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Proteste a Cuba, il Presidente Díaz-Canel incolpa gli USA e inneggia alla repressione

Mentre la polizia attacca i manifestanti e sono molti i feriti in ospedale, l'ONU chiede che vengano protetti il diritto d'associazione e la libertà di stampa

Protests in Cuba. (Youtube)

Domenica, mentre l’Italia festeggiava la vittoria degli Europei, i cittadini cubani scendevano in piazza per protestare la crisi economica del paese, il modo in cui è stata gestita la pandemia di coronavirus e la mancanza di libertà.

Migliaia di cubani hanno partecipato alla più grande manifestazione degli ultimi trent’anni, causata dall’eccessiva miseria dell’ultimo anno, in particolare, segnata dalla mancanza di beni primari quali cibo e medicinali.

Le proteste sono state sentite in molte delle città del paese, anche quelle più piccole in cui i manifestanti potrebbero facilmente essere riconosciuti dalle autorità. Le forze di polizia, guidate dal Presidente Miguel Díaz-Canel, hanno attaccato i manifestanti con manganelli e spray al peperoncino ad Havana, mentre altri agenti in borghese arrestavano i dimostranti. Nonostante questo, nella maggior parte dei centri abitativi non sono stati riportati grandi episodi di violenza.

Il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel parla alla nazione in diretta TV. (Foto presa dal servizio di DW Español)

Il presidente Díaz-Canel ha risposto al conflitto con un discorso trasmesso in televisione, in cui incolpava le sanzioni messe in atto dagli Stati Uniti per la povertà della gente comune nel paese, e spingeva i suoi sostenitori ad attaccare fisicamente i “rivoluzionari”.

Il Vice-Portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Fahran Haq, ha così risposto alle domande dei giornalisti su Cuba durante il briefing di lunedì: “Come sapete, la nostra posizione di principio è che le libertà di espressione e di riunirsi pacificamente vadano rispettate completamente, e ci aspettiamo che succeda in questo caso. A parte questo, continuiamo a seguire gli sviluppi di queste dimostrazioni,” ha detto Haq.

Un’altra domanda ha invece toccato la libertà di stampa, un altro dei diritti fondamentali dell’uomo che viene spesso violato a Cuba. Diversi membri della stampa, tra cui un fotografo dell’Associated Press, sono stati feriti negli scontri di ieri. Haq ha sottolineato quanto sia essenziale che, nel mondo, i giornalisti possano compiere il proprio mestieri indisturbati, senza molestie, violenza e minacce.

La crisi economica arriva in un momento di particolare difficoltà per il paese: le morti per COVID non sono mai state tanto alte quanto questa settimana, e le relazioni tra Stati Uniti e Cuba sono le peggiori viste negli ultimi anni. Per il 29esimo anno consecutivo, l’Assemblea Generale dell’ONU ha chiesto la fine dell’embargo tra i due paesi.

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