario dei ministri degli Esteri dell’Ue.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in una lunga telefonata con Papa Francesco, ha ribadito il sostegno di Ankara ai palestinesi e ha esortato il mondo islamico e il Vaticano ad intervenire.

La situazione umanitaria e di sicurezza nella Striscia di Gaza diventa più disastrosa di giorno in giorno. Il sistema sanitario è in difficoltà. La crisi ha sfollato oltre 34.000 persone. Almeno 18 edifici, tra cui le redazioni di al-Jazeera e Associated Press, due media internazionali, sono stati ridotti in polvere e oltre 350 palazzi sono stati danneggiati. A Gaza, i bombardamenti hanno anche sfiorato l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi e sabato, Michelle Bachelet, ha esortato “tutte le parti – e gli Stati con influenza – ad adottare misure immediate per garantire il rispetto del diritto internazionale… non ci può essere nessun vincitore, nessuna pace sostenibile derivante dall’avanzamento del ciclo di violenza”, ma purtroppo, “la retorica infiammatoria dei leader di tutte le parti sembra cercare di eccitare le tensioni“.

E infatti, il premier israeliano, Banjamin Netanyahu, insiste, e parlando in tv ha avvertito che l’operazione militare “richiederà ancora del tempo“, e assicura di avere il “sostegno Usa e internazionale“: Israele vuole far pagare “un prezzo pesante” ad Hamas. Intanto il Segretario di Stato americano, Antony Blinken smentisce di aver ricevuto prove da parte israeliana del fatto che Hamas operasse nell’edificio dell’AP, nonostante queste fossero state richieste.

 

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