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Draghi al Food Systems Summit: vogliamo sistemi alimentari sostenibili, l’Italia è pronta

Durante il vertice all'Onu, soluzioni concrete per porre fine all'insicurezza alimentare. Focus su indigeni, donne e giovani

Nelle giornate di oggi e domani si terrà all’ONU il Vertice sui Sistemi Alimentari, organizzato dal Segretario Generale António Guterres

Il vertice fa parte del Decennio d’Azione con cui Guterres spera di avvicinarsi il più possibile alla realizzazione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, grazie alla forte connessione tra i sistemi alimentari, la fame nel mondo, il cambiamento climatico, la povertà e le disuguaglianze.

Copertina Twitter del Summit. (Foto/@FoodSystems)

Tra il 23 e il 24 settembre, ministri e presidenti, leader indigeni, attivisti, giovani e organizzazioni non governative verranno coinvolte dal Segretario Guterres in diverse conversazioni multilaterali, che permetteranno loro di trovare soluzioni sostenibili ed eque alla crisi dei sistemi alimentari globali. 

Durante l’apertura ufficiale di questa mattina, Guterres ha dato presto la parola al Primo Ministro Mario Draghi, il cui coinvolgimento di rilievo deriva dal pre-vertice organizzato nel mese di Luglio a Roma.  

“L’Italia è pienamente impegnata a promuovere sistemi alimentari sostenibili e forti, a livello nazionale e globale,” ha annunciato Mario Draghi, dopo aver descritto le condizioni disastrose  del nostro pianeta. “L’effetto combinato della crisi sanitaria, dell’instabilità economica e del cambiamento climatico ha il potenziale di indebolire i nostri sforzi collettivi per combattere la fame nel mondo.”

Draghi ha anche sottolineato che non esistono soluzioni uguali per tutti, una delle conclusioni raggiunte durante il pre-vertice. La speranza dell’ex Presidente della Banca Centrale Europea è quella di raggiungere, in questi due giorni, un accordo sui passi concreti da mettere in atto per risolvere il problema, come si spera, entro il 2030.

Il Colosseo illuminato durante il pre-vertice a Roma, in un video mostrato durante il panel

All’apertura del vertice hanno partecipato tante altre personalità di rilievo dei paesi coinvolti, quali Nuova Zelanda, Congo, Argentina e Bangladesh. Lo stesso Presidente dell’Assemblea Generale, Abdulla Shadid, ha dato il suo contributo all’argomento, proponendo di coinvolgere sempre gli esponenti dell’industria agricola nella conversazione. 

“Dobbiamo modificare il modo in cui produciamo e consumiamo il cibo, passando a metodi che resistono bene agli shock, che sono più ecologici, e che rafforzano salute e benessere individuali,” ha commentato Shadid. 

Il Presidente nativo delle Maldive, dove il 10% della popolazione soffre la fame, ha anche evidenziato quanto sia immorale quanto cibo e risorse vengano buttate e sprecate nel mondo occidentale, e quanto sia essenziale un approccio multilaterale al problema. 

La Prima Ministra Neozelandese Jacinda Ardern durante il suo intervento al vertice (Foto/Emma Pistarino)

Oltre al ruolo delle donne e delle popolazioni indigene nel ristabilire un equilibrio nei sistemi alimentari globali, l’introduzione al vertice ha visto un focus sui giovani e sul loro contributo, essendo la sostenibilità un tema che toccherà principalmente le generazioni future. 

Mike Khunga, vicepresidente dell”Action Track 5 del Vertice, ha parlato della responsabilità dei giovani e della voglia di essere ascoltati.

“Nei 18 mesi passati dall’annuncio di questo vertice, noi giovani abbiamo condiviso le nostre voci, le nostre preoccupazioni e, soprattutto, le nostre soluzioni,” ha detto Khunga. “Adesso, vogliamo essere coinvolti a livello nazionale e locale, dove si stanno prendendo le decisioni.”

Gli obiettivi della trasformazione richiesta dal vertice sono già stati elencati da un rapporto uscito in mattinata. L’ONU vuole usare i propri mezzi per supportare i meccanismi a livello nazionale che già si occupano dei problemi discussi durante il panel, e che possono solo migliorare prima del 2030.

Cinque aree d’azione sono state delineate, su cui i governi locali possono lavorare con l’aiuto delle organizzazioni non governative. Gli obiettivi sono di nutrire tutte le persone, rafforzare le soluzioni che si basano sulla natura, promuovere stili di vita equi, lavori decenti e le comunità emancipate, costruire organi protettivi in casi di vulnerabilità, shock e stress, e, infine, accelerare l’implementazione di questi principi.

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