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Giornata Mondiale contro la Tratta di esseri umani: razzismo e xenofobia la alimentano

Quest'anno il tema sarà l'ascolto delle vittime. La relatrice speciale dell'ONU Siobhán Mullally sui problemi che affliggono i sopravvissuti che chiedono aiuto

Immagine creata dall'ONU per la Giornata Internazionale Contro il Traffico di Esseri Umani (Foto/UN/Unsplash)

A partire dal 2014, il 30 luglio rappresenta la giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, una data scelta dalle Nazioni Unite sia per commemorare le vittime del traffico di persone, che per ricordare a tutti noi che esistono metodi tangibili per aiutare le vittimi stesse.

Sebbene i dati che riguardano il traffico di essere umani siano difficili da ottenere, per via delle pochissime azioni legali contro i carnefici e le poche vittime che raccontano la propria storia, ciò che è chiaro e che circa due terzi delle persone che vengono trafficate è donna, e che una su tre è un minore.

“Ci sono criminali ovunque che usano la tecnologia per identificare, controllare e sfruttare le persone più vulnerabili,” ha detto il capo delle Nazioni Unite, António Guterres. “I bambini vengono presi di mira sempre di più, tramite le piattaforme online, per sfruttamento a fini sessuali, matrimoni forzati e altre forme di abusi.”

In vista della giornata internazionale di oggi, Guterres ha anche voluto sottolineare gli effetti della pandemia sulle vittime della tratta: sono infatti 124 milioni le persone entrate in stato di povertà dal febbraio 2020, il che le rende particolarmente esposte al pericolo di traffico.

Siobhán Mullally, relatrice speciale delle Nazioni Unite sul tema, ha rilasciato un comunicato stampa in cui ha discusso le problematiche che vanno prese in considerazione per proteggere a pieno le vittime della tratta, spesso discriminate e ignorate per motivi relazionati a genere ed etnia.

“Una combinazione letale di razzismo, xenofobia e discriminazione dovuta al genere fanno si che le vittime del traffico di esseri umani non vengano protette come meritano, e che i trafficanti continuino a svolgere il loro commercio illegale senza essere puniti,” ha detto Mullally.

La relatrice speciale, professoressa di legge e diritti umani all’Università di Galway, si occupa da anni di traffico di persone per agenzie ONU, il Consiglio Europeo, ONG varie, e tramite il suo ruolo di professoressa ospite in vari atenei nel mondo, incluse alcune delle Ivy League americane. Tra il 2012 e il 2018 ha fatto parte del Gruppo di esperti del Consiglio Europeo per l’azione contro il traffico di esseri umani (GRETA), per cui ha scritto valutazioni specifiche sulle situazioni di vari paesi, inclusa l’Italia.

Mullally ha ricevuto molti premi durante la sua carriera per celebrare il suo impegno nella protezione dei diritti umani, in particolari quelli degli individui facenti parti di quella che viene considerata la tratta di schiavi del nostro tempo. L’esperta mette tutta la sua serietà e conoscenza nel suo incarico come Relatrice Speciale per l’ONU.

In preparazione alla giornata internazionale, Mullally si è focalizzata sulla discriminazione subita dalle vittime, che invece di essere protette nei loro diritti fondamentali vengono spesso arrestate, tenute in carcere o deportate per via degli atteggiamenti razzisti della pubblica sicurezza in molti paesi.

“Il ciclo di traffico, sfruttamento e ri-traffico continua con impunità,” ha detto la Relatrice Speciale. “Invece di essere protetti e assistiti senza discriminazione in quanto bambini a rischio, le vittime minorenni della tratta vengono trattate come migranti irregolari o sottoposti a persecuzioni criminali, mentre la loro età e la loro credibilità vengono messe in discussione.”

A detta dell’esperta, le autorità hanno spesso difficoltà a riconoscere le vittime e tendono ad utilizzare stereotipi razzisti nei loro confronti, rendendo la giustizia raziale indispensabile per aiutare le vittime di traffico nel mondo. La professoressa Mullally ha sottolineato che la “Convenzione Internazionale sull’Eliminazione di tutte le Forme di Discriminazione Raziale” vieta in maniera assoluta ogni tipo di discriminazione secondo la legge internazionale, ed è fondamentale che i governi locali ne prendano conto quando hanno a che fare con vittime della tratta.

Quest’anno, il tema della giornata internazionale sarà “Le voci delle vittime indicano la via”, un tentativo di mettere le persone che si riconoscono come vittime del traffico di esseri umani al centro della lotta contro gli abusi. Le esperienze delle vittime, infatti, ci sono utili non solo per capire le circostanze che portano al traffico stesso, ma anche le difficolta che queste spesso incontrano nel cercare aiuto.

“Le voci di tutti i sopravvissuti e le vittime della tratta dovrebbero venire ascoltate senza discriminazione e senza eccezioni,” ha detto Mullally. “L’empowerment di tutti i sopravvissuti al traffico di essere umani è importantissimo per garantire che i diritti umani di tutte le vittime siano soddisfatti con urgenza e senza discriminazione.”

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