Cerca

OnuOnu

Commenti: Vai ai commenti

Alla UNGA76 l’Italia fa dibattere sulla condizione delle donne in Afghanistan

Con Di Maio ministri degli esteri, portavoce di agenzie ONU e tre donne che hanno vissuto in Afghanistan: ecco cosa si rischia dopo 20 anni di passi avanti

Sonita Alizada, rapper e studentessa afghana che lotta per le spose bambine. (Foto/@SonitaAlizadeh)

Con l’apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno avuto inizio eventi online per unire ministri e rappresentanti dei governi degli Stati Membri in sicurezza. 

Tra questi, proprio oggi, ha avuto luogo il panel organizzato dal Ministro degli Esteri Luigi di Maio per discutere la condizione delle donne nell’Afghanistan post occupazione talebana

Il panel, intitolato “Safeguarding the achievements of 20 years of international engagement in Afghanistan: how to continue supporting the future of afghan women and girls and their access to education” ha permesso la partecipazione di 25 ospiti circa, tra ministri, europei e non, portavoce di organizzazioni umanitarie e organi dell’ONU, e tre testimoni della condizione femminile nel paese. 

“Sono fiducioso che la discussione odierna offrirà spunti di riflessione su ciò che può fare la comunità internazionale per continuare a supportare i bisogni primari e secondari delle donne, prevenendo ulteriore deterioramento sul luogo,” ha detto Di Maio introducendo il tema della discussione. 

Donne e bambini afghani vicino ad un campo dell’UNICEF. (Foto/ONU)

Il Ministro, ha discusso alcuni dati che spiegano il miglioramento della qualità della vita delle donne afghane negli ultimi vent’anni: quest’anno, prima dell’occupazione talebana, 3.5 milioni di donne erano iscritte a scuola, mentre nel 1999 solo 9.000 bambine erano iscritte alle scuole elementari, e la loro educazione per legge finiva lì. Quest’anno, inoltre, le vittime civili del conflitto afghano sono aumentate del 47% rispetto alla prima metà del 2020. 

Sonita Alizada, rapper e studentessa al Bard college di New York, è stata la prima tra le testimoni afghane a parlare della sua esperienza. Essendo cresciuta sotto al regime talebano, prima di trasferirsi come rifugiata in Iran e poi negli Stati Uniti, Alizada è stata venduta e costretta a sposarsi dalla famiglia, mentre cercavano di scappare dal suo villaggio per cercare un futuro migliore in Europa. Oggi, è un attivista che punta a porre fine ai matrimoni infantili, e chiede alla comunità internazionale di aiutare il luogo da cui lei è scappata. 

Il Ministro Di Maio introduce la discussione sulla condizione delle donne afgane dopo l’occupazione talebana.

“La mia è una di migliaia di storie di donne, l’unica che è finita bene. Chi sono io per chiedervi cosa intendono fare i vostri paesi? Nessuno, ma ve lo chiede il luogo da cui sono fuggita,” ha iniziato Alizada. “In solo un mese i talebani hanno violato 30 dei diritti fondamentali dell’uomo. La mia gente non ha tempo da perdere. Cosa rimarrà di noi e degli ultimi 20 anni di conquiste? Ieri i talebani hanno vietato alle donne di lavorare, oggi di andare a scuola. Domani toglieranno l’internet così che il mondo non possa più sentire le storie delle bambine che sono state prese. La domanda è, chi agirà per loro?”

Tutti i ministri presenti, da Francia, Canada e Inghilterra, a India, Arabia Saudita e Colombia, hanno avuto l’occasione di parlare per qualche minuto, descrivendo l’impatto che hanno avuto negli ultimi 20 anni sull’Afghanistan e il modo in cui intendono muoversi d’ora in poi. Tutti loro hanno sottolineato quanto l’istruzione sia l’aspetto più importante per le donne afghane, che permetterebbe loro di essere economicamente indipendenti e non perdere la speranza. 

“L’istruzione è la trave portante di ogni società, fa sì che le persone si possano permettere di vivere e siano ben equipaggiare per contribuire alla società,” ha detto il Ministro degli Affari Esteri Olandese. “Centinaia di donne hanno affrontato i talebani nelle piazze afghane, esempio perfetto di una generazione di donne che è cresciuta andando a scuola ed essendo in grado di decidere per se stessa. La domanda è: saranno in grado di chiedere aiuto liberamente alla comunità internazionale?

Durante il punto stampa che ha seguito l’incontro, il Ministro Di Maio si è detto preoccupato dalle azioni dei talebani nei confronti delle donne nelle ultime settimane, ma orgoglioso dei risultati raggiunti dal panel. 

“Abbiamo raggiunto tre linee d’ordine,” ha detto Di Maio. “La prima, di portare avanti in ogni singolo intervento umanitario in Afghanistan una parte sulla tutela dei diritti delle donne. Il secondo punto importante sarà sostenere gli attivisti che si battono per i diritti delle donne, anche fuori dal paese. Infine, sarà necessario un meccanismo di monitoraggio, che ci consenta di controllare giorno per giorno lo stato delle violazioni dei diritti umani in quel paese.”

L’intervento del Ministro è terminato con la promessa che l’Italia sarà in prima fila nella tutela di donne e bambine afghane, e dei diritti conquistati negli ultimi 20 anni di cooperazione internazionale.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter