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L’ultimo aereo USA decolla da Kabul mentre l’UNSC approva risoluzione

Tutti gli aerei militari americani hanno lasciato il paese, intanto al Consiglio di Sicurezza Onu si "garantisce" la fuga degli afghani anche dopo il 31 agosto

Alla fine della riunione del Consiglio d Sicurezza, la Voce di New York ha chiesto all'ambasciatrice americana Linda Thomas Greenfield se gli USA sono pronti ad accogliere milioni di afghani che vorrebbero lasciare l'Afghanistan

Allo scoccare della mezzanotte afghana del 30 agosto, gli ultimi aerei militari americani sono decollati dall’Afghanistan mettendo fine così al diretto coinvolgimento degli Stati Uniti nella loro più lunga guerra della storia. Con loro sono partiti anche i militari USA e i diplomatici che ancora operavano a Kabul. Ad annunciarlo è stato il generale Frank McKenzie, comandante della centrale di comando Usa.

A Kabul, le truppe talebane ma anche altri cittadini per strada, hanno celebrato la partenza degli americani dopo venti anni dall’invasione, con fuochi d’artificio e spari in aria. Intanto sono circolate le immagini dell’ultimo soldato americano – U.S. Army Maj. Gen. Chris Donahue –  che si è imbarcato nel C-17 USA, terminando così la più lunga guerra della storia combattuta dagli USA all’estero (vedi servizio BBC sotto).

L’ultimo aereo USA era decollato dall’aeroporto internazionale Karzai di Kabul alle 15,29, ora di New York, proprio mentre al Consiglio di Sicurezza dell’ONU passava una risoluzione che stabiliva che  “tutti quelli che vogliono abbandonare l’Afghanistan possano farlo senza rischiare, in modo sicuro dopo il 31 agosto e il Paese non deve diventare un rifugio per i terroristi”.

La risoluzione proposta dagli USA, Regno Unito e Francia in cui si chiede la creazione di un corridoio di fuga sicura da Kabul è stata approvata con il voto favorevole di 13 Paesi, e l’astensione di Russia e Cina, che quindi non hanno utilizzato il loro diritto di veto, equivalente al voto contrario, che l’avrebbe bloccata. La zona protetta per l’aeroporto di Kabul è stata proposta per facilitare, sotto la supervisione dell’Onu, le evacuazioni anche dopo il ritiro americano.

La Voce di New York, durante lo stake out con l’ambasciatrice degli USA Linda Thomas Greenfield all’uscita del Consiglio di Sicurezza, ha chiesto se con questa risoluzione, l’ONU autorizzi l’esodo di potenzialmente milioni di afghani dal paese e se gli USA fossero pronti a farsene carico. “Noi ne abbiamo accettato già 122 mila in circa un mese e mezzo – ha detto Thomas Greenfield, vedi video sotto dal min 5:21  – e come ho detto prima non possiamo portar fuori un intero paese, ma possiamo continuare a lavorare per fornire opportunità alle persone per poter lasciare il paese,  e questo è quello che la risoluzione ha fatto. La risoluzione da un passaggio sicuro ad ogni afgano che desidera lasciare il paese e noi lavoreremo nell’assisterli in questo loro sforzo nel futuro. Questo nostro sforzo non si conclude il 31 agosto”. 

L’ambasciatore della Russia Vassily Nebenzia, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza, per giustificare il mancato voto in appoggio, si è lamentato della fretta con cui la risoluzione è stata messa ai voti e ha anche detto che questa non tiene conto delle riserve che Mosca aveva posto sul pericolo che così si provoca con la fuga di tutto un apparato di persone qualificate per poter aiutare l’Afghanistan e il suo popolo. Insomma una fuga “di cervelli” che secondo i russi metterebbe in ginocchio ogni tentativo di stabilizzare l’Afghanistan.

L’ambasciatore cinese Zhang Jun durante la riunione ha detto che data la fragile situazione nel terreno e le incertezze, ogni azione del Consiglio di Sicurezza dovrebbe portare al calo delle tensioni invece di inasprirle.  “Noi speriamo – ha detto Zhang Jun – che rilevanti paesi realizzeranno il fatto che il ritiro non è la fine delle responsabilità, ma l’inizio della riflessione e della correzione”.

Il Ministero degli Esteri italiano intanto ha diffuso una nota in cui ricorda lo “straordinario sforzo congiunto della Farnesina, del Ministero della Difesa e del comparto dell’Intelligence”, grazie al quale “l’Italia ha portato a termine le operazioni di evacuazione per via aerea di più di 5000 cittadini afghani tra i quali coloro che, negli anni, hanno a vario titolo collaborato con la presenza italiana nel Paese”.

Ora, sottolinea la Farnesina, prende il via “una seconda fase, nella quale dovranno essere studiate possibili soluzioni per poter fornire un passaggio sicuro a quegli afghani che vorranno lasciare il Paese anche dopo il 31 agosto”. Nella nota si ricorda che “l’Italia risulta primo tra i Paesi Ue per numero di evacuati dall’Afghanistan” e si auspica di “adottare una strategia condivisa a livello multilaterale, che coinvolga tutti i principali attori internazionali, a partire dai Paesi confinanti con l’Afghanistan”.

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