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Colpo di stato in Guinea, Doumbouya garantisce: “nessuna caccia alle streghe”

Il presidente Alpha Conde continua ad essere prigioniero mentre i leader della giunta cercano di rafforzare la presa di potere. L'Onu condanna l'azione

Nessuno spirito di odio o vendetta nei confronti del precedente esecutivo ha promesso il colonnello Mamadi Doumbouya, leader della giunta che domenica ha guidato il colpo di stato in Guinea imprigionando il presidente Alpha Conde: “Non ci sarà la caccia alle streghe, ma la giustizia sarà la bussola che guiderà ogni cittadino guineano”.

I nuovi leader militari stanno cercando di rafforzare la loro presa di potere istituendo il governo di unione nazionale con l’obiettivo di guidare la transizione. Doumbouya ha garantito anche ai “partner economici e finanziari che le attività nel Paese continuano normalmente”.

Riaperti i collegamenti aerei e le frontiere, ma ai funzionari del governo deposto sono stati ritirati i passaporti e impedito di lasciare il paese. La giunta militare si è anche rifiutata di stabilire una tempistica per il rilascio di Conde, ma ha assicurato che il presidente di 83 anni ha ancora accesso alle cure mediche.

L’Onu, attraverso il tweet del Segretario generale, Antonio Guterres, ha condannato l’azione e chiesto immediatamente la liberazione di Conde, mentre l’Unione Africana sta valutando un consiglio straordinario da tenersi al più presto.

Il poverissimo Paese dell’Africa occidentale torna nel caos dopo una lunga storia di instabilità politica. Un tempo leader dell’opposizione, Conde era stato prima imprigionato e poi condannato a morte. Nel 2010 era diventato il primo leader democraticamente eletto della Guinea. Confermato anche nel 2015, era sopravvissuto a un attentato nel 2011.

La situazione politica dell’ex colonia francese ha iniziato ad incrinarsi lo scorso anno, quando il presidente ha cercato di di modificare la costituzione per vincere un terzo mandato. Violente manifestazioni erano già scoppiate perché Conde non era riuscito a migliorare la vita dei guineani, la maggior parte dei quali vive in povertà nonostante le vaste ricchezze minerarie di bauxite e oro del Paese. Dopo il tentativo del leader, i disordini si sono intensificati tanto da portare ad una dura repressione degli oppositori.

Comandante dell’unità delle forze speciali dell’esercito, Doumbouya ha diretto soldati d’élite, e nell’annunciare il colpo di stato alla televisione, il colonnello si è presentato come un patriota della Guinea. “Non affideremo più la politica a un uomo. Lo affideremo al popolo” ha detto.

 

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