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Cresce il numero degli adolescenti costretti a lavorare: nel mondo oltre 160 milioni

Nella Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile spaventano i dati dell’ILO e l'ONU sceglie il 2021 come anno per sensibilizzare il tema

I bambini lavorano in una miniera nel Sud Kivu nella Repubblica Democratica del Congo © UNICEF/Patrick Brown

Il 12 giugno è una giornata speciale per i bambini e gli adolescenti di tutto il mondo. Ogni anno, quel giorno, si celebra la Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile. I media non ne hanno parlato eppure stando ai numeri ci sarebbe stato molto da dire: secondo i dati dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, i minori costretti a lasciare la scuola e lavorare sono aumentati. Il nuovo rapporto presentato proprio in occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile mostra una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: il numero dei minori di età inferiore ai 17 anni che lavorano è tornato a crescere (spesso rinunciando alla scuola e alla formazione di base). Oggi sono più di 160 milioni gli adolescenti impegnati in attività lavorative, 8 milioni più di quelli dell’ultimo rapporto. Di loro, oltre 79 milioni (anche questo è un dato che mostra un peggioramento) sono impiegati in lavori che possono causare danni per la salute.

I bambini vendono cibo in un mercato nella città di Korhogo, nel nord-ovest della Costa d’Avorio. © UNICEF/Frank Dejongh

Il 2021 sarà un anno speciale da ricordare in modo speciale: essendo il primo anno (e quindi la prima Giornata Mondiale) dalla ratifica definitiva della Convenzione n. 182 sulle peggiori forme di lavoro minorile, ILO e Nazioni Unite hanno deciso di dedicare a questo tema non una sola giornata ma tutto l’anno! A giugno, dopo essere stati diffusi i nuovi dati sul lavoro minorile (2016-2020) a livello globale, partiranno una serie di eventi e iniziative condotti spesso sotto l’egida di Alliance 8.7.

Alliance 8.7 è un partenariato globale inclusivo impegnato a raggiungere l’Obiettivo 8.7 degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile per il 2030, “Promuovere una crescita economica sostenuta, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti” e in particolare “Adottare misure immediate ed efficaci per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta di esseri umani e garantire il divieto e l’eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’uso di bambini soldato, ed entro il 2025 porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme”.

Un ragazzo di tredici anni in Palestina raccoglie macerie vicino a Gaza City, che trasporta con un asino al mercato per venderle. © UNICEF/Eyas El Baba

Al proprio interno, Alliance 8.7 riunisce soggetti sia pubblici che privati con l’obiettivo di collaborare, programmare, condividere conoscenze e, in ultima analisi, accelerare i progressi in modo da riuscire a mantenere le promesse dell’Obiettivo 8.7 entro il 2030. Tra i partner governi, organizzazioni internazionali e regionali, organizzazioni dei lavoratori, organizzazioni di datori di lavoro e di appartenenza alle imprese, organizzazioni della società civile, istituzioni accademiche e altre parti interessate e reti.

Purtroppo, nonostante questo enorme sforzo e gli impegni degli anni passati, in molti paesi africani, asiatici e sudamericani il lavoro minorile continua ad essere estremamente diffuso. A volte è considerato “normale”. Basti pensare che, in alcuni paesi e a condizioni particolari, è considerato legale cominciare a lavorare a 12 anni.

Giovani operai di fabbrica che producono camicie ad Accra, Ghana (Banca Mondiale/Dominic Chavez)

Ma non basta. Il buonismo diffuso nei paesi sviluppati, che spesso si vantano di aver debellato lo sfruttamento minorile in Europa o negli USA, si scontra con una realtà fatta di prodotti e semilavorati realizzati da multinazionali senza scrupoli che li realizzano grazie allo sfruttamento minorile e poi li vendono sui mercati europei o statunitensi. Si pensi a molti prodotti del settore tessile: lo sfruttamento minorile in questo settore è stato dimostrato e confermato da diversi studi, ma queste denunce non hanno mai avuto reali conseguenze. Lo stesso avviene con molte materie prime. Il coltan, ad esempio, il minerale dal quale si estrae il litio, fondamentale per il funzionamento di computer, cellulari, tablet e molto altro, viene estratto per la maggior parte dalle miniere del Congo dove sono frequentissimi i casi di adolescenti, a volte bambini costretti a lavorare senza alcuna protezione senza limiti di tempo e senza alcuna possibilità di crescere in modo normale. Almeno come viene considerato “normale” crescere nei paesi sviluppati.

Stando ai dati dell’ILO, però, il settore dove è maggiormente diffuso lo sfruttamento di manodopera minorile è quello dei prodotti agricoli: il rapporto parla di un 70% dei minori impiegati in lavori pericolosi che lavorano nel settore agricolo.

Una bambina di quattro anni in Cambogia lavora in un campo raccogliendo mimose d’acqua. © UNICEF/Khoy Bona

Una situazione che nell’ultimo periodo sta peggiorando: se già erano gravi i trend del 2019, i dati del 2020 mostrano un impennata dalle percentuali di minori che non abbandonano la scuola (molti non ci sono mai andati). In tutti i paesi del mondo si stanno ancora calcolando i danni causati dalla pandemia di Covid-19, una catastrofe globale che minaccia di cancellare anni di progressi proprio nel settore della lotta al lavoro minorile.

Un quadro preoccupante quello presentato nelle numerose iniziative organizzate da ILO, dalle Nazioni Unite e da una miriade di altre organizzazioni in tutto il mondo che mostra un aspetto fondamentale: la situazione sta peggiorando. Quasi certamente, nonostante gli sforzi disumani di milioni e milioni di persone, non sarà possibile raggiungere l’obiettivo 8.7 degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile. Un fallimento che si aggiunge a quello di altri “obiettivi” delle Nazioni Unite e che dovrebbe far riflettere non solo sul ruolo di questa organizzazione mondiale (e di molte delle sue diramazioni: tra interessi politici e giri d’affari miliardari che fanno gola a tanti, da mesi è in discussione il ruolo dell’OMS) ma soprattutto su quali sono i veri “obiettivi” che i governi dei paesi più potenti intendono raggiungere.

 

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